Mitski

Puberty 2

2016 (Dead Oceans) | slackerwriter, alt-rock

Per Mitski Miyawaki felicità e tristezza non sono emozioni così distanti. Forse, non sono neanche emozioni diverse, ma due diverse manifestazioni di una forza unitaria, che colpisce senza far sconti e lascia dietro strascichi difficili da eliminare. Esagerazione? A giudicare dal modo con cui la quasi ventiseienne cantautrice nippo-americana (dettaglio geografico non di poco conto) dipinge la felicità nell'introduttiva "Happy", con le sembianze di un ragazzo dai toni rassicuranti che però abbandona la protagonista dopo un orgasmo, vi è ben poco di esagerato in una simile supposizione. In fondo, i testi dell'autrice, sin dagli inizi della sua carriera (incredibile, se si considerano questi tempi, come il relativo successo sia arrivato giusto al quarto album) non sono mai stati facili: caratterizzato da contrasti dilanianti, crisi d'identità, desideri distruttivi e immagini non propriamente edificanti, il portato lirico di Mitski scandaglia con precisione da chirurgo i recessi più profondi dell'anima, mettendone a nudo la rabbia, le insicurezze, il passaggio a un'età adulta ancora percepita come qualcosa di distante, di non del tutto tangibile.
Una seconda pubertà, insomma, come il titolo dell'album giustamente suggerisce, con tutto il sostrato di incertezze e scogli da affrontare, di affitti da pagare, di sogni da realizzare: senza filtri, con l'assoluta onestà della propria voglia di raccontare, Miyawaki compone uno dei migliori diari personali degli ultimi tempi, che la pone anni luce sopra i noiosi piagnistei di tanti slackerwriter emersi recentemente. Oltre alla carica verbale, in "Puberty 2" vi è però parecchio di più.

Senz'altro è il senso d'urgenza della narrazione, la forza con cui spacca ogni forme di pudore e reticenza, a dettare il passo, a influenzare profondamente anche il modo con cui musica e scrittura non soltanto si manifestano, ma si pongono all'interno della stessa scaletta. Questo è un metodo che l'autrice si porta dietro da sempre, che nel precedente "Bury Me At Makeout Creek" raggiungeva un picco personale quanto ad abrasività e secchezza lirica. Nel nuovo lavoro, sempre teso a condensare le idee nel minor tempo possibile, il procedimento tuttavia trova una sua "raffinatezza", delucida una nuova consapevolezza compositiva di Mitski, che gioca con la sua voce e gli strumenti a sua disposizione come mai prima d'ora. Molte più sfumature e accorgimenti, insomma: anche a costo di sacrificare la resa melodica dei brani (non sempre incisivi sotto questo aspetto), Miyawaki approfondisce la sua peculiare visione autoriale arricchendo la miscela lo-fi rock delle precedenti prove di tante nuove possibilità, qui sfruttate in tutto il loro spettro espressivo.

Laddove "Your Best American Girl" parla di scogli culturali e senso di appartenenza con la forza di un ritornello a piena voce e di chitarre belle prorompenti, a costruire un pezzo che non sarebbe dispiaciuto a Liz Phair, "Fireworks" non esita ad adattare una linea melodica dal sapore pop-punk privandola quasi totalmente di un sostegno ritmico, sostituito invece da un sinistro tappeto tastieristico, in netta antitesi rispetto alla linea canora sovrastante. Proprio in questi piccoli aggiustamenti, nelle stranezze soniche che Mitski e il suo produttore (nonché collaboratore esclusivo) Patrick Hyland disseminano lungo tutto il tracciato, si fonda il successo espressivo di "Puberty 2". I sassofoni tinti di sophisti-pop della suddetta "Happy" a spezzare il passo industriale della base elettronica, il lento, quasi impercettibile climax di "Thursday Girl", supportato dal candore atmosferico delle tastiere, l'irruenza psych-punk di "My Body's Made Of Crushing Little Stars", con le chitarre distorte e rimasticate a simulare i deliri allucinati della prima Azalia Snail: anche dove è soltanto un frammento sonoro (il taglio batteristico di "A Loving Feeling"), la potenza della gestualità a farsi ricordare, l'ambizione di Miyawaki, il senso con cui riesce a mettere in musica, quasi con orgoglio, la propria vulnerabilità, riesce a compensare le sbavature, e soprattutto, a gettare le fondamenta per nuovi eccitanti sviluppi.

La linearità della conclusiva "A Burning Hell", in cui emerge tutto il desiderio da parte di Mitski di poter mettere fine alle proprie tribolazioni emotive e imparare ad amare "some little things", che segue alla notevole "Crack Baby", rock-ballad à-la St. Vincent in cui viene data notevole importanza alla spazialità dei synth (interessante la chiosa ambient) parla di un'artista a cui la veste indie-rock, per come la si intende perlomeno attualmente, sta alquanto stretta, di una musicista il cui percorso non è ancora giunto alla destinazione finale. Con un pizzico di maggiore attenzione alla scrittura, non vi è dubbio che al prossimo giro saranno scintille: siamo sicuri che Mitski abbia ancora molto da raccontare.

(21/09/2016)

  • Tracklist
  1. Happy
  2. Dan The Dancer
  3. Once More To See You
  4. Fireworks
  5. Your Best American Girl
  6. I Bet On Losing Dogs
  7. My Body's Made Of Crushing Little Stars
  8. Thursday Girl
  9. A Loving Feeling
  10. Crack Baby
  11. A Burning Hill




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