Painkiller

Execution Ground (ristampa)

2016 (Karlrecords) | dark ambient/dub, darkjazz

In principio fu "Naked City", progetto/supergruppo col quale, nel 1990, John Zorn avviò ufficiosamente il suo piccolo impero musicale nella downtown newyorkese. Formidabile accentratore di talenti d'area avant e sperimentale, il maverick ancora in erba diede sfogo alle sue feroci pulsioni musicali capitanando formazioni che sarebbero ben presto divenute culti sotterranei estremamente influenti.

In questo panorama di febbrile innovazione, il trio Painkiller fu inizialmente un ulteriore veicolo del nuovo verbo jazzcore, nutrito dall'immaginario perverso dell'illustrazione e documentazione gore giapponese. Solo in un secondo momento il gruppo si discostò in parte dal dominio del metal estremo per tentare nuove soluzioni espressive, inseguendo suggestioni di minor impatto acustico ma col privilegio di lasciare la propria impronta su territori ancora mai (e forse mai più) esplorati.

La tedesca Karlrecords prosegue la sua lodevole opera di rimasterizzazione (anche qui Rashad Becker) e ristampa di opere memorabili dell'avanguardia musicale in senso ampio, pubblicando per la prima volta in doppio Lp il lascito più corposo e singolare del trio, "Execution Ground" (1994). Dall'assalto frontale si passa così al più scuro ritualismo: Zorn trascina nella sua inedita visione due pesi massimi dell'hardcore come Mick Harris (ex-Napalm Death) e Bill Laswell (Massacre e molti altri), ai quali è concessa un'iniziale sessione libera di cinque minuti - tra guaiti di sax, furiosi martellamenti e rozzi rumorismi in distorsione, prototipo dei discepoli Zu - prima di un'asfissiante immersione nel più paludoso ambient-dub immaginabile.

Nebbia e fango avvolgono la sezione ritmica di "Parish Of Tama", come il lugubre tema principale di una serie Tv fra noir e thriller, dove a sprazzi emergono altri singulti e versacci schizoidi. È un universo mefitico ma mai esplicito, sottilmente crudele come lo furono due anni prima gli stessi Naked City di "Leng Tch’e", inquietante soundtrack per un'esecuzione pubblica reimmaginata da Bataille.
Ma è solamente il preludio a ciò che riserva il secondo disco: con le versioni propriamente "ambient" si paventa una discesa ancor più profonda nel buio di una mente allucinata, vuota di sentimento e gravida di voci agonizzanti e rarefatte (lo stregone Harris) che attraversano la prospettiva acustica, lasciando dietro di loro un'ombra lunga e minacciosa.

Sebbene il cambio di copertina tra l'edizione americana e quella giapponese - con la foto in bianco e nero di un'impiccagione - fosse inizialmente dovuta a questioni di censura, si può ben dire che il grumo nero pece qui riproposto da Karlrecords conservi un'evidente valenza sinestetica, tale da rispecchiare su una superficie bidimensionale l'orrido baratro evocato nelle sessioni del trio, forse a suo tempo non del tutto cosciente di ciò che germinava tra quei solchi di subdola depravazione.

(21/09/2016)

  • Tracklist
  1. Parish Of Tama (Ossuary Dub)
  2. Morning Of Balachaturdasi
  3. Pashupatinath (Ambient)
  4. Parish Of Tama (Ambient)


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