Ryley Walker

Golden Sings That Have Been Sung

2016 (Dead Oceans) | psych-folk-rock

Nuovo punto di riferimento per la comunità "classic (folk)-rock", Ryley Walker è certamente uno dei nuovi nomi "da copertina" del cantautorato americano, posizione conquistata con il bell'esordio dell'anno scorso, con la forza imponente dei suoi riff acustici, delle sue eloquenti interpretazioni, che hanno fatto richiamare John Martyn, Roy Harper, Nick Drake, Van Morrison, molti grandi che probabilmente lo apprezzano, o l'avrebbero apprezzato.
In "Golden Sings That Have Been Sung" è impossibile non ravvisare un netto imborghesimento della proposta di Walker: è un disco che ha la misura e il portamento di un piatto di alta ristorazione, con la sua erudita gestione degli spazi sonori, la forbita alternanza di sospensioni mistiche e rapidi accessi visionari, orchestrati con l'aiuto ben percepibile di LeRoy Bach, polistrumentista degli Wilco.

Nonostante le ovvie differenze nei riferimenti, la sensazione predominante nell'ascoltare questo secondo disco di Ryley Walker è, come negli episodi più di maniera della band di Jeff Tweedy, di pregustare un sapiente ed elaborato prodotto artigianale, che sicuramente arriva spesso a porre questioni di quanto la tecnica possa surrogare l'arte. Ma non scaccia mai la sensazione di trovarsi a distanza di un doppio vetro dalla vita vera.
Certo, è difficile anche solo pensare di esprimersi in senso negativo rispetto a un prodotto così ricercato (anche nel vero senso della parola), ma, per esempio, si può parlare, dal punto di vista strettamente emotivo, di una scenografia generale piuttosto scialba, popolata di immagini trite, come il flirt nel crooning di "Funny Thing She Said", tanto da far pensare, in fin dei conti, a un revivalismo tutto sommato scontato, spiccio.

Dal punto di vista della scrittura, i brani di "Golden Sings That Have Been Sung" sono anche meno riconoscibili di quelli di "Primrose Green" - si percepisce ancora di più il carattere prima di tutto strumentale del disco, e il fatto che la prima cosa a essere scritta siano i riff, con le linee vocali "appollaiate" e un po' casuali.
Insomma, nessuno griderà allo scandalo per il successo annunciato di Walker, star in nuce e forse destinato a palcoscenici davvero importanti, ma questo secondo disco pone forse più dubbi che conferme.

(30/07/2016)



  • Tracklist
  1. The Halfwit In Me
  2. A Choir Apart
  3. Funny Thing She Said
  4. Sullen Mind
  5. I Will Ask You Twice
  6. The Roundabout
  7. The Great And Undecided
  8. Age Old Tale
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