Nils Frahm

Solo - Remains

2016 (Erased Tapes) | modern classical

Oggi il pianoforte è una sorta di residuato bellico, l'ultimo baluardo che resiste nella parziale ma sensibile crisi della (erroneamente indicata come) musica d'arte, che presso il grande pubblico sopravvive tramite un "ritorno all'ordine" che la renda più accessibile all'ascoltatore medio. Non è dunque casuale e non stupisce che da due anni sia Nils Frahm il padrino promotore di "Piano Day": indubitabilmente una celebrazione figlia del suo tempo, fortemente orientata a nativi digitali in grado di farne un avvenimento virale, mantenendo alta l'attenzione su uno degli strumenti più rappresentativi della musica tutta.
Nel caso di Frahm non parliamo soltanto di un amatissimo e richiestissimo ragazzo prodigio - tra le icone della nuova scena modern classical - ma anche, in un certo senso, di un innovatore nostalgico; se è vero infatti che il Nostro sempre più va dilettandosi con tastiere elettroniche e loop, in egual modo rimane profondamente affezionato a una concezione del suono acustico assolutamente antiquata.

Una probabile eredità delle prime registrazioni low fidelity tiene Frahm legato alla fisicità del pianoforte, all'idea che dietro una nota ci sia un tasto, e dietro un tasto ci sia il dito di un essere senziente e sensibile; dunque martelletti, ma anche stecche d'avorio che si appoggiano e risalgono, spostamenti d'aria impercettibili, respiri.
Su queste premesse, lo scorso anno, si fondava l'album "Solo" - inteso sia come pratica individuale che come attitudine e stato d'animo, libero di divagare senza fretta su un terreno musicale vergine - e di conseguenza gli outtake oggi riuniti in "Solo - Remains", anch'esso in download gratuito a 24bit e in mp3. Una sessione che ha come principale motivo di interesse quello di essere stata eseguita sul più grande pianoforte al mondo, progettato nel 1987 da David Klavins, il quale sta unendo le forze con Nils e con la comunità web per realizzarne un nuovo modello dal range tonale ancor più vasto.

Ogni pubblicazione è il risultato di un processo selettivo, al di fuori del quale restano non soltanto momenti poco azzeccati, ma anche brevi frammenti che non trovano il giusto spazio in un insieme più grande. È facile immaginare il b-side come oggetto di riciclaggio per ingannare l'attesa che precede altro materiale inedito "di prima mano": ma potreste anche scoprire che queste rimanenze, nella loro minutezza, celano un tratto ancora più intimo e discretamente melodico del suo antecedente; un cosciente understatement esecutivo lascia che siano le risonanze a riempire gli spazi vuoti del pentagramma immaginario.
"Him", "Son" e "Passing" sono meditazioni inafferrabili, diafani bozzetti capaci di assorbirci in quel rifugio acustico e poetico dove Frahm si rende invisibile alle luci della ribalta, sfiatando la tensione di una quotidianità d'un tratto divenuta frenetica e carica di responsabilità e aspettative. Sottratte a questo particolare contesto, queste miniature farebbero pensare a notturni di Chopin cesellati e ridotti ai minimi termini, o alle gnossiennes di Satie filtrate nel lungo sonno di Max Richter: ma sono deduzioni decisamente troppo lucide, laddove la mano del pianista agisce evidentemente slegata dal pensiero, quasi senza intenzione. Per questo non c'è furbizia alcuna nel tratteggiare l'interludio "Vice Versa" in appena un minuto, dando a pochissime note un tocco austero ma profondissimo, paragonabile solo alla rotondità di un cerchio perfetto.

Possiamo solo ingannarci nel bollare "Solo - Remains" come un momento inessenziale, come il tipico "intercalare d'artista": questi pochi minuti di musica - anzi, di materia acustica - sono un regalo assai più prezioso di come appare, perché ci rivela un lato di Nils Frahm al quale non potremmo mai assistere di persona; una visione momentanea che cessa di esistere alla presenza di chiunque altro.

(14/04/2016)

  • Tracklist
  1. Him
  2. Son
  3. Vice Versa
  4. Passing
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