Suuns

Hold/Still

2016 (Secretly Canadian) | experimental rock, electronic

In ottica si usa il termine rifrazione per indicare la deviazione che un'onda subisce quando, passando da un mezzo all'altro, la sua velocità di propagazione cambia. È un po' quello che accade alla formula sonora dei Suuns con "Hold/Still": l'onda (lunga) è la stessa del precedente "Images Du Futur", ma è stata immersa, anzi deviata in un luogo più profondo, dove la luce fatica a farsi largo e il battito diventa irregolare, le certezze si incrinano, la componente psichedelica assume le sembianze di un'allucinazione post-industriale.

Ritornati alla base dopo l'estemporanea collaborazione con Jerusalem In My Heart, i Suuns proseguono la personale esplorazione di una contemporaneità sintetica e ossessiva nel suo caotico e imprevedibile moto. Proseguono, appunto, ma allo stesso tempo manipolano, rivedono, riscrivono: perché sì, c'è un filo sottile ma tenace a tenere uniti l'attuale e il precedente capitolo di una discografia che inizia finalmente a prendere una fisionomia definita, ma c'è anche una altrettanto evidente necessità di discrepanza, di frattura, di auto-estraniazione insita nel codice genetico del combo di Montreal. Una necessità di frenare, direbbero loro, che non significa tuttavia rinunciare a compiere nuovi passi avanti, con tutti i rischi e le incertezze che tutto questo comporta.

Per andare avanti, i Suuns hanno prima di tutto spezzato il cordone ombelicale che li lega alla sempre più sorprendente scena di Montreal. Niente più Jace Lasek dei Besnard Lakes in cabina di regia, al suo posto John Congleton, produttore specializzato nel far maturare definitivamente le giovani promesse della scena indie (per maggiori informazioni rivolgersi a St. Vincent e Chelsea Wolfe). In seconda istanza, è l'approccio stesso a cambiare: niente più rifiniture e sovraincisioni alla ricerca della perfezione, qui si cerca la scintilla che accende la magia, e per trovarla non resta che gestire il tutto in presa diretta.

Il linguaggio parlato in "Hold/Still" è un inedito idioma che sta tra il post-punk, l'elettronica e l'immaginario kraut: a tratti frammentato da una rigorosa punteggiatura, altrove libero di svilupparsi in modo più estroverso, senza mai però poter raggiungere un climax - come ben racconta la parabola di "UN/NO".
Si avvertono, ancora, echi dei Radiohead del terzo millennio, ma questa volta il retaggio è solo una minima per quanto significativa parte dell'insieme: i battiti pulsanti di "Mortise And Tenon", e ancora di più "Brainwash", che nuota nelle stesse placide acque della vecchia "Pyramid Song" prima di sbattere contro quelle bordate elettroniche che da metà brano in poi ne vanno a imbrigliare la traiettoria dentro una sorta di catena di montaggio mai così oscura e dissonante. Anche il rumorismo di "Fall" è soggetto a pause e ripartenze, come se ci si trattenesse a un centimetro dal caos più totale. Ma a farsi largo tra le pieghe di "Hold/Still" è anche un approccio ieratico che trova in "Instrument" e ancora più nell'ossessiva "Resistance" (con Ben Shemie che recita come in trance "Resist!" all'infinito) le sue definitive espressioni.

Snodo centrale tra le due parti dell'opera, "Translate" decide di schiudersi a un'impronta melodica che trova linfa nel suo moto ascendente e progressivo, sospinto da propulsioni motorik e un immaginario notturno preso in prestito dai Suicide. La componente melodica tornerà in "Nobody Can Save Me Now", ma in una veste electro-acustica decisamente compassata.
E che il finale di "Hold/Still" sia più propenso ad assecondare gli istinti avanguardisti del combo canadese lo si capisce appieno nella lunga (oltre 7', la più estesa dell'intero lotto) parabola di "Careful", che fluttua sospesa tra soundscape e attutiti omaggi a James Holden, mentre la successiva "Paralyzer" assume cadenze al tempo stesso felpate e sinistre, che invitano l'ascoltatore a lasciarsi irretire nelle loro trame.
I cambi di passo di "Infinity" chiudono con nuove ombre l'album più ambizioso, difficile e compiuto dei Suuns, pervaso da una luce nera che irradia senza scottare.

(02/05/2016)



  • Tracklist
  1. Fall
  2. Instrument
  3. UN-NO
  4. Resistance
  5. Mortise and Tenon
  6. Translate
  7. Brainwash
  8. Careful
  9. Paralyzer
  10. Nobody Can Save Me Now
  11. Infinity




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Recensioni

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