John Tilbury / Derek Bailey

Playing With A Dead Person

2016 (Bolt) | free improvisation

Si tratta forse di una sottolineatura banale, perché riguarda una circostanza di cui facciamo continuamente esperienza: ma è ugualmente lecito ed emozionante ricordare che l'ineguagliabile potere dell'arte è quello di surclassare la morte, di renderla un accadimento del tutto ininfluente nell'ottica dell'espressione stessa. Ma solo chi è ancora vivo può prendersene carico, perpetuare il lascito, compiere l'incompiuto.

John Tilbury
e Derek Bailey erano cari amici: pur avendo entrambi sempre dato una determinante propulsione alla scena impro inglese, non sono mai riusciti a trovare il tempo - o meglio, il momento adatto - per incontrarsi da soli in studio di registrazione. Lo racconta con sorridente nostalgia il pianista ottantenne, a oltre un decennio dalla morte di Bailey, forse il più radicale chitarrista d'avanguardia del secolo scorso, che sino all'ultimo ha resistito alla sindrome del tunnel carpale stabilendo un dialogo creativo con la graduale degenerazione della sua manualità.

Con una licenza ironica che può occasionalmente permettersi soltanto l'autentico gentleman, Tilbury paragona il proprio intervento a una sorta di profanazione, come se si fosse realmente messo in dialogo con un defunto. In realtà, come si evince dalla sua testimonianza e dalla sovraincisione dei materiali d'archivio di Bailey, con questo memento musicale il pianista ha avvertito chiaramente, una volta di più, tutta la vitalità dell'amico e artista scomparso, l'irruenta audacia di quello stile istintivo, così irto e frammentario, guidato dal puro accostamento di dissonanze e tocchi obliqui sulle corde.
Tilbury propone la sua replica a quell'imperscrutabile idioma con altrettanta pervicacia, riattingendo ai più estrosi short pieces di John Cage per piano preparato ed emulando le stoccate di Bailey con un'alternanza a piacimento fra tasti "sordi", tonfi, rimbalzi, lunghe risonanze feldmaniane ("Birthday Party II") e rapidi tintinnii non consequenziali.

Quelle che compongono il brevissimo Lp edito da Bôłt Records somigliano a pagine estratte da un art journal, redatte con eleganti collage (non)musicali e verbali, stralci casuali di un racconto molto più articolato ma per il quale in definitiva sarebbe difficile, se non inutile, trovare parole adatte, esempi condivisibili, storie (della musica) e aneddoti esaustivi, atti a inquadrare qualcosa che nel complesso, e per sua intima essenza, rimarrà sempre, volutamente sfuggente.

Ciò che stupisce ogni volta, perlomeno chi gode di una certa sensibilità aleatoria - una discontinua, inspiegabile e casuale fascinazione per il caso stesso - è l'incontrare puntualmente la poesia nell'anti-significante, come se già la sola volontà di trasmettere un pensiero o un sentimento ne compromettesse, anche in parte, l'efficacia, laddove il parziale e l'effimero vi giungono nella maniera più sobria, del tutto incontaminata dall'intento. Non poteva esserci un tributo altrettanto sincero e appropriato alla memoria di Derek Bailey.

(27/05/2016)

  • Tracklist
  1. Birthday Party I
  2. Birthday Party II
  3. Birthday Party III
John Tilbury / Derek Bailey on web


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