WOW

Millanta Tamanta

2016 (42) | alt-pop-rock

E non aver paura perché
Non ci avranno mai
Tutto il male che arriva
Trasformerò in amore

Una copertina floreale che sembra un richiamo agli autoritratti di Frida Kahlo, un titolo preso da una favola di Gianni Rodari in cui l’espressione “Millanta tamanta” ha un’accezione nonsense ma anche onomatopeica, a primo impatto l’ultimo album della band romana WOW pare curato nei minimi dettagli. Registrato durante il tour del precedente “Amore” e uscito lo scorso maggio, risulta sostanzialmente una sperimentazione lunga 9 tracce il cui fil rouge è un sound che si ripete inesorabile canzone dopo canzone.

Quello degli WOW è un genere impossibile da definire: spazia dalla canzone classica italiana in stile Mina al punk alla maniera dei Cccp, e dà la sensazione di un lungo tuffo in un’atmosfera anni 60 rivisitata in chiave contemporanea. Sono Leo e China che danno le voci, ed è immediato il paragone con Francesco Bianconi e Rachele Bastreghi dei Baustelle, dei quali riprendono non solo le melodie ma anche il modo di cantare. Il richiamo è palese nel brano “Il mondo”, in cui le voci si accompagnano e sostengono a vicenda: le note più acute di lei intrecciate a quelle calde di lui fanno riemergere alcune atmosfere di “Amen”, in particolare la complicità, sia vocale che emotiva, tra due persone totalmente isolate dal mondo esterno.

Tra le influenze si può annoverare anche Maria Antonietta, soprattutto per quanto riguarda alcuni testi: la frase “Tu che parli a me, che guardo lui, che pensa a lei, che vuole te” di “Ah ah ah” rimanda alla morbosità di alcuni testi scritti dalla cantautrice pesarese, in particolare all’omonimo album del 2012.
Con “Il caldo” ritornano invece nitidi i suoni del passato, tanto che la canzone si sarebbe prestata bene per un’esibizione alla “Bussola” degli anni 60. Ricordi di una “estate enigmistica” trascorsi tra la spiaggia e il mare, con un velo di nostalgica amarezza rivolti al passato. “Arriva arriva” è invece opera dell’amico Calcutta, ormai onnipresente nella scena alternativa romana e non solo. Un testo che parla di vita comune, rassegnazione e malinconia malcelata, nel pieno stile del cantautorato indie romano e che si adatta bene alle atmosfere dell’album.
Chitarre, bassi e ancora chitarre, spezzati qua e là da un oboe – come nel pezzo in francese “Le pointeur de Fleury” - e da sonorità distorte e psichedeliche, che emergono soprattutto nell’angosciante “Bianche”, fanno di “Millanta tamanta” un disco piacevole da ascoltare ma che lascia un senso di incompletezza e insoddisfazione, un lavoro introspettivo ma allo stesso tempo fine a se stesso, in cui non traspare maturità artistica né una direzione verso cui continuare il percorso musicale.

Gli WOW hanno quel sapore di gruppo di nicchia che utilizza frasi come “Ma le nostre canzoni mi parlan di te”, dediche d’amore d’altri tempi difficili da concepire in un contesto radiofonico e invece perfette per un intimo concerto sulle spiagge di Ostia. Tuttavia, nonostante alcuni pezzi siano orecchiabili, il loro è un miscuglio di influenze che non ha né originalità né carattere, anzi sembra qualcosa di già sentito. Proprio per questo “Millanta Tamanta”, pur essendo un disco relativamente breve, rischia di annoiare e di essere ascoltato nell’ottica di una continua ricerca alla canzone che colpisce e cattura, e che però non arriva mai.

(29/07/2016)

  • Tracklist
  1. Aria
  2. Il mondo
  3. Ah ah ah
  4. Le mie manie
  5. Arriva arriva
  6. Le Pointeur de Fleury
  7. Il caldo
  8. Bianche
  9. Millanta Tamanta
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