Nada Surf

You Know Who You Are

2016 (City Slang) | alt-rock

Era forse eccessiva professione di ottimismo l'auspicare un ritorno dei Nada Surf ad alti livelli ma, si sa, sperare non costa nulla. C'era, è vero, quel precedente confortante della vecchia raccolta di scarti "North 6th Street", cui aveva fatto seguito il capolavoro "Let Go". Ma stiamo parlando di una vita fa e non si può ignorare che, prima della recente collezione di "b-sides", i Nostri hanno affollato il loro catalogo con almeno una terna di uscite non esattamente indimenticabili. Assodato che i miracoli si addicono più ai santi che alle band alternative, possiamo certificare che questo di "You Know Who You Are" è comunque un discreto ritorno. Le esasperazioni sono bandite al pari delle discontinuità, ma il disco, pianeggiante e aromatico, supera comunque con una certa agilità i risultati tiepidini delle ultime prove. Merito, in particolare, di un Matthew Caws che ha imparato a rendere redditizi i minimi scarti emozionali che queste nuove canzoni dispensano, seppur con parsimonia. Così l'album si fa benvolere poco alla volta, con gentilezza, senza promettere la luna.

Da un lato l'intonazione eterea delle parti cantate, con qualche falsetto malandrino (e i rinforzi corali degli ospiti Ken Stringfellow e Dan Wilson dei Semisonic); dall'altra segnali perentori sul versante ritmico e la barra del volume che torna ad alzarsi, quasi a richiamare i giorni leonini di tre lustri fa. Così si presentano i redivivi Nada Surf, in quella che non è altro che una nuova celebrazione della nostalgia senza rimpianti e di un ottimismo bonario ma sincero (la chiusa di "Victory's Yours" parla fin troppo chiaro).
"Believe You're Mine" ce li mostra ancora più misurati del solito, bravissimi a non forzare, mentre il quieto arpeggio jangle-pop riporta curiosamente ai remoti trascorsi dell'incarnazione giovanile Cost Of Living. Al netto dell'indubbia discrepanza vocale, "Animal" potrebbe invece sembrare una canzone degli ultimi Rem o dei Decemberists di "The King Is Dead": stesse luminose fragranze Paisley Underground, stesso respiro ampio, identico gradevole senso di appagamento. Il passo è quello ben calibrato dei mezzofondisti, che non bruciano la loro prova in scatti eclatanti, ma puntano ad arrivare al meglio in fondo, attenti alle tempistiche e alla regolarità dello sforzo. Meglio così, in fin dei conti, di quando si credevano ancora dei velocisti ma apparivano scoppiati.

Indossato il medesimo garbo di tutte le ultime produzioni, questa volta il rifugio nella semplicità di scrittura e arrangiamenti torna a dare i suoi frutti, assieme a una parvenza di freschezza che non stona affatto. Nulla di stratosferico, intendiamoci, i trascorsi scintillanti dell'album del 2002 restano un lontano ricordo, ma se non altro l'olezzo di maniera che nelle loro prove in studio cominciava a indisporre è stato ricacciato fuori. "New Bird" porta quel po' di movimento in più, riavvicinando ancora una volta ai Lemonheads degli anni belli, come se l'esperienza recente con la Hatfield avesse influenzato il frontman per osmosi (di un'osmosi precedente, oltretutto). Tendenza poi ribadita da "Out Of The Dark", che ha in più due chitarre brillanti e la vivacità della tromba calorosa del Calexico Martin Wenk. L'eccezione che conferma la regola è l'incalzante title track, un assettato punk-pop che sa di tributo dovuto agli aficionados e nemmeno dispiace.

In questa infilata di ballad rotonde e al calor bianco (che riporta alla memoria la rassegna di "Songs From Northern Britain" dei Teenage Fanclub) nessuna canzone è indimenticabile, e nessuna canzone è brutta o irrimediabilmente banale. La produzione poi - affidata ai fedelissimi Chris Shaw, John Goodmanson, Tom Beaujour e John Agnello, e pur priva di slanci o marchiani artifici di forma - è tra le più ordinate e pulite della carriera. Scrivere di "disco della maturità" può suonare allora una forzatura? Chiarito che non si intende vincolare la definizione con connotazioni di natura qualitativa, forse no, la conclusione calza: "You Know Who You Are" è un'opera adulta, gioviale, che parla di rasserenamenti e pacificazione, di traguardi raggiunti nonostante le comuni difficoltà, di disincanto non bilioso.

Il risultato è piacevole grazie all'energica prestazione di un quartetto che pare aver ritrovato fiato e tonicità muscolare, oltre alla naturalezza nel comunicare, emozionare ed emozionarsi. Per il resto, senza voler pesare sul giudizio con intendimenti negativi, ha senso parlare di ordinaria amministrazione, di compito a casa non particolarmente proibitivo ma svolto comunque in modo egregio.
Per ascoltare i Nada Surf in azione con qualcosa di più entusiasmante basta tirare fuori i vecchi album dallo scaffale. O cercarseli in streaming in rete, se non si fa parte della vecchia guardia.

(10/03/2016)

  • Tracklist
  1. Cold To See Clear
  2. Believe You're Mine
  3. Friend Hospital
  4. New Bird
  5. Out Of The Dark
  6. Rushing
  7. Animal
  8. You Know Who You Are
  9. Gold Sounds
  10. Victory's Yours
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