Yello

Toy

2016 (Universal) | techno-pop, pop-house

Avete presente la barzelletta da quinta elementare in cui lo svizzero finisce col fare la parte dello stolto? Ora, tralasciando la circostanza per cui gli svizzeri primeggiano in molti campi, e che appunto di barzelletta si parla (ok trattasi di captatio benevolentiae, non foss’altro che per i nostri lettori ticinesi, in cui di certo mi imbatterò), urge qui sottolineare che gli Yello da Zurigo stolti non lo sono affatto, ma anzi sono dei punti di riferimento assoluti dell’elettropop planetario.
Ancor di più: se i Kraftwerk sono i creatori del verbo elettronico in salsa popular, gli Yello possono annoverarsi tra gli apostoli che lo hanno sparso per il mondo, a fianco dei vari Y.M.O., Omd, The Human League e via dicendo.  

A ben vedere, si tratta di un gruppo irresistibile sin dalla sua line-up: quale band può vantarsi di avere un ex-camionista a comporre le musiche (Boris Blank) e un campione di poker, provetto golfista e milionario dalla nascita (l’ineffabile Dieter Meier) che si occupa di voce e testi? E poi guardateli, signori: esteticamente un must assoluto da trentotto anni, né più né meno, a giocarsi con gli Sparks la palma del duo più elegante, bizzarro ed eccentrico del globo.
Ma torniamo alla nostra barzelletta e ribaltiamola, perché il racconto dell’album potrebbe proprio iniziare così: “Ci sono un tedesco, un italiano, un americano, un canadese che si trovano insieme per comporre delle canzoni, ma poi arrivano due svizzeri che si fregano tutti gli spartiti e li mettono su cd…”.  

Già, perché l’effetto di “Toy” è proprio quello di far confluire sulle medesime frequenze la perizia sonora di Ralf Hutter, la cassa dritta di Giorgio Moroder, i gigioneggiamenti esistenziali di Iggy Pop e la dissimulata ironia del crooning di Leonard Cohen. Il tutto però assemblato con la sapienza di chi detiene quella pietra filosofale che lo fa suonare inconfondibilmente... Yello, appunto.
Visti i riferimenti, almeno sul versante “amici elettrici”, già ci figuriamo gli arditi del synth-pop di marca eighties nell’atto di leccarsi i baffi. E invece no! Rimettete a posto la lingua, e lasciate perdere i mustacchi di Meier e  Blank, giacché le vicende di “Toy” iniziano proprio dove finiscono quegli anni 80. Da dove cioè la stagione aurea del synth-pop, inteso come movimento, dal suo letto di morte consegnava il testimone, per mano degli “highlander” Pet Shop Boys e Depeche Mode, alla techno-house destinata a imperversare nel decennio successivo (in attesa della  resurrezione degli anni Zero, ma questo è un altro discorso).

Più Frankie Knuckles che Heaven 17, più i Kraftwerk di “The Mix” che  quelli di “The Man Machine”, insomma. Ma non è solo  un vorticare di gambe sul dancefloor, come quelli scientemente esibiti in “Limbo” (un ritorno agli afrori di “Vicious Games”?)  o in “Cold Flame”, anzi.
Ci sono passaggi ultraconfidenziali, come il sublime duetto  Meier-Malia di “Stairlight Scene”, che Leonard Cohen avrebbe di sicuro inserito in uno dei suoi disconi tipo “I’m Your Man”, oppure il downtempo di gran classe di “Kiss The Cloud”, con la voce di Fifi Rong che rimanda dritta ai debutti di Lana Del Rey, quando cioè la bella fatalona americana ancora non se la credeva troppo.

A fianco degli stilosi beat da cocktail a bordovasca (“Give You The World”, l’esotica “Blue Biscuit”, o “Dialectical Kid”, in cui giurereste di udire i fasti neoelectro che furono di Lcd Soundsystem), c’è persino spazio per situazioni più cupe e sperimentali , come nel trittico che chiude l’album:  “Magma” che rievoca la “Zoolook era” di Jean Michel Jarre, “Toy Square”, magistrale bignamino deep-techno, e la voluttà di “Frautonium” sospesa fra minimalismo e le improvvisazioni che furono dei The Future, nell’algida Sheffield di fine anni 70.  Troppa grazia, troppa maestria: largo alla vegliarda classe made in Switzerland, mentre noi applaudiamo, levandoci il cappello con riverenza. Oh Yeah!

(29/12/2016)



  • Tracklist
  1. Frautonium Intro 
  2. Limbo 
  3. 30,000 Days 
  4. Electrified II
  5. Cold Flame (featuring Malia) 
  6. Kiss the Cloud (featuring Fifi Rong) 
  7. Stairlight Scene
  8. Tool Of Love
  9. Give You the World (featuring Malia) 
  10. Dialectical Kid
  11. Dark Side 
  12. Pacific AM
  13. Blue Biscuit 
  14. Lost In Motion (featuring Fifi Rong)
  15. Magma 
  16. Toy Square
  17. Frautonium 
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