Theo Ceccaldi & Roberto Negro

Babies

2016 (Tricollectif) | jazz

La Tricollectif è una giovane etichetta francese che in pochissimi anni di attività ha pubblicato una ventina di album, sia nel formato digitale che fisico. "Babies", già disponibile in download gratuito a partire dal dicembre 2015, è stato ora stampato anche in formato cd. Si tratta di un'esibizione live (registrata benissimo, tanto che pare incisa in studio) di due concerti eseguiti il 2 e 3 luglio 2015 al "music-club" parigino Triton dall'affiatato e giovane duo composto dal violinista (di chiare origini italiane) Théo Ceccaldi e dal pianista italiano (ma parigino di adozione) Roberto Negro.

Va subito detto che la qualità principale di questi due giovani musicisti (entrambi sui trent'anni di età) è quella di non fossilizzarsi su un banale e trito jazz da salotto (così come viene oggi proposto dal 90% delle formazioni jazz italiane, anche le più blasonate), bensì di proporre una ricetta sonora per quanto possibile inedita. L'esperimento può dirsi per ora riuscito solo a metà. Il difetto primario è forse quello di esagerare con uno stile fin troppo ardito e, alla fine, poco comunicativo. Personalmente, rimango fermamente convinto che l'arte, per poter sul serio ambire a essere considerata tale, non dovrebbe mai porsi in maniera troppo intellettuale, ma in una giusta misura tra vera comunicatività e puro intelletto.

Purtroppo, Ceccaldi e Negro cadono in pieno nella trappola del cerebrale assoluto, a dispetto delle loro innegabili qualità tecniche e strumentali. Peccato, perché tra le sette romanze per pianoforte e piano qua raccolte, il lungo e incalzante excursus di "Ninin" si mangerebbe in un sol boccone quasi tutta la produzione jazz "made in Italy" odierna, così come la bella composizione da camera "Hochet", paradossalmente (e inconsapevolmente) simile a un tema che Ennio Morricone scrisse per "L'Anticristo" (1974 - tra l'altro, una delle sue colonne sonore più sottovalutate, insieme a "Chi l'ha vista morire?", del 1972, per la quale il Maestro romano avrebbe sul serio meritato un Oscar) e il breve intermezzo sperimentale di "Bilboquet", con le corde del pianoforte che vengono solo pizzicate a mano.

La vena puramente contemporanea di "Couffin", invece, alla lunga annoia, non sfruttando appieno una buona intuizione di fondo, ovvero quella di iniziare il brano in maniera timidamente aleatoria per poi sfociare in un finale con una partitura da camera in stile Bela Bartok, sicuramente non banale. Un certo tedio lo si prova pure ascoltando "Biberon", brano dal tono troppo accademico, che verrà sicuramente apprezzato da chi fa studi di conservatorio. Meglio allora "Bavoir", con i suoi suoni sordi e sparuti, disseminati qua e là in cinque miniti e mezzo di durata. Sulla stessa falsariga si colloca la finale e sommessa "Tétine".

Se il duo Ceccaldi e Negro avesse realizzato un solo Ep invece che un album intero, di sicuro il giudizio finale sarebbe stato ben più lusinghiero. Comunque la stoffa c'è, e si nota in questi due ragazzi un vero background musicale, non fatto di quei soliti quattro nomi che ogni studente di conservatorio jazz conosce solo a menadito, ripetendoli pedantemente e pedissequamente all'infinito. Attendiamoli quindi a una riprova, augurando loro ogni bene e la volontà di fare di meglio.

(07/03/2016)

  • Tracklist
  1. Hochet
  2. Biberon
  3. Bilboquet
  4. Couffin
  5. Bavoir
  6. Ninin
  7. Tétine
Theo Ceccaldi & Roberto Negro on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.