Kim Myhr & Jenny Hval / Trondheim Jazz Orchestra

In The End His Voice Will Be The Sound...

2016 (Hubro) | free improvisation, free folk

A lato di una sempre maggior definizione e affermazione di sé – anzi del sé, umano e artistico – la cantante sperimentale Jenny Hval riprende a fasi alterne un discorso più prettamente interrogativo, in concordanza con la fiorente avanguardia musicale della sua terra natìa, la Norvegia.
Un sentiero tangente a quello dell'ormai irrinunciabile etichetta Hubro, mossa dai medesimi interessi e ambizioni "narrative" verso un contesto culturale che va sempre più configurandosi come un Rinascimento scandinavo, dove però la marca non è tanto quella di uno stile quanto della sua assenza, ove il solo comun denominatore riscontrabile è nel prevalente utilizzo di strumenti acustici.

La première di questo progetto risale al 2012, nell'ambito di un festival di musica contemporanea a Oslo: non a caso il periodo è lo stesso in cui la Hval duettava con Håvard Volden per “Nude On Sand”, tra immaginazioni deviate e spigolosi rimasugli di studi classici dimenticati. Lo stesso modus operandi viene seguito in questa improvvisazione collettiva tra la songwriter, il chitarrista Kim Myhr (già nel trio Mural) e la Trondheim Jazz Orchestra - dove il termine "jazz" ha evidentemente tutt'altro valore semantico rispetto al resto dell'Europa.
L'ensemble, infatti, accoglie una formazione estremamente eterogenea, che affianca i classici archi e fiati (da flauto e clarinetto sino agli ottoni) a varie percussioni come piano, harmonium, batteria e altri; un ecosistema sonoro ad ampio raggio in cui le dodici corde di Myhr e le due (vocali) della Hval assumono pari rilevanza nel dirigere questo insolito collettivo, il cui sound è caratterizzato da un’impermanenza tipica non soltanto della libera improvvisazione, ma anche della caducità propria degli elementi naturali, molecole destinate a passare, dissolversi e rigenerarsi continuamente.

L’effetto di un fruscio impalpabile viene efficacemente replicato in “Even The Vowels”, e lo stesso titolo del disco ("In The End His Voice Will Be The Sound Of Paper") riprende una conversazione fra gli artisti sul processo di invecchiamento della voce di Bob Dylan. Pigolii e solfeggi tra ottave distanti caratterizzano il “recitarcantando” della Hval, come sempre surrealmente sensuale nelle sue narrazioni sconnesse, testi dell’incomunicabile resi ulteriormente criptici dai cambi di tonalità e dall’accento nordico:

There was a story
here
but
can’t tell it
there was something about you
too shifting for words
you know I can’t keep you there
in my mouth
even the vowels

L’approccio degli strumentisti è parimenti anti-accademico, come sospeso in un tempo presente senza radici: lo sbuffo profondo e intermittente dell'harmonium che attraversa "Something New" nella sua interezza ricorda l’ansito astrale delle "Vagabonde Blu" di Salvatore Sciarrino, la cui “ecologia del suono” sembra guidare continuamente i fiati verso un’ispirazione ornitologica (l’impronta del maestro siciliano si avverte specialmente nel flauto di “Me, You, Me, You” e negli armonici stridenti degli archi in “The Beak”). Kim Myhr e il resto dell’ensemble si concentrano spesso sul suono "fisico" delle corde e dei tasti anziché sulle note da esse prodotte: certe estatiche saturazioni free folk (“Mass”) sono infatti precedute da inauditi florilegi di soffi e pizzicati a vuoto (“Soft As Tongues”), alla ricerca di una non-musica che imiti le minuzie sonore impercettibili all’orecchio umano.

He opens all
doors and windows and listens to
the wood
and to the hinges
singing
some other song
sung in a foreign language

Un habitat difficile da approcciare ma non inospitale, che si svela solo nel corso delle intrusioni di un ascoltatore insistente. L’indicazione di metodo, come in molti altri casi, è di non cercare a tutti i costi il senso e la direzione, la parola che squadri da ogni lato l’animo informe di una contemporaneità così slegata dal comune sentire, così sublime nella suo essere imperfettamente provvisoria.

(08/04/2016)

  • Tracklist
  1. Seed
  2. Something New
  3. Me, You, Me, You
  4. The Beak
  5. Mass
  6. Even The Vowels
  7. Soft As Tongues
  8. Silence A Beat




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