Mitsume

A Long Day

2016 (Space Shower Music) | indie-pop, indie-rock

Non è semplice scrivere una recensione sui Mitsume, dato che le notizie trapelate in Occidente su di loro sono ancora poche. In sostanza, si sanno appena i loro nomi. Moto Kawabe (voce e chitarre), Mao Otake (chitarra, tastiere e cori), Nakaya Sanshiro (basso e cori), Yojiro Suda (batteria e campionatore). I primi due si sono conosciuti all’università nel 2007 e un paio d’anni dopo hanno formato la band. Primi concerti nel 2010 e primo album nel 2011, per la piccola etichetta locale White Lily.

Le vendite sono finora state irrisorie (mai raggiunta la top 50 settimanale di Billboard Japan), eppure il quartetto va avanti senza apparenti problemi. Anzi, questo nuovo disco li vede promossi dalla Space Shower Music, che annovera fra le proprie fila anche i primi lavori degli Indigo la End.
La produzione di “A Long Day” è in effetti superiore a quella dei loro precedenti album, in piena linea con l’enigma che accompagna l’attuale scena alternativa giapponese. Un numero non quantificabile di artisti che vendono mille copie a uscita, duemila quando va bene, ma i cui dischi suonano professionali quanto quelli dei nomi più affermati delle altre scene mondiali. Efficienza nipponica? Costi di produzione contenuti? Fondi misteriosi? Guadagni tramite l’attività dal vivo?
Quale che sia la risposta, dal basso della nostra Italietta un po’ di invidia la si prova.

Sull’album in sé non c’è poi troppo da dire, nel senso che i Mitsume più o meno una cosa fanno, ma in quella hanno ormai raggiunto l’eccellenza. Indie-pop liquido e rilassato, con voci pacate che non alzano mai i toni e lasciano le melodie – molto più solide, va detto, di quelle di tanti corrispettivi anglofoni – a scorrere indolenti sui tappeti strumentali.
Rispetto al passato sono evaporati i rimandi a nomi come Clientele e Lucksmiths, che appesantivano e davano una netta sensazione di già sentito. I due nomi citati servono più che altro a dare un’idea di come i Mitsume suonassero, perché in realtà, almeno stando alle dichiarazioni, la loro band preferita sono i Pavement. Dalla cui sgangheratezza non potrebbero essere più distanti (della serie, prendere a modello qualcuno per fare l’esatto opposto?).

Per “A Long Day”, comunque sia, ogni gioco di rimandi diretti a modelli occidentali viene meno. La band ha trovato una propria formula e la porta avanti con orgoglio, beandosi di una pulizia sonora assoluta, dell’ingegnoso incastrarsi di suoni gentili eppure vagamente sincopati. Se c’è qualcosa che inietta vita nella loro musica, è in effetti la componente funk. Un funk tenue, in punta dei piedi, mai davvero ballabile, che appena lambisce questo canzoniere nel segno della morbidezza, ma ne increspa la superficie quel che basta a renderlo peculiare. Come un Tatsuro Yamashita sotto sedativi (nel caso conosciate il gigantesco artigiano pop in questione, un pezzo come “Obuje” sarà sufficiente a spiegare il parallelo).
Il singolo “Akogare”, che qui finisce col fungere da momento più vorticoso, sarebbe di gran lunga il pezzo più riposante nel disco di gran parte dei loro colleghi, e questo la dice lunga sul clima che pervade l’opera. Qualche maldicente parlerebbe di noia, ma a ben vedere si tratta di serenità. In un’era di frenesie e nevrosi, non è poco.

(24/12/2016)

  • Tracklist
  1. あこがれ (Akogare) 
  2. 天気予報 (Tenkeyohou) 
  3. 忘れる (Wasureru)
  4. 真夜中 (Mayonaka) 
  5. オブジェ (Obuje) 
  6. 船の上 (Fune no ue)
  7. 漂う船 (Tadayou fune)
  8. キッズ (Kids)
  9. 霧の中 (Kiri no naka) 
  10. 幸せな話 (Shiawase na hanashi)


Mitsume on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.