M.I.A.

AIM

2016 (Interscope Records) | etno-pop, electro-hip hop

L'ha dichiarato più volte nei mesi scorsi: "AIM", il suo quinto disco, sarà anche l'ultimo. Poco importa che si tratti dell'ultimo lavoro "dovuto" alla sua casa discografica o se, da qui in poi, Maya Arulpragasam abbia davvero intenzione di distribuire la sua musica solamente online e slegata dal contesto-album, perché l'atmosfera che si respira sa tanto di chiusura di un capitolo quanto di compromesso. Quello di provare ad accontentare non soltanto il pubblico che dieci anni fa l'aveva acclamata quale originalissimo esempio di star terzomondista ma anche quel mercato pop che spesso ha sfiorato (con un paio di hit e importanti collaborazioni con Timbaland e Madonna) ma mai realmente conquistato, sia a causa di una proposta musicale difficilmente incasellabile per il grande pubblico che per le mai troppo rassicuranti prese di posizione politico-sociali.

Se le ultime continuano ad accompagnarla tuttora con inevitabile clamore mediatico, stavolta M.I.A. si è infatti tolta lo sfizio di realizzare alcuni dei pezzi più lineari e leggeri del suo repertorio, porgendo un'attenzione particolare alle sonorità più gettonate nell'attuale panorama mainstream a stelle e strisce. A ben sentire gli indizi erano già presenti al momento della pubblicazione del bel singolo "Borders", con la sua base strettamente imparentata con la trap-music, ma diventano inconfutabili nella sensuale e arabeggiante "Freedun", in compagnia dell'ex-One Direction (!) Zayn Malik. Ancora più marcate le incursioni dancehall di "Foreign Friend" e dell'orecchiabilissima "Finally", probabilmente il suo pezzo più sfacciatamente pop assieme a una "Survivor" che cerca inutilmente di nascondere la sua dolce melodia dietro una linea di synth fin troppo goffa e pacchiana.

Ad arricchire un pacchetto dai momenti comunque ben assortiti, tra le citate derive pop e il consueto armamentario di ritmiche indiane ("Go Off" e l'energica progressione di "Visa") mescolate ad hoc al flow sempre ben sorretto dal battito caldo e sfuggente, è la consueta denuncia sociale e politica che domina immancabilmente la scena mediante slogan e invettive più o meno esplicite ("Guns blow doors to the system/ Yeah fuck 'em when we say we're not with them/ We're solid and we don't need to kick them/ This is North, South, East and Western").

Maya appare dunque ancora una volta scossa dalle guerre e dalle siderali differenze economiche che affondano le popolazioni del sud del pianeta e le comunità a lei più care. Nasce quindi la necessità di esternare anche visivamente tale profondo sdegno interiore, alla stregua del passato più o meno recente (le violente e censurate immagini di "Born Free" restano ancora il miglior esempio cui tendere). In tal senso, basta e avanza la toccante visione del video di "Borders", con la scritta promozionale "Fly Emirates" posta sulla divisa del Paris Saint Germain che muta in "Fly Pirates", in un gioco di parole che lascia poco spazio a ulteriori interpretazioni. L'immane tragedia dei migranti è pienamente "sfruttata" con lo scopo di scuotere le nostre coscienze.
A differenza dei precedenti album, in "AIM" sono ampiamente distinguibili le due anime di M.I.A.. I tratti dell'indomabile guerriera e della sensuale danzatrice si alternano attraverso una ripartizione complessivamente godibile e mai sbilanciata. Ma è soprattutto quando il ritmo incalza e la corda dell'arco è ben tesa che la rapper di origine tamil assesta al meglio le proprie frecce, come palesato nel finale dall'incedere moombahtonico e trepidante di "Talk".

Di certo, scontenterà molti sentirla alla prese con pezzi che non stonerebbero nel repertorio più recente di Rihanna, ma dopotutto gli Stati Uniti non stanno forse raccogliendo ora i frutti musicali di quanto seminato dieci anni fa proprio da lei e Diplo? Si ritorna quindi a quella chiusura del cerchio corroborata da altri pezzi più in linea con quello a cui ci aveva abituato in passato. Un cerchio magico da cui entrare e uscire in una sorta di rituale voodoo dall'impagabile tasso emotivo.

(18/09/2016)

  • Tracklist
  1. Borders
  2. Go Off
  3. Bird Song (Blaqstarr Remix)
  4. Jump In
  5. Freedun (feat. ZAYN)
  6. Foreign Friend (feat. Dexta Daps)
  7. Finally
  8. A.M.P. (All My People)
  9. Ali R U OK?
  10. Visa
  11. Fly Pirate
  12. Survivor
  13. Bird Song (Diplo Version)
  14. The New International Sound Pt. 2
  15. Swords
  16. Talk
  17. Platforms
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