The DMA's

Hills End

2016 (I OH YOU/Infectious/Mom + Pop) | britpop, britpop revival, indie rock

Erano gli anni 90 e l'idea della "Cool Britannia" si faceva prepotentemente largo dopo la fine del thatcherismo. Fu in quel calderone di ottimismo e patriottismo, in quel sentore di libertà, in quella rinascita economica e culturale che si venne a creare, anche piuttosto goffamente, il fenomeno del britpop. Durò un soffio, ma furono decine i gruppi britannici (e non) che a quel sound si ispirarono negli anni successivi: dai primi Radiohead ("Pablo Honey" ne era influenzato fino al midollo), agli onnipresenti Coldplay, fino a Starsailor, Arctic Monkeys, Kasabian, Kaiser Chiefs e, in parte, The Strokes e i vari progetti di Pete Doherty. Eppure negli ultimi tempi era ormai forte il sentore che pian piano quei suoni, quei ricordi, si stessero sedando, se persino due dei protagonisti di spicco di questa storia, i fratelli Gallagher, sembrano aver ormai gettato la spugna.

E invece, nel 2016, quasi per caso, ci ritroviamo nelle orecchie, come se nulla fosse cambiato, ritornelli molesti, una voce particolarmente cadenzata, chitarrine jangle. E no, per fortuna non sono tornati i Beady Eye. A suonare sono gli australiani DMA's, ma nelle loro vene scorre sangue britannico. E' sufficiente ascoltare il brano di apertura di "Hills End", "Timeless", per assistere, dopo pochi secondi, alla magia: le pareti si ricoprono di poster delle Spice Girls e dei Backstreet Boys, su Mtv passano "Loser", Daniele Groff vince Sanremo Giovani, John Frusciante è "uscito dal gruppo", ci si chiede se realmente i Lunapop abbiano plagiato gli Ocean Colour Scene e la scelta più importante è schierarsi con chi dice "Oasis" o con chi dice "Blur".

Ascoltando i DMA's, dunque, l'effetto-nostalgia è a portata di mano, così come anche il gioco dei rimandi: nelle dodici tracce che compongono il disco è possibile riscontrare echi degli Stone Roses e dei La's, ma anche dei Blur di "Leisure" e dei primi Arctic Monkeys, eppure ciò che ne esce fuori non è un melting pot caotico e informe, ma anzi un disco di buone canzoni, il più delle volte didascaliche ma fresche ed efficaci. Come il miglior britpop d'annata, infatti, anche la musica dei DMA's ruota intorno ai singoli (ben quattro quelli già pubblicati!): le gallagheriane "Too Soon" , che pare aprirsi già in media res, "Lay Down", "In The Moment" e la più rilassata "Delete", tutta melodia acustica, delay e troppe parole, scelta da Dave Rowntree come "traccia del giorno" nel suo show XFM, nel luglio 2014.

Ma qualcosa si muove anche oltre l'impostazione standard da Oasis wannabe presente nella prima parte dell'album: "Straight Dimensions" richiama più il pop anni 80 che quello della decade successiva, così come le chitarre sognanti della conclusiva "Play It Out", mentre "Melbourne" mette insieme la collosità britpop con un'estaticità tipicamente shoegaze/dreampop. Tutte tracce che dimostrano che i DMA's potrebbero andare oltre l'hype scatenato dalla etichetta di "nuovi Oasis" che si son fatti cucire addosso, scatenando persino l'ira di Noel Gallagher (non che fosse difficile). E, perché no, dar vita a una nuova ondata di britpop revival.
Perché, al di là della rassicurante reminescenza nostalgica dei "good old days" che l'ascolto dei DMA's fa emergere, forse c'è ancora bisogno di canzoni come "Blown Away". Di ritagliarsi uno spazio in cui tutto sembra andare un po' meglio, in cui questo vecchio, folle mondo sembra fermarsi. O forse tornare indietro.

(06/04/2016)



  • Tracklist
  1. Timeless
  2. Lay Down
  3. Delete
  4. Too Soon
  5. In The Moment
  6. Step Up The Morphine
  7. So We Know
  8. Melbourne
  9. Straight Dimension
  10. Blown Away
  11. The Switch
  12. Play It Out




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