Ulan Bator

Abracadabra

2016 (Acid Cobra / Overdrive) | post-rock, alt-rock

Amaury Cambuzat è uno di quei musicisti che non ama sovraffollare il mercato, che esce con un nuovo disco soltanto quando ha davvero qualcosa di buono da proporre al proprio pubblico. Basti pensare che “Tohu-Bohu” nel 2010 arrivò sul mercato a un quinquennio dal precedente “Rodeo Massacre”, pur se intervallato dall’indispensabile antologia dei primi anni “Ulaanbaatar 1993-1998”.

Oggi il nuovo "Abracadabra" dimostra quanto la scrittura del chitarrista/cantante francese (che l’Italia ha felicemente adottato dai tempi del Consorzio Produttori Indipendenti) si mantenga di altissimo livello, efficace nel condensare scale emozionali post-rock e muri di suono che lambiscono certo noise mai esasperato, la chiave giusta per coniugare le dinamiche di scuola Mogwai con le sperimentazioni rumoriste d’oltre Atlantico.

“Abracadabra” si presenta come un lavoro a tratti cupo, quasi sciamanico (“Longues Distances”), dove si lascia il giusto spazio a momenti introspettivi (la prima parte di “Ether”) e praterie al tramonto (la conclusiva “Protection”), ma nel quale non mancano mai la tensione elettrica (“Saint Mars”), certe spire shoegaze (“Radiant Utopia”) e le opportune sonicità tipicamente nineties (”Golden Down”).

Ci sono due tracce in particolare che qualificano il nuovo lavoro degli Ulan Bator, vale a dire “Coeurrida” e soprattutto la vibrante “Evra Kedebra”, la quale prende a prestito dissonanze di evidente derivazione sonicyouthiana. Saranno questi gli sprazzi che resteranno in un ipotetico greatest hits definito della band.
Ma per stilarlo non c’è fretta: dopo oltre un ventennale di onorata carriera il signor Cambuzat si mostra al mondo ancora in grandissima forma. C'è tempo per i resoconti finali...

(30/01/2016)

  • Tracklist
  1. Chaos
  2. Longues Distances
  3. Coeurrida
  4. Ether
  5. Saint Mars
  6. Evra Kedebra
  7. Holy Wood
  8. Radiant Utopia
  9. Golden Down
  10. Protection
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