Omar S

The Best

2016 (FXHE) | deep-house

A tre anni dal lodato "Thank You For Letting Me Be Myself", Alex "Omar" Smith riemerge da un silenzio (quasi) assoluto con una cover quantomai eloquente in qualità di bigliettino da visita: il busto del nostro, tre quarti di spalle, intento a trafficare con cavi e conduttori di quello che sembra un sintetizzatore della primissima ora (oppure una centralina elettrica - che è poi la stessa cosa), in colori saturi, come si deve a ogni classico deep che si rispetti, e un font che tradisce la passione di Omar per i videogame, un po' NintendoTv un po' WordArt.
C'è tanto di personale, nel quarto album del producer di Detroit, non che questo sia un fattore di grande novità - stralci di vissuto e impressioni erano disseminati fin dai titoli di "Just Ask The Lonely" - ma quello che si rende evidente con "The Best" è la sintesi che viene raggiunta tra privato del contenuto e una forma ormai riconducibile e paragonabile solo al suo artefice.

Se il suo predecessore, infatti, poteva essere letto stilisticamente come un omaggio alla storia house, riportando indietro il calendario fino a risentire i treni di Düsseldorf, "The Best" elabora sulla peculiarissima e colorata visione tech-house che Smith insegue coerentemente dagli esordi e che qui giunge a piena fioritura in ognuno dei settantatré minuti di cui si compone.
Di cosa stiamo parlando, dunque? Il marchio Omar è il risultato di un'attenta, prolifica, misura di parametri. Groove solidissimi che si materializzano negli interstizi tra beat a velocità variabili e bassi ingombranti ma sinuosi, tentazioni semi-ambientali che inseriscono le tracce in un'estetica più minimalista che da dancefloor tout court, vibrazioni soulful come raramente si ascolta in tanta house contemporanea, estratti vocali che incrociano istantanee urbane da "black power", frammenti internauti e note personali che giocano con gli umori contraddittori del nostro, capace com'è di presentarsi alternativamente come anima melanconica, nerd dei bottoni e pose da sbruffone.

È questo, in altre parole, il contenuto della formula "Omar S", una ricetta accattivante ma certosina, sorretta da un'estrema dinamicità che rende sostenuti e piacevoli anche ascolti particolarmente prolissi come "The Best", che è per altro felicemente aiutato da una studiata varietà di tempi e soluzioni. Dai movimenti più "tipicamente" house (vedi "Time Mo 1", "Buggin Out" o "You Silk Suit Wearing MuLaFuk'Ka", un pezzo che poteva essere solo di Omar) ai numeri che lasciano più intravedere i tendini sintetici ("Take Ya Pik, Nik!!!", "Bitch I'll Buy Another One"), le inattese incursioni progressive-goane ("Chama Piru's"), parentesi di goduria jazz-ambientale come "Ah Revolution" fino alle casse torride di "On Your Way", brano con tutte le credenziali dell'instant-classic, inclusi "vocals" in estasi e sample pianistico.
Difficile rimproverare nulla al signor Smith, che riesce a incasellare un altro episodio di qualità eccellente che va ad accodarsi a un curriculum già ineccepibile, e che si guadagna ormai a tutti gli effetti la tessera d'oro del club dei maestri della rivoluzione neo-deep. Quello di Theo Parrish, Robert Owens e Jeff Mills, per intenderci.
Simply the best.

(20/06/2016)

  • Tracklist
  1. Time Mo 1
  2. Take Ya Pik, Nik!!!
  3. Chama Piru's
  4. Ah'Revolution
  5. You Silk Suit Wearin MulaFuk'ka
  6. Seen Was Set
  7. Bitch... I'll Buy Another One
  8. Smash
  9. Buggin Out
  10. On Your Way
  11. Heard Chew'Single
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