Roma Amor

Una torbida estate

2016 (Old Europa Cafe) | darkfolk, folk, chanson

Tra Parigi, Ravenna e la Spagna, con il cuore immalinconito dai profumi di cucina porteños argentina (dal porto di Ravenna si leva l'àncora verso Buenos Aires ponendo nella stiva inquietudine che odora di brezze e salsedine), tornano i Roma Amor. Gratificati da tanti live, consensi, ballate di sangue e sofferenza, qualche gioia minuta, sfornano l’ennesimo album che rinnova la bellezza dell’idea artistica della coppia Euski/Candela.

Immaginiamo allora affettuosamente Alessandra “Euski” sulla rive gauche parigina, Michele Candela su quella droite, sogniamoli in un torbido, appassionato incontro nell’Ile de Saint Louis, o mentre danzano un piccolo tango tra strade deserte, ombreggiate, ballando sui toni rochi di Euski e gli svolazzi d’armonica di Michele. In questo dolcissimo incontro, tutte le liriche dei Roma Amor, Yann Tiersen seduto in disparte a Pigalle e le foglie degli olmi ingiallite che muoiono nella Parigi dei toni smorzati, mentre il crepuscolo irradia di rosso il combo romagnolo.
“Una torbida estate” ha molte di queste apparenze, metafore e allegorie del vero amore, quello che ustiona la pelle e le labbra, quello che soffre e gode, che piange e sorride lezioso, con il gusto retrò e seventies del pop di classe dei Delta V degli esordi, di quando Alice Ricciardi scopriva i primi giorni del mondo e la poesia permeava il pop d’autore degli anni 90 italici, tutto sommato da mantenere vivi nei ricordi di una musica in estinzione.
Roma Amor, darkfolk e pop d’autore: demodé nel non essere racchiusi tra paragrafi etimologici, splendidi nel cercare la propria strada passeggiando tra calli, viuzze, barrios, porti malfamati, streghe e fantasmi di epoche così lontane, così vicine.

La title track apre l’album senza nascondere la piccola evoluzione rispetto al precedente “Occhi neri”: chitarra wang di Matteo Carnio lynchiana quel tanto che basta per supportare la dolorosa fisarmonica nell’incedere cinematografico di un’Amelie che non sorride più ammirando il panorama di Montmartre, ma soffre silenziosa e pensante nella banlieue di Saint-Denis.
In quella Francia spuntano anche l’immortale “Amsterdam” di Jacques Brel, con il violino di Matt “Sieben” Howden in evidenza, mentre la piccola poesia di “Inverno” è dolore puro, solitudine non condivisa, vento che sferza il volto, cristalli di neve che ballano la giga della vita senza timore di sciogliersi.

La primavera nei Roma Amor è lontana, bizzarria di gusto per un album intitolato “Una torbida estate”, ma il titolo è l’allegoria della rimembranza più che la canzonetta radiofonica ascoltata sotto l’ombrellone. Dolce follia, un pizzico di cuore, dodici canzoni impolverate nel profondo, luccicanti e travolgenti.

(19/11/2016)

  • Tracklist
  1. Una Torbida Estate
  2. A Tus Besos 
  3. Battiti (Cuore Selvaggio) 
  4. Lies 
  5. Inverno 
  6. Mucho Mas Que Ayer 
  7. Cinderella 
  8. Der Treue Husar 
  9. Blau Blau Blau 
  10. Il Cuore 
  11. Amsterdam 
  12. Tu... Ancora Tu!
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