Oliver Downes

Ultraviolet

2016 (Self Released) | chamber, noir, pop

Da sempre fucina di talenti, l’Australia non smette di sorprendere per la varietà delle proposte, suona infatti strano mettere in fila i gruppi più famosi della terra dei Canguri, Ac/Dc, Dead Can Dance, Hoodoo Gurus, Nick Cave, Birthday Party, Church, Daevid Allen, Bee Gees, Go-Betweens e Radio Birdman sono solo alcuni esempi dell’infinito macrocosmo musicale australiano.
La figura di Oliver Downes è in parte destabilizzante, il profilo artistico è ben lontano dalle furiose band che hanno rinvigorito l’onda wave degli anni 80 e 90, anche le leggere inflessioni post-rock di “Ultraviolet”, che potrebbero tirare in ballo i conterranei Dirty Three, sono immerse in una visionaria lettura dei canoni jazz al punto da uscirne devastati, ed è solo una connessione emotiva, quella che potrebbe allineare la voce baritonale di Oliver Downes ad alcune incursioni nel romanticismo europeo da parte di Nick Cave.

Già autore di un intrigante Ep (“At The End”), il pianista, compositore e cantante australiano mette in piedi un originale progetto art-pop, dove un ricco flusso melodico incrocia musica da camera, folk, film-music e noise.
L’essenza di “Ultraviolet” è la profanazione, intesa come metodo d’approccio alla composizione, ne è fulgido esempio la title track: cripitica e oscura ballata per piano e voce, che un coro di voci e pochi accordi di chitarra e basso trascinano in un’orgia jazz, un brano che la voce di Oliver Downes sottolinea con uno struggente minimalismo lirico.

Fondamentale l’apporto del violinista Chris Stone e del trio art-folk The String Contingent, a loro si devono gli eleganti arrangiamenti di “Heat Of The Day”, una sofisticata ballata jazz-blues dai toni chamber-pop alla Blue Nile, oltre che le divagazioni eccentriche di “Walk Away” (un duetto vocale con Brian Campeau), gustoso ibrido di dissonanze jazz e scampoli noise che per un attimo evoca Scott Walker.
“Ultraviolet” è un album atipico anche nella realizzazione, la scrittura solida e sobria delle canzoni è messa a dura prova da un approccio strumentale più attiguo al jazz, infatti l’apporto dei musicisti è parte fondamentale della riuscita del progetto.
Il pop gentile di “Never Let Me Go” è a suo modo anomalo, caratterizzato altresì da un atipico assolo di violino che sostituisce il prevedibile break di piano o chitarra, anche la solennità di “Under Quarantine” nasconde una dicotomia stilistica stimolante, noise e atmosfere gothic duellano a colpi di dissonanze e intrusioni di contrabasso, con distorsioni chitarristiche che tracimano nel caos.

“Ultraviolet” è musicalmente un album facondo, talmente denso da invogliare alla contemplazione più che alla comprensione, le suggestioni sono molteplici, chamber-pop in salsa Canterbury (“Into The Sun”), ballate in bilico tra romanticismo e decandentismo (“Hang And Abide”), leggiadrie pop (“Line Of Flight”), lussuose pagine jazz (“Fail Safe”) e inattese contaminazioni bluegrass (“Wild Sacrament”) si avvicendano in un caleidoscopico melange sonoro che non ha equivalenti nel panorama produttivo attuale.
Un’autentica rivelazione.

(05/11/2016)



  • Tracklist
  1. Never Let Me Go
  2. Into The Sun
  3. Heat Of The Day
  4. Walk Away
  5. Hang And Abide
  6. Ultraviolet
  7. Under Quarantine
  8. Line Of Flight
  9. Fail Safe
  10. Wild Sacrament




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