The Goon Sax

Up To Anything

2016 (Chapter Music) | indie-pop, rock

Essere figlio di un musicista è, in linea di massima, un fardello piuttosto ingombrante per chi decide di intraprendere la stessa strada del genitore. Tant'è vero che potremmo snocciolare su due piedi qualche dozzina di esempi che avvalorano tale affermazione, magari gli stessi a cui state pensando pure voi, ma in verità il caso di cui andiamo a parlare è una di quelle fortunate eccezioni che confermano la regola. Il padre in questione è Robert Forster, uno dei pilastri dei Go-Betweens, e il figlio intenzionato a seguirne le orme è Louis, a sua volta uno degli autori de The Goon Sax, terzetto completato dal chitarrista James Harrison e dalla batterista Riley Jones.

Alla faccia dei rispettivi 17/18 anni di età, i tre australiani dimostrano nell'esordio “Up To Anything” di saper maneggiare una formula indie-pop-rock spigliata nella scrittura e piuttosto seriosa nei toni. D'altronde il ruolino è già quello dei predestinati: il contratto immediato con la storica Chapter Music, le date di spalla a gente come Us Girls e Blank Realm, le parole dolci delle testate musicali americane e britanniche. Le cose si sono fatte subito molto serie per il trio di Brisbane, la cui apparente imperturbabilità alle pressioni esterne fa il paio con il sentimento tanto forte quanto straniante che attraversa le canzoni.
La fedeltà all'estetica casual del pop indipendente anni 80 non è infatti in discussione, e l'aneddoto della batterista, diventata tale dopo appena un mese di lezioni, non può non portare alla memoria l'entrata di Naomi Yang (da completa improvvisata del basso) nei Galaxie 500, e di conseguenza la loro magia naif. “Telephone”, con il suo basso parlante, quella sorta di fagotto-cartoon, è il manifesto de The Goon Sax in questo senso, con la confessione di James Harrison che ricorda l’ingenuità del giovane Wareham, il suo straniato minimalismo (bella anche la chiusura “Icecream (On My Own)”).

È però con un sentimento più oscuro e inquieto – talvolta distaccato, talvolta sprezzante – che i Goon Sax rappresentano il mondo che li circonda. Un mondo popolato da teenager irrequieti, tecnologie superate, relazioni in fase di disfacimento, e tradotto in musica con un pop-rock chitarristico che sa essere a seconda dei casi oscuro oppure spigliato (o entrambe le cose contemporaneamente).
E qui il parallelo con il vicino Dunedin sound è altrettanto d'obbligo, se si guarda ai saltelli della title track e in generale al suono metallico e al fare distratto (l'abulia come espressione di ribellione), che però si declina nella scrittura in brani che si avvicinano più al materiale Sarah che a quello Flying Nun, in generale ("Boyfriend", "Susan").

Infatti, l'amore – dichiarato – per i Pastels si avverte nel jangle-pop della brillante “Boyfriend” e nelle trame in chiaroscuro di una “Sometimes Accidentally” che faticosamente trattiene una tensione sul punto di esplodere. L'Americana un poco scolastica ma efficace di “Up To Anything” fa invece il paio con l'indie-rock di “Home Haircuts”, il cui andamento blandamente scanzonato sembra fare il verso ai Pavement di “Range Life”.
Come piccole variazioni di un preciso canovaccio, i dodici brani in scaletta giocano sulle sfumature: l'ottima “Telephone” punta sui cambi di tempo, “Sweaty Hands” si dota di uno dei migliori ritornelli del lotto, “Maggie” sconfina in territori power-pop e “Icecream (On My Own)” chiude il sipario con liriche vagamente surreali.

“Up To Anything” è dunque la miscela di immaginari e sonorità che i tre australiani, per motivi anagrafici, non hanno mai vissuto e dunque possono assemblare e sovrapporre con il vantaggio di chi si trova fuori dai contesti originari. Ma è anche il manifesto di una band inesperta eppure già in possesso di una scrittura cristallina e sempre calibrata, nonché di un immaginario ben definito e altrettanto efficacemente interpretato. Doti tutt'altro che scontate per dei diciassettenni alla prima esperienza discografica, a prova rinnovata che il talento vale più dell'esperienza, almeno nell'arte. Decisamente una spanna sopra anche agli altri nomi indie-pop scovati dalla Chapter Music (Twerps, Dick Diver).

(04/04/2016)

  • Tracklist
  1. Up To Anything
  2. Sometimes Accidentally
  3. Target
  4. Telephone
  5. Home Haircuts
  6. Boyfriend
  7. Sweaty Hands
  8. Susan
  9. Making The Worst
  10. Anyone Else
  11. Maggie
  12. Icecream (On My Own)
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