LUH

Spiritual Songs for Lovers to Sing

2016 (Mute) | experimental, art-pop, post-rock

Dietro la sigla LUH, acronimo di Lost Under Heaven, si celano i nomi di Ellery Roberts, cantante di una dismessa band art-rock di Manchester, i Wu Lyf e la visual artist olandese Ebony Hoorn, per un debutto strepitoso dal titolo "Spiritual Songs For Lovers To Sing", prodotto da uno che la sa lunghissima: Haxan Cloak.
Un disco a suo modo unico fin dalle primissime battute, in cui la probabilità di travisare erroneamente urla e strazio (presenti in abbondanza) in qualcosa di meramente stucchevole resta praticamente dietro l'angolo per tutta la sua durata. Tuttavia, è esattamente il timbro elevatissimo e ferito di Ellery a donare quel plus che pone il tutto a un livello estremamente superiore, attraverso una sinergia totale e totalizzante tra cantanto e suonato, come lo fu (con le dovute distinzioni di genere) quel "Luxury Problems", a suo tempo, che fondeva alla perfezione la voce eterea di Alison Skidmore con la techno oscurissima di Andy Stott.

"Spirituals Songs For Lovers To Sing" è un'ora immersiva tra amore, inni alla vita, giovinezza, critica al capitalismo e tantissimo dramma dilatato da Bobby Krlic (Haxan Cloak). Un disco caotico, sperimentale, emotivo e melodrammatico all'ennesima potenza, a tratti arrabbiato, sfrontato e con un alone di incantesimo spezzato che permea dalla prima all'ultima traccia il prodotto; è senza dubbio il debutto migliore (o uno dei migliori) di cui era possibile essere testimoni in questo 2016. Allo stesso tempo, è davvero impresa ardua assegnare a questo disco un genere o uno stile predefinito; ogni traccia conserva la propria identità, distinta dalle altre, con alcuni elementi in comune come, appunto, la voce straziante della già citata Ellery Roberts.

C'è tantissimo dietro: dal post-rock alienante di "Unites" intriso di una speranza irraggiungibile, all'accoppiata micidiale e punta di diamante "Beneath The Concrete" e "I&I" in cui si alternano e, allo stesso tempo, si mescolano le voci dei due artisti: in particolare, nella prima vi è un potentissimo slancio quasi passionale e sensuale nelle corde di Roberts (!). "Lament" è un altro momento elevatissimo, particolarmente apprezzato dal cantante, che si rifà a un pezzo composto in precendenza, "Kerou's Lament", che trova nuova vita dalla preziosa voce della Hoorn in un atto catartico in climax ascendente.
"Future Blues" è puro romanticismo in cui scompare la voce di Roberts, mentre quella di Ebony occupa l'intera scena e ci fa tutt'altro che rimpiangere tale scelta; una ballata elangantissima di finissimo art-pop. "Someday Come" è invece lo zenit della disperazione di Roberts, mentre in "The Great Longing" compare il suono purissimo della chitarra senza le pesanti distorsioni attuate nel resto del disco.
Infine, "$oRo" genera follia pura: sconclusionato, a cambiare completamente registro tre volte in appena sei minuti. Si parte con una intro che profuma di euro-pop (per i più attenti sembra di sentire gli Eiffel 65), deflagra in una cavalcata elettronica incalzante, poi impazzisce sparando nella stratosfera Bpm manco fosse il peggior pezzo hardcore.

Un progetto brillante, quello dei LUH, che ricorda e richiama, per certi versi, il folgorante debutto dei Trust, di appena quattro anni fa. Gli ingredienti sono simili: lui che fa il grosso, lei che ci mette la vocina irresistibile, il talento di entrambi, le distorisioni, la disperazione. La prima è andata benissimo, ora non ci resta che sperare per il meglio.

(20/06/2016)

  • Tracklist
  1. I&I
  2. Unites
  3. Beneath The Concrete
  4. Future Blues
  5. Someday Come
  6. $oro
  7. Here Our Moment Ends
  8. Loyalty
  9. Lost Under Heaven
  10. First Eye To The New Sky
  11. Lament
  12. The Great Longing
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