Massive Attack

Ritual Spirit Ep

2016 (Virgin) | electro, trip-hop

A quasi ventanni dalle fosche visioni di "Mezzanine", lo sguardo sull'oggi dei Massive Attack non sembra essere mutato di una virgola. "Internet ci sta consumando", ha dichiarato di recente Del Naja, la mente che partorì i deprimenti scenari digitalizzati già nel 2003 - prima dell'era dei social network e dell'ubiquità delle mele rosicchiate - lo stesso "3D" che in questi anni si è dedicato quasi esclusivamente alla composizione di colonne sonore per documentari sul riscaldamento globale e questioni di politica interna britannica.
Frutto di un'attenta riflessione socio-filosofica, quindi, dopo quattro anni di silenzio discografico, Del Naja ha diffuso a inizio gennaio un'app, "The Fantom", programmata per mixare le canzoni utilizzando il battito cardiaco, l'ora del giorno e la location. Prima "cavia" dell'esperimento, il nuovo Ep, il primo prodotto che arriva su disco dall'eccellente "Four Walls", split con Burial, già 2011.

Quattro brani e quattro featuring per "Ritual Spirit", quindi, che, proprio nell'ottica dell'impostazione globale del progetto, vive di una luce insolita, aperta e volutamente "inconclusa".
Il redivivo Roots Manuva è il primo ospite su "Dead Editors" (un rimando al controverso Charlie Hebdo?), brano che viaggia a velocità tripla rispetto ai tempi del trip-hop che fu, seguito da Azekel su "Ritual Spirit", il pezzo massiveattack-iano che ti aspetti, con basso torbido, loop acustico, echi e voce in ipnosi, eppure con una sua efficacia, e da Young Fathers su una "Voodoo In My Blood" che non avrebbe sfigurato tra le session di "Heligoland".
Finale con sorpresa, in chiusura, con la classicheggiante "Take It There", in cui riappare nientemeno che il fantasma di Tricky in un duetto "rap" reminiscente dei giorni d'oro del Bristol-sound, tutt'altro che sorprendente ma che pure si lascia ascoltare con piacere, nonché con un leggerissimo magone in chiunque sia cresciuto con "Dummy", "Protection" e "Mezzanine" come soundtrack tra le crisi esistenzial-adolescenziali.

A conti fatti, poco di nuovo tra i diciassette minuti di "Ritual Spirit", soprattutto se si conta in bolletta un divario di quasi cinque anni dal parto che l'ha preceduto, brilla però, tra le righe, una vitalità e una coerenza intellettuale affatto scontati in una band sulla piazza da trent'anni. Un'uscita forse fisiologicamente ridimensionata dal più ampio respiro "inter-disciplinare" del progetto ma che nondimeno lascia un'impressione positiva in vista delle produzioni venture e già in cantiere della coppia aperta di Bristol.

(09/02/2016)

  • Tracklist
  1. Dead Editors
  2. Ritual Spirit
  3. Voodoo In My blood
  4. Take It There


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