Moomin

A Minor Thought

2016 (Smallville) | dream-house, ambient-house

Raffinata, sognante, estiva: da quanto tempo era che tutti e tre questi aggettivi non venivano utilizzati per descrivere sommariamente un disco house? Se è vero che l'estetica della Smallville, tra le etichette più amate dagli aficionados della dance europea, non si è mai allontanata troppo da questi parametri, a ben vedere è forse dall'esordio stesso di Moomin (nome d'arte del producer tedesco Sebastian Genz) che non c'era una così perfetta coincidenza con il conciso riassunto descrittivo di poco sopra. In tempi di house astratta, decostruita e ricompattata con i generi più disparati, di Uk-garage a macchia d'olio e di arditi cimenti provenienti da mezzo mondo, in effetti mancava all'appello da tempo un album che sapesse regalare attimi di pura distensione, che sfruttasse i tratti propri del settore per invitare alla pausa e al distacco, piuttosto che al sudore sparso sulla pista da ballo.
Fedele alla propria estetica, impassibile al variare delle tendenze, a cinque anni dal debutto "A Minor Thought" riparte dallo stesso identico punto e da questo si sposta di pochissimi millimetri, approfondendo con rinnovato slancio tutte le potenzialità offerte dal sound svagato e carezzevole di "The Story About You". Nell'arco dell'ora di durata del nuovo lavoro, viene quasi da pensare che le notevoli intuizioni dell'esordio qui trovino la loro forma più compiuta, la condensazione più genuina di tutti gli elementi che ne hanno decretato il successo, dal trattamento dei campioni passando alla gestione del parco ritmi e dei timbri. L'estate che si avvicina (saranno fette di cocomero stilizzate quelle dell'artwork?) potrebbe trovare negli undici brani di questo album un valido corrispettivo in musica.

Occorre premettere che il lavoro ha un grosso difetto, e questo sta nella sua esagerata lunghezza. Complice lo sviluppo dei brani quasi interamente affidato a loop più o meno espansi, l'album finisce con lo strascicare più del dovuto ogni singola traccia, talvolta anche ben oltre la soglia del consentito. Una grossa sforbiciata al minutaggio avrebbe facilitato di certo l'ascolto e non avrebbe minimamente attenuato l'effetto ipnotico della musica, a cui in fondo non servono progressioni estese per raggiungere lo scopo prefissato. Un peccato, perché le idee invece ci sono tutte, e gli scivoloni pressoché assenti: sfibrare la pazienza per un disco altrimenti incisivo e perfettamente compiuto assume quasi le fattezze del crimine. Esagerazioni a parte, "A Minor Thought" riesce comunque ad affascinare senza poi grossa fatica.

Il placido rumore delle onde con cui si apre "123", artificio già utilizzato ai tempi dell'esordio, imposta l'atmosfera e la giusta chiave d'interpretazione sin dall'inizio: tra palmizi e spiagge sabbiose, con i bpm centellinati e i hi-hat a imperversare indisturbati nel loro lavoro di modellamento, i pezzi del disco rimandano a paesaggi tramortiti dal solleone, sospesi in un'aura di torpore quasi irreale, che plasma e appiattisce ogni tentativo di evasione. Trova dunque spiegazione l'insistito impiego dei loop e di microelementi timbrici, di sample vocali sfumati al limite del subliminale (come nella stupenda title track, quasi una versione ambient-house della straordinaria "Breathe" dei Télépopmusik) e di fiati dal sapore sophisti, che innervano i pezzi di ulteriore eleganza. Quel che preme è la costruzione di un contesto, di un'atmosfera, e in tal senso l'album conferma tutte le qualità di Genz, che di suo argina la mancanza di composizioni solide con una brillante varietà di accorgimenti.

Variazioni di dinamica e intensità (l'ipnotico giro pianistico di "Loop no.1" accelerato, frenato e soffocato a piacimento; il trattamento nel mixing di "Woman to Woman", che rafforza il contrasto tra il brio dei pattern d'archi e la sinuosa linea di basso), bizzarri incastri ritmici (come quelli della conclusiva "UnshapeD", saggiamente posta a chiusura proprio per le asimmetrie dei beat, a supporto di pattern sintetici che la avvicinano alla abstract-house), intersezioni stilistiche di varia natura (le suggestioni acid di "Morning Groove", il tocco caraibico conferito a "Time to Reflect", la garage tropicale di "Stotheh", graziata anche da un notevole senso della progressione): a Moomin non manca proprio niente per mantenere saldo l'interesse fino alla fine, e al contempo riuscire a non spezzare l'incanto delle sue delicate texture.
Già riuscire a muoversi per ben due dischi su un crinale così sottile, dove basta uno spostamento di un solo elemento per far saltare tutto in aria, è fatto degno di nota. Se anche si è lontani dal disco che cambierà le sorti della house-music, poco importa. Di fronte a una simile capacità di suggestione, e a una conoscenza così approfondita del proprio campo d'azione, ogni ulteriore ambizione cade nel vuoto. Dischi del genere saranno sempre i benvenuti.

(24/05/2016)

  • Tracklist
  1. 123
  2. A Minor Thought
  3. Loop No. 1
  4. Morning Groove
  5. Woman to Woman
  6. Alone
  7. Stotheh
  8. Chemistry
  9. Time to Reflect
  10. You Neva Know
  11. UnshapeD
Moomin on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.