Prins Thomas

Principe Del Norte

2016 (Smalltown Supersound) | ambient-techno

Il producer scandinavo Thomas Moen Hermansen comincia la sua carriera a nome Prins Thomas con un paio di singoli dediti al revival disco-techno del tardo electroclash, “Goettsching” (2005) e “Fehrara” (2006). Il debutto su lunga distanza “Prins Thomas” (2010) non abbandona l’indole della produzione da ballo nemmeno quando si allontana dal club per tuffarsi nelle progressioni dei corrieri cosmici (la lunga “Sauerkraut”, “Ørkenvandring”) o in danze del fourth world di Eno-Byrne (“Uggebugg”).
Per il seguito “II” (2012) ritorna producer digitale in piccole maratone (“Bobletekno”, “Tjuokkoas Pa Karussel”), mentre in “III” (2014), a parte una “Hans Majestet” che infarcisce la “Mammagamma” di Alan Parsons di sovratoni etnici, aggiunge tono e colore ai suoi nastri di suoni, ma pecca ancora di esteriorità e autoindulgenza.

Il colosso di quasi 100 minuti “Principe Del Norte” è di certo il suo parto finora più ambizioso. La lunga, stroboscopica pulsazione di sintetizzatori di “A1” suona talmente insistita e impastata da divenire pura rifrazione elettromagnetica Terry Riley-iana. “A2” e, più avanti, “F”, sono invece delle applicazioni più volgari e leggere, secondo spettrali declinazioni disco-funk.
E’ in ogni caso solo l’overture del vasto programma. Le due jam elettroniche “B” (11 minuti) e “C” (13 minuti) sono filigrane di chitarra e battiti su cui Hermansen riversa i suoi fluidi elettronici, per farle diventare delle placide danze apocalittiche prossime alla “Dark Star”. “C” è ancor più spessa, frenetica e colorata, a tratti dissonante nel suo rallentamento d’organo chiesastico.

Finalmente, con i 12 minuti di “D” si entra in territori più propriamente techno, ma di nuovo le cose sono fuori fase: il beat è rarefatto, l’accompagnamento è il ticchettio dei compositori minimalisti, e l’atmosfera è una landa gassosa che non detona mai, soltanto intona una sorta di requiem ballabile per discoteche underground. Così, in “G” il beat si riappropria della sua leadership, pur sempre tra fontane luminescenti, e in “H” tutto si prosciuga in un rave-up robotico. Il viaggio celeste di Prins Thomas termina in ambiti tetramente terrestri.

Disegnato secondo composizioni che hanno un loro respiro infinito, e spesso si spengono in uno svanendo sibillino, dove ad ogni battuta succede sempre e comunque qualcosa, sia la variazione più microscopica o la più plateale ondata di suono. Hermansen ha dato un senso alla sua estetica di retroguardia con una delle più sfinenti maratone del genere, un solenne, magnetico, diseguale monumento a decenni di elettronica del ballo. Sono, in ultima analisi, pièce di studio sul contrappunto, per quanto libero e disimpegnato, dunque - piccola zavorra - si portano dietro anche la freddezza della catatonia. Doppio cd, quadruplo vinile.

(17/03/2016)

  • Tracklist
  1. A1
  2. A2
  3. B
  4. C
  5. D
  6. E
  7. F
  8. G
  9. H
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