Lorenzo Senni

Persona

2016 (Warp) | elettronica, trance, idm

Lorenzo Senni esordisce per la storica label inglese Warp con “Persona”, mini-album che riesce a coniugare una visione minimalista e destrutturante della techno-trance da rave anni 90 con una colta sensibilità post-Idm. Siamo di fronte a un "ritorno al futuro" scintillante, in cui l’adrenalina scorre attraverso gocce di sudore sulla schiena mentre immaginiamo un rave che ha come sfondo uno skyline simile a quello di Dubai e Shanghai. È un futuro non meno inquietante e, a sua maniera, anche un po’ cinico e distopico nella sua autoreferenzialità, pieno di macchine digitali intelligenti che elaborano percorsi ipnotici hi-tech, lisci, curvi e accattivanti come il “rendering” di un archistar.

Il musicista, nato a Cesena nel 1983 ma di stanza a Milano, qui prosegue il suo percorso che lo aveva visto decostruire la trance, prendendo gli arpeggi necessari all’esplosione dei “drop” e usandoli come in una partitura minimalista, in modo da creare una tensione continua, un approccio straniante, dove riconosciamo un suono anni 90 “da rave” (anche un po’ kitsch alle orecchie dei più smaliziati) ma in cui siamo evidentemente alla presenza di qualche altra cosa. L’adrenalina continua ad accumularsi mentre il climax di questa “trance puntillistica” (definizione dello stesso Senni) monta “onanisticamente” senza sfogarsi mai del tutto. Del resto, come scriveva anche Mario Perniola in “Il sex appeal dell’inorganico”, il sogno bagnato di ogni raver che si rispetti è quello di un orgasmo sonoro infinito. Questo ci sembra essere anche l’obiettivo del lavoro di Senni, che lavora sul lato più tensivo della materia elettronica.

Già nel 2012 il Nostro, con il suo album “Quantum Jelly” uscito in ottobre per Editions Mego e con il successivo "Superimpositions" del 2014 su Boomkat Editions, aveva perfezionato questa formula, attraverso un sapiente uso dei suoni di un sintetizzatore Roland JP-8000, rielaborato però dal software SuperCollider.
In origine il musicista, oltre a brevi esperienze come chitarrista in una band hardcore punk, ha un background nell’experimental noise alla Black Dice e i suoi primi lavori, “Early Works” (2008) e “Dunno” (2010), erano densi di glitch ed esperimenti di laptop music a base di software come Max/MSP e il già citato SuperCollider. Dopo un 12”, “Hexplore Superfluidity”, a firma “Stargate”, uscito, sempre nel 2012, per Hundebiss, il successo internazionale di “Quantum Jelly” ha portato Senni a un’esperienza nel leggendario studio EMS di Stoccolma e a realizzare diverse audio-installazioni e performance in cui l’artista ha lavorato molto anche sulle luci, sull’utilizzo dei laser (al MACBA di Barcellona, ad esempio) e sulla diffusione multicanale all’interno degli ambienti (la mostra AAT + Persona II alla Marsèlleria di Milano).

“Persona” arriva a rimettere in gioco tutto questo, senza bisogno di scomodare teorie politiche post-strutturaliste, un po’ indebitamente spalmate sopra la musica di artisti molto diversi tra loro. Lo fa in un’ottica di recupero consapevole e intelligente dell’Idm dei primi anni Novanta con un approccio giocoso, adrenalinico, intelligente e capace di strizzare l’occhio al dancefloor, quanto ai nerd, ormai attempati sulla quarantina, che conservano gelosamente la discografia della prima Warp, della Schematic e della Planet Mu.
È un’accelerazione massima, quella di Senni, che mostra anche una certa ironia, sin dai titoli: “Win In The Flat World”, “Rave Voyer” ecc. "Persona" è un lavoro che azzera qualunque forma d’introspezione, cupezza o dubbio esistenziale per muoversi volutamente solo in superficie, in una dimensione acefala, liscia, senza ombre, sotto una luce al neon abbagliante, in una folle corsa dove tutto sembra un po’ strano, euforico, alienante e persino competitivo.

Simulacri di Aphex Twin ballano sullo sfondo della trance puntillistica di Senni ("One Life, One Chance" e "Forever True") si agitano in un lavoro che, pur nella sua brevità, riesce a essere esaustivo e omogeneo. Un disco che, nella sua radicalità senza compromessi, avrebbe fatto la felicità di Jean Baudrillard, ma comunque capace di commuovere qualsiasi nostalgico dell’era dei rave e sedurre le nuove generazioni che qui troveranno un sound “nuovo” (o meglio percepibile come tale in un’ottica di attesa di qualcosa che è sempre sul punto di arrivare ma che, in realtà, non arriva mai) che li rispecchia pienamente.
Paradossalmente, un album come questo è il perfetto contraltare di sonorità noise, post-industrial, esistenzialiste, cupe ed efferate, e per questo estremamente realistiche e attuali. Le accelerazioni orgasmiche e onaniste di Senni completano il quadro di una società manichea e bipolare, sospesa tra esaltazione e depressione, tra futuro digitalizzato condannato alla memoria e un’apocalisse imminente nel deserto del reale. 

(19/12/2016)



  • Tracklist
  1. Win In The Flat World
  2. Rave Voyeur
  3. Emotiva1234
  4. One Life, One Chance
  5. Angel 
  6. Forever True


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