Wilco

Schmilco

2016 (Dbpm Records) | americana, alt-country

Che ci fosse una sorta di "ritorno alle radici" lo avevamo ben compreso vedendoli sul palco quest'estate.
I Wilco, simpaticamente accusati negli Stati Uniti di essersi trasformati col tempo in una rock band per padri di famiglia (quindi virtualmente innocui), hanno affrontato il tour 2016 proponendo una scaletta più rigida del solito e incastonando i bis all'interno di un set raccolto, dai tratti quasi bluegrass.

Band stanca e ripiegata su se stessa, impegnata a fornire conforto e rassicurazione al proprio pubblico in luogo delle visioni avanguardistiche e personali sin qui tratteggiate? "Schmilco" giunge in tempo reale a darci delle risposte, e a un primo ascolto francamente correrebbe il rischio di essere ricordato come il prodotto di una formazione ormai priva dei guizzi che resero memorabili quasi tutti i dischi fin qui realizzati. Compreso quello "Star Wars", risalente a poco più di un anno fa, che certificava (nel titolo, nella copertina, nella modalità di pubblicazione, nell'atteggiamento generale quasi "garage") la nuova vena divertita e ironica di Jeff Tweedy, qui ribadita dalla scelta di affidare la simpatica copertina illustrata alle mani del fumettista spagnolo Joan Cornellà.

In "Schmilco" (che pur proviene dalle medesime session di "Star Wars") gli scenari proposti sono invece fondamentalmente acustici, lasciando sullo sfondo qualsiasi vena sperimentale, eccezione fatta per i rumorismi ideati da Nels Cline in "Common Sense" (che qui è il brano "da ricordare", l'unico slancio davvero "avant" nelle dodici tracce messe in sequenza) o nelle obliquità di "Quarters", sublimata dal drumming sopraffino di Glenn Kotche (oltre al capo mastro, i due veri fuoriclasse del dream team restano loro, c'è poco da fare).
Se amate i Wilco, anche questa volta avrete di che stropicciarvi gli occhi al cospetto delle sublimi raffinatezze acustiche di "Normal American Kids", delle vellutate morbidezze di "If I Ever Was A Child", delle progressioni giocate di fino in "Cry All Day", degli sfregamenti elettrici nella beatlesiana "Locator".

Ma a ben vedere, faremmo non poca fatica a immaginare una qualsiasi di queste canzoni all'interno di un ipotetico greatest hits di sempre della formazione di Chicago: non ce la farebbero né l'andatura irresistibile di "Nope" e "Someone To Lose", né i ritmi cadenzati di "Happiness", né la ricercata dolcezza di "Shrug And Destroy" e "Just Say Goodbye", che chiude il disco con un sottile velo di malinconia. Oppure forse è semplicemente troppo presto per tirare conclusioni affrettate su canzoni che hanno il vitale bisogno di decantare: magari riusciranno col tempo ad avere la forza di affiancarsi ai grandi classici.
In effetti, Tweedy e compagnia si confermano songwriter eleganti e illuminati, non lo scopriamo certo oggi: sanno come scrivere una bella canzone, mantenendo quella cura artigianale, quell'attenzione ad ogni minimo particolare, che ha contribuito a renderli una band di successo mondiale.

Manca però la scintilla, lo slancio, il sussulto determinante, quello che è sempre arrivato non solo nelle pietre miliari del gruppo ma anche in lavori più recenti, basti ricordare la "Bull Black Nova" compresa in "Wilco - The Album" (2009) o la "Art Of Almost" che nobilitava "The Whole Love" (2011).
"Schmilco" è però saturo (e ce ne accorgiamo in maniera esponenziale moltiplicando gli ascolti) di quei germi che riusciranno a infettarvi, pronti a insinuarsi sottopelle: prestategli attenzione in cuffia, riservategli tutto il tempo che richiede (e che merita) e vedrete che lo apprezzerete tanto quanto le storiche pietre miliari della band.

Ognuno ha i suoi Wilco preferiti (e i miei sono quelli di "A Ghost Is Born"), ma giù il cappello davanti a una formazione che continua a dimostrare un'innata propensione al cambiamento, che continua a muoversi pur assomigliando sempre e soltanto a se stessa, mantenendo un'elevatissima qualità in tutte le produzioni immesse sul mercato.
Protagonisti di una traiettoria fra le più intense, eccitanti e qualitativamente rilevanti di tutta la storia musicale contemporanea, proseguono con "Schmilco", il decimo lavoro in studio in carriera (senza considerare quelli condivisi con Billy Bragg), il processo - iniziato da Tweedy ai tempi degli Uncle Tupelo - di upgrade del concetto moderno di "Americana", dopo aver già ampiamente contribuito a sdoganarla nel nuovo millennio a uso e consumo di un pubblico sempre più vasto e adorante. Perchè al mondo c'è chi suona e chi riscrive le regole del gioco.

(09/09/2016)

  • Tracklist
  1. Normal American Kids
  2. If I Ever Was A Child
  3. Cry All Day
  4. Common Sense
  5. Nope
  6. Someone To Lose
  7. Happiness
  8. Quarters
  9. Locator
  10. Shrug And Destroy
  11. We Aren’t The World (Safety Girl)
  12. Just Say Goodbye








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