Nothing

Tired Of Tomorrow

2016 (Relapse Records) | shoegaze, alt-rock, songwriting

Domenic “Nicky” Palermo e Brandon Setta, due cognomi che tradiscono evidenti origini italiane, due cantanti e chitarristi che in quel di Philadelphia hanno dato vita a uno dei migliori progetti nu-shoegaze del nuovo millennio, grazie all’efficace attualizzazione del suono che fu di My Bloody Valentine, Slowdive e Swervedriver, condensata in quel “Guilty Of Everything” degno continuatore della luminosa saga iniziata venticinque anni fa grazie agli indispensabili “Loveless” e “Just For A Day”.
Dopo un tour privo di soste, l’impegno in progetti paralleli (i darkwave Death Of Lovers), piccole uscite centellinate durante l’attesa (lo split condiviso con gli amici Whirr) e varie vicissitudini, non sempre allegre, ivi compresi guai con la giustizia e risse a fine concerto, il quartetto (completano l’organico l’ex-Deafheaven Nick Bassett al basso e Kyle Kimball alla batteria) rompe gli indugi presentando il capitolo numero due della propria storia, di nuovo marcato Relapse Records.

Rispetto a “Guilty Of Everything” si registra un notevole allargamento dello spettro stilistico, con la scelta estetica di rinunciare alla componente hardcore, di portare le voci in prima linea, e soprattutto di non puntare più soltanto sugli insormontabili muri di chitarre catapultati in faccia all’ascoltatore, ma anche sul fine intarsio artigianale che questa volta produce tre ballad elettroacustiche e persino una traccia finale inaspettatamente basata su pianoforte e archi.
“Tired Of Tomorrow” è idealmente suddiviso in tre parti distinte, dove la prima ospita gli episodi più elettricamente epici, direttamente riconducibili all’immaginario shoegaze-noise delineato dall’esordio (dal quale riascoltatevi almeno i manifesti “Endlessly” e “B&E”): “Fever Queen”, “The Dead Are Dumb” e “ACE” (acronimo che sta per “ Abcessive Compulsive Disorder”) rappresentano l’ideale mix di stratificazioni elettriche e architetture melodiche, dove all’apparente asprezza, ai feedback e ai volumi sparati al massimo si accompagnano centrifughe di intensa malinconia e romanticismo decadente.

La sequenza delle prime, maestose quattro tracce contiene anche la perfect hit “Vertigo Flower”, un concentrato di energia che farebbe la felicità dell’odierno Dave Grohl.
La lenta “Nineteen Ninety Heaven” funge da ideale epilogo per il Side A, e schiude lo scenario verso la seconda parte del disco, incentrata su suoni meno trasognati e più graniticamente fuzz, nella quale emerge il desiderio di omaggiare con riverenza e personalità i miti del rock alternativo degli anni 90 (gli Smashing Pumpkins epoca “Gish”/“Siamese Dream” affiorano evidenti in “Curse Of The Sun”) e gli indimenticati eroi dell’epopea grunge (i Nirvana chiamati in causa su “Eaten By Worms”).

La terza parte dell’album, quella che fornisce le maggiori novità rispetto al passato, asseconda il lato più atmosferico dei Nothing, l’energia che si placa e implode, stendendosi sulle note dolci e dolenti di “Everyone Is Happy” e “Our Plague”, seguite dalla pianistica title track, che chiude un lavoro pressoché perfetto.
Pare così raggiunto, almeno in studio, un maggior controllo nella gestione delle dinamiche sonore, l’unico punto debole dei Nothing, i quali durante le esibizioni live producono un sound così carico di volumi ed effetti da far perdere nitidezza alle belle melodie architettate da Palermo e Setta.

La capacità di scrittura dei Nothing li lancia verso traguardi che possono scavalcare la nicchia di appartenenza: queste nuove dieci tracce completano e ampliano a dismisura il lavoro svolto finora dalla band di Philadelphia e ambiscono a trasformarla da portabandiera della nuova scena shoegaze-noise a protagonista assoluta dell’intero sottosuolo alt-rock contemporaneo.
Anche questa volta copertina iconica, con l'artwork incentrato sulla vista di palazzi dall'alto, ove campeggia a caratteri cubitali il titolo del disco, stesso scenario ripreso sui teaser che ne hanno anticipato la pubblicazione.

Lanciare l’indie dentro il mainstream è un affare sempre molto difficile da realizzare, ma i ragazzi son qui a dimostrare che si può aspirare a diventare di massa senza transitare necessariamente attraverso un rockettino più (Coldplay?) o meno (Foo Fighters?) finto e furbetto: può esistere una terza via praticabile, verace e sincera.
E’ una lenta ma costante evoluzione, quella dei Nothing, che ora passerà attraverso l'ennesimo bagno di folla: una prima tranche già pianificata di oltre trenta serate fra maggio e luglio è destinata a coprire l’intero territorio degli Stati Uniti, poi (lo speriamo) sarà di nuovo Europa…

(30/04/2016)

  • Tracklist
  1. Fever Queen
  2. The Dead Are Dumb
  3. Vertigo Flowers
  4. ACE (Abcessive Compulsive Disorder)
  5. Nineteen Ninety Heaven
  6. Curse Of The Sun
  7. Eaten By Worms
  8. Everyone Is Happy
  9. Our Plague
  10. Tired Of Tomorrow
  11. The Heavenly Blue Flu (bonus track)
  12. Tic Tac Toe (bonus track)




Nothing su OndaRock
Recensioni

NOTHING

Guilty Of Everything

(2014 - Relapse Records)
La storica Relapse Records tiene a battesimo l'esordio della creatura di Domenic Palermo

WHIRR / NOTHING

Split

(2014 - Run For Cover)
Split condiviso con due tracce a testa per le due band cardine del nuovo shoegaze americano

NOTHING

Downward Years To Come

(2012 - A389)

I primi esperimenti nu-shoegaze del quartetto di Philadelphia

Nothing on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.