Klaus Johann Grobe

Spagat der Liebe

2016 (Trouble In Mind / Cargo) | vintage psych-pop

Si potrebbe forse dire, che qui si dà in pasto agli spiriti liberi delle discoteche slogan malinconici, versati sulla pista da ballo. Oppure che un organo, un sintetizzatore, una batteria e un basso ricavato da lattine provano a dire quanto molti non riescono a comprendere. Oppure la poesia prima della prosa. Oppure la danza prima della musica. Oppure le cose del passato calate nello spirito del domani. Ma anche viceversa. Tutto sono i Klaus Johann Grobe. Tutto è un duo. Tutto è moderno. E tutto è oggi.

Confusi? No, non siatelo. D'altronde ai Klaus Johann Grobe non interessa esprimersi per enigmi, gettare fumo attorno ai loro intenti. È sufficiente dare un ascolto anche soltanto a uno dei loro due album per rendersi conto di come le frasi sopra riportate (reperibili in tedesco sulla loro pagina Facebook) non facciano altro che descrivere, in chiave più colorita rispetto al normale, quanto costituisce in tutti gli effetti il centro espressivo del duo svizzero, tra le più interessanti realtà indipendenti ad essere emerse negli ultimi anni dal piccolo paese alpino. Con il solo impiego di un synth, di un organo, di una batteria e un basso di fortuna, e con una passione manifesta per la psichedelia pop anni Sessanta e la monotonia ritmica del kraut-rock (fatto che in più occasioni li ha portati a essere paragonati agli Stereolab), Sevi Landolt e Daniel Bachmann costruiscono con pienezza di risultati il loro personale mondo sonoro, in cui la nostalgia per un passato mai vissuto viene riletta nell'ottica del presente, senza alcun timore di risultare demodé o privo di interesse. Tutto è moderno e tutto è oggi, ci dicono d'altronde i due musicisti, e visto il notevole successo riscosso (che li ha portati di recente anche a una lunga tournée in giro per gli Stati Uniti) si può dire che il motto ha funzionato alla grande.

Con la piacevolezza di una scrittura raffinata ma tutt'altro che complicata, di ritornelli sciorinati con una facilità impressionante e di un comparto strumentale impiegato in tutte le sue possibili variabili, un secondo lavoro come "Spagat der Liebe" presenta i Klaus Johann Grobe al massimo del proprio potenziale pop, per una decina di brani nei quali si assiste a un deciso smussamento delle asperità ritmiche e sonore, a favore di una maggiore focalizzazione sulle qualità melodiche e interpretative del duo. Rispetto all'esordio "Im Sinne der Zeit", che premiava pattern di batteria serrati e grintosi, il taglio ritmico dato al sophomore, per quanto ancora accostabile all'universo krauto, si presenta con rare eccezioni (su tutte l'eccellente "Rosen des Abschieds", ricca di sfumature disco e in cui peraltro anche l'organo dà il meglio di sé quanto a complessità esecutiva) decisamente più asciutto e discreto, a supporto dei brani piuttosto che elemento fondante degli stessi.

Grazie anche a una produzione più pastosa e vibrante, che meglio supporta la visione vintage del duo, le linee di organo e synth riescono a trovare la dovuta centralità nei disegni compositivi, a sostegno di una lunga serie di malinconici midtempo, da cui filtra comunque una divertita ironia, che non lascia spazio allo sconforto. Dualismo evidente già a partire dallo splendido singolo "Geschichten aus erster Hand", che ben esemplifica l'attitudine decisamente più sixties degli arrangiamenti e dei trattamenti vocali, il tocco agrodolce e comunque frizzantino dell'interpretazione e dei testi, la spigliatezza delle linee melodiche, capaci di cogliere lo spirito di quei tempi e allo stesso tempo di non inabissare la propria personalità alla ricerca della mimica perfetta di quella o quell'altra band. Con il suo idioma a conferire indubbiamente grande carattere alla ricetta (l'accento svizzero a presentare una dolcezza inusitata se paragonata al tedesco di Germania), Landolt coglie, anche meglio rispetto all'esordio, ogni più piccola sfumatura dei pezzi che canta, mettendo in luce la sua validità come performer, e più in generale, la brillantezza espressiva della sua penna.

In un bel parterre stilistico che spazia con facilità da armonie al confine col sunshine-pop ("Pure Fantasie", "Liebe am Strand", impreziosita da un'interessante apertura per basso, batteria e synth e da un successivo intervento di flauto che trascina il brano in zona High Llamas) a lente ballate psichedeliche impostate su efficaci accorgimenti strumentali (l'organo in sordina di "Heut Abend nur", con la linea vocale a muoversi in perfetta autonomia, quasi si trattasse di un brano a cappella; il notturno soffuso della conclusiva "Gedicht", con deliziosa chiusura tastieristica sul finale) il duo sa insomma come realizzare un disco pop dall'inizio alla fine, e soprattutto come renderlo avvincente pur scollegandosi da ogni attinenza con la più (o meno) stringente attualità. Anche a costo di rinunciare a un più marcato comparto ritmico, i Klaus Johann Grobe sono comunque andati avanti con successo sulla loro strada, perfezionando in termini esponenziali la propria formula. Probabilmente i due non ameranno essere definiti revivalisti, ma se questo è il modo di guardare al passato e tradurlo nel 2016, ben venga: con questa "spaccata dell'amore", hanno senz'altro di che essere soddisfatti con loro stessi.

(16/08/2016)

  • Tracklist
  1. Ein guter Tag
  2. Wo sind
  3. Rosen des Abschieds
  4. Pure Fantasie
  5. Heut Abend nur
  6. Geschichten aus erster Hand
  7. Ohne mich
  8. Liebe am Strand
  9. Springen wie damals
  10. Gedicht


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