Xylouris White

Black Peak

2016 (Bella Union) | experimental fusion, folk, post-rock

Il duo composto da George Xylouris e Jim White ritorna a distanza di due anni dal debutto “Goats” (Other Music Recording, 2014) con un disco per Bella Union prodotto nuovamente da Guy Picciotto (Rites of Spring, Fugazi). A differenza del lavoro con cui avevamo conosciuto il duo – un album quasi interamente strumentale, riflesso delle loro intense performance live e di uno stile legato all’improvvisazione – “Black Peak” è maggiormente incentrato sulla forma-canzone. Le linee, le armonie e le figure sono infatti costruite sulla voce di Xylouris e sul suo cantato in lingua greca, sebbene le composizioni sostanzialmente mantengano le originali caratteristiche di “Goats” riconducibili alla tradizione secolare del liuto del cretese Xylouris, membro di uno storico clan di musicisti greci, e all’inventiva post-rock della batteria dell’australiano Jim White, colonna portante della band Dirty Three.

L’incipit del primo brano, dal titolo omonimo “Black Peak”, suggerisce subito la chiave su cui hanno lavorato i due autori, fondendo melodie di liuto dagli echi mediterranei e figure ritmiche rock serrate. La batteria è spesso lasciata sola con la voce, mentre il liuto a tratti si trasforma in uno strumento solista prendendo spazio in assenza della voce. I tre strumenti si ricongiungono in un vorticoso finale “fortissimo”, che ci fa entrare appieno dentro il disco.
La successiva “Forging” – una delle migliori tracce di “Black Peak” – si costruisce similmente, avviandosi in maniera aperta e circolare, per favorire lo sviluppo della strofa, e virando poi in uno strumentale quasi punk. “Hey, Musicians” sospende completamente il tempo e dà quasi la sensazione di far sparire la pulsazione, spezzata dalla batteria ma sostenuta da un cantato suggestivo e dalla dinamica del liuto. “Hey, Musicians” è un’evocazione senza inizio né fine, forse un richiamo a quello spazio di contaminazione rappresentato dal Mediterraneo e dalle sue culture musicali. Troviamo anche un ospite speciale ai cori, Bonnie Prince Billy, che partecipa con una melodia senza parole alla crescente intensità del sussurrato “Erotokritos (Opening)”, un brano pieno di sensualità.
Se “Short Rhapsody” ci riporta allo stile strumentale di “Goats”, “Pretty Kondilles”, invece, è la composizione che probabilmente trova il migliore equilibrio tra canzone, forma aperta e improvvisazione.

Chiude il disco la splendida “The Feast”, oltre sette minuti in cui Xylouris (e) White duettano con la lira e la voce di Psarandonis, quel padre musicista con cui George ha suonato fin dall’infanzia. È la chiusura di un cerchio perfetto, costruito sulla sincronica “fluidità” – così la definiscono i due musicisti – che si stabilisce tra batteria, liuto e voce. Aggiunge Xylouris sul sito di Bella Union: “As we work together we can see the horizon is always open”.
Con “Black Peak” il duo greco-australiano trova un punto di comunione artistica e culturale ideale tra la musica folklorica secolare di Xilouris e la musica post-rock contemporanea di White. Un album prezioso di un fascino assoluto, che può solo crescere, ascolto dopo ascolto, senza sciogliere i suoi enigmi. Un dono – e non una perdita – dal 2016.

(21/12/2016)

  • Tracklist
1. Black Peak
2. Forging
3. Hey, Musicians
4. Erotokritos (Opening)
5. Short Rhapsody
6. Pretty Kondilies
7. The Feast
Xylouris White on web


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