Piero Umiliani

Synthi Time (ristampa)

2016 (Schema) | elettronica, library

Nel 1971 uscirono per la piccola Omicron due singolari dischi accreditati a Piero Umiliani. Uno era "Psichedelica" (una rivisitazione in chiave lisergica e puramente strumentale della sua colonna sonora "Svezia, Inferno e Paradiso", del 1968) e l'altro un disco di pura musica elettronica, "Synthi Time", eseguita dallo stesso Umiliani al moog (anzi, al "sintetizzatore elettronico", così com'è scritto esattamente nelle note sul retro-copertina), insieme all'ausilio in qualche traccia di una spinetta e di un classico organo hammond.

Con "Synthi Time" il compositore fiorentino voleva sperimentare in chiave elettronica differenti mood e, rispettivamente, altrettanti eterogenei stili musicali comuni, dalle marcette ai walzer, al boogie-woogie ai temi western e alla bossa nova. Spesso considerata una semplice curiosità nella vasta discografia di Umiliani, "Synthi Time" ha però il pregio di essere ritenuta, col senno del poi, un'opera pionieristica nel campo della musica elettronica popolare e di consumo.
Non a caso, un altro pioniere del genere in Italia, il pavese Felice Fugazza (che aveva una cattedra di musica elettronica al Conservatorio di Bologna), realizzò il suo storico "MegaMoog" (Orly, 1975), una vera e propria reliquia discografica di tale library "sintetica", esattamente sull'esempio di questo disco del suo collega toscano.

Non a caso, i due temi che rispettivamente aprono e chiudono il disco, "Synthi Theme" e "Synthi Pianola", vanno visti come archetipi di molta novelty elettronica a venire, compresi i temi di grande successo di Jean-Michel Jarre. Il trucco era semplice, però essenziale: un buon motivetto classicheggiante non banale, ma che fosse d'effetto, grazie all'intervento del moog e di tutti i suoi filtraggi del suono. Come giustamente sottolinea il giornalista Stefano Gilardino nelle note di questa ristampa, Moebius e Roedelius tentavano strade simili in Germania (magari con un piglio molto meno pop). E' però impossibile, ascoltando "Synthi Grottesco" e la melodia cosmica di "Synthi Pastorale", non pensare a "Zuckerzeit" (Brain, 1974) dei Cluster. Sul serio, molte soluzioni armoniche e ritmiche sono piuttosto simili.

Simpatico il motivo fischiettabile di "Arabian Synthetizer" e quello sommesso (a dispetto del titolo) di "Synthi Epico". Di un certo impatto anche i suoni riverberati di "Synthi Dance" e, soprattutto, quelli fluttuanti di "Synthetic Water", in cui si ha l'impressione di ascoltare dei frammenti tratti da "Sonic Seasonings" (Columbia, 1972) di Walter Carlos.
La seconda parte del disco è invece più orientata all'easy-listening, ovviamente in chiave sintetica, come, ad esempio, in "Synthi Melody" e in "Synthi Waltz", che sono praticamente delle varianti più adulte e meno stucchevoli dell'elettronica da puro intrattenimento del Guardiano Del Faro.

Completano l'album i graziosi temi western ("Synthi West"), bossa-nova ("Synthi Bossa Nova") e boogie-woogie ("Synthi Boogie"), ma si tratta comunque di episodi del tutto minori e trascurabili in un disco che possiede altrimenti il dono della preveggenza.
Ottima, come sempre, la riproduzione grafica della copertina (specialmente se si ha la versione in vinile, che contiene anche il cd) e di tutto l'artwork originale, così come lo è la masterizzazione da parte del team della ormai sempre più preziosa Schema.

(08/03/2016)

  • Tracklist
  1. Synthi Theme
  2. Synthi Grottesco
  3. Synthi Synthetizer
  4. Synthi Epico
  5. Synthi Dance
  6. Synthetic Water
  7. Synthi Pastorale
  8. Synthi Melody
  9. Synthi Waltz
  10. Synthi Marcia
  11. Synthi Bossa Nova
  12. Synthi West
  13. Synthi Boogie
  14. Synthi Pianola






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