Loren Nerell

The Venerable Dark Cloud

2016 (Projekt) | dark-ambient, ethno, fusion, cinematic

Realizzato e prodotto all’alba del terzo millennio (all’anagrafe fu l’italica Amplexus a stimolare il mercato dell’ambient oscuro tramite le sonorità di questo compositore californiano), “The Venerable Dark Cloud” torna sotto l’egida di Projekt, che ne coglie tutte le potenziali attualità discografiche, riproponendone le otto tracce rimasterizzate senza però alterarne le speziature di fondo.

Californiano ma culturalmente cresciuto domiciliandosi per lunghi periodi nel sud-est asiatico (Giava e Bali le location maggiormente visitate dal musicista), Loren Nerell con “The Venerable Dark Cloud” esplora i meandri più cupi delle sonorità indonesiane, eredità ancestrali dell’hinduismo shivaita nel momento in cui incontra la musicalità locale.
Quindi nessuna tabla, nemmeno mridangam o chenda, ma percussioni liquide, sonorità in downtempo stimolate dal “bubbling sound” di metallofoni (imperano xilofoni e gong nella fusione tra l’ambient occidentale di Nerell e la deriva sonora indonesiana “gamelan”), il quale si sposa deliziosamente con i percorsi fluidi del synth, sempre in forte tensione coreografica e coreutica, perfettamente in grado di stimolare scenografie di danza tribal-fusion.

Dall’opener “Dark Horizon” alla terminale “Lambat Lane”, le otto tracce, più che segmenti spezzati di un’idea composta, si offrono come una lunga suite volubile della durata di poco più di un’ora. Un periodo nel quale è richiesto un forte senso di abbandono meditativo e psichico, trascendente se lo vorrete (namah è il termine sanscrito che prevede l’abbandono trascendente ma non del tutto puramente devozionale), un piccolo viaggio sensoriale tra speculi cerebrali e stimoli epidermici, muscolari rivolti al movimento mistico e corporeo.
Non è affatto casuale la presenza oramai consolidata di Loren Nerell all’interno del roster Projekt: Steve Roach, Eric Wøllo, come Alio Die o Vidna Obmana sono membri di una scuderia consolidata da tante ottime proposte, regine di un ambient adulterato nell’esporre sonorità infuse tra culture d’appartenenza e ricerche all’interno della world-music.

Con il remastering di “The Venerable Dark Cloud”, Nerell firma il suo personale terzo album con la label di Sam Rosenthal, la quale si conferma sempre più devota alla nuova tendenza proprio di Rosenthal di affermare la sua forte presenza nel mercato ambient, ponendosi l’obiettivo di propagare la musica, intesa come viaggio del corpo ma, soprattutto, dello spirito.
Il senso di trance delle otto tracce è subliminale: l’outro “Lambat Lane” su tutte, grazie agli oltre ventiquattro minuti di durata, rivela altri aspetti del sound di Nerell; se in precedenza l’estasi esaltata dalle fluidità metalliche e liquide, crepuscolari (immagino in tal direzione lunghi saluti al sole del tramonto su spiagge oceaniche), proprio il Sole irradia in questo brano espansive energie armoniche in grado di determinare il totale abbandono all’Assoluto.

Se riuscirete ad andare oltre i confini dell’ascolto, percependo ogni sfumatura di un suono che ha valori più complessi nell’esporsi, proverete la forte sensazione spirituale della musica che da oscura può divenire solare, intesa come segno di vitalità e non come stereotipo.
Musica per ashram o musica per tutti? Nessun confine come sempre, il suono li evade.

(15/10/2016)

  • Tracklist
  1. Dark Horizon
  2. Eclipse
  3. Liquid Metal Stasis
  4. Another Cloud
  5. Tenganan Grove
  6. Within The Cloud
  7. Ablution
  8. Lambat Lane
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