zeitkratzer + Keiji Haino

Stockhausen: Aus Den Sieben Tagen

2016 (Karlrecords) | contemporanea

Non si può certo dire che Reinhold Friedl e il suo ensemble dimostrino una riverenza incondizionata verso i maestri del passato: un progetto come quello di zeitkratzer sembrerebbe, al contrario, voler ristabilire un anno zero della musica d’arte, mettendo al centro dello studio e dei programmi di sala i linguaggi musicali più audaci e sovversivi degli ultimi decenni. Tuttavia alla spiccata predilezione per un crossover dissacrante - ma tutt’altro che ironico - si affianca un selezionato omaggio ad alcuni numi tutelari dell’avanguardia storica - alla “old school”, come titolano i tre album dedicati ad altrettanti esponenti del secondo Novecento - vale a dire John Cage, Alvin Lucier e, per l’appunto, Karlheinz Stockhausen.

La registrazione live qui presentata segna dunque il ritorno a una delle opere più singolari del pioniere tedesco: persino nell’amplissimo e variegato corpus compositivo di Stockhausen, infatti, il ciclo ideato nel corso di sette giorni nel maggio 1968 risulta essere un caso isolato, ispirato da dichiarate circostanze di crisi individuale. Una partitura verbale, comune a tutti i musicisti coinvolti, e significativamente memore della vulgata hippie diffusasi in quel periodo storico: lui la chiamava “musica intuitiva”, oggi non esiteremmo a catalogarla (forse erroneamente) come improvvisazione, in parte tangente all’alea controllata delle cue cards di John Zorn.
Alla performance in oggetto ha voluto aggiungersi anche Keiji Haino, già coinvolto in un programma a parte ma attirato dall’occasione di contribuire con la propria voce a questo cerimoniale d’avanguardia.

“Esegui un suono con la certezza che disponi di tempo e spazio infiniti”: questa l’indicazione che introduce e conclude le coordinate di “Unbegrenzt” (illimitato), seguita da un invito a riflettere sul senso stesso dell’agire e sulla natura del suono indipendentemente da ciò che lo provoca. Coerentemente, Haino va da subito assumendo la statura dello sciamano: totalmente assorto nell’ipnosi generale, lascia quasi del tutto da parte la cifra stilistica delle sue grida sgraziate per favorire l’emersione di vocali gutturali, analoghe alla sacra sillaba dell’Oṃ.
Con la richiesta di produrre una “vibrazione” al ritmo del corpo, del respiro, del pensiero, dell’universo e via dicendo - “Verbindung” (connessione) copre un più vasto raggio espressivo, dai furiosi pigolii a ridosso del ponticello del violino agli armonici cangianti ed evasivi di una viola spettralista alla Gérard Grisey, sfiorando con i fiati - clarinetto, corno e trombone - persino lo ieratico contemplazionismo del jazz ECM.
L’autoesplicativa “Nachtmusik” seguirebbe idealmente il ritmo del sogno, e dunque dello stato di subcoscienza: soffi e sfregamenti acromatici di varia origine si intersecano nell’ombra, laddove gli ànsiti soffocati di Haino divengono un’eco lontanissima e nondimeno raggelante.

Un passo isolato per brevità e stile è “Intensität”, basato sulla creazione e il prolungamento di singoli suoni che scaturiscano dal calore umano e dalla più totale abnegazione verso il suddetto suono. Gli zeitkratzer sembrano interpretare il testo in maniera più sbarazzina, come la provvidenziale libera uscita attraverso cui concedersi una rapida sequenza di “botta e risposta” tra le parti, una brevissima cronologia del caso dove anche il vocalist nipponico può finalmente dar sfogo alla sua vena più tragica e dadaista.
Ultimo anello del programma e dell’intero opus, “Setz Die Segel Zur Sonne” (salpa verso il Sole) presenta una particolare eloquenza di concetto, improntata com’è a una lenta ascesi microtonale: “[...] Mantieni la tonalità e ascolta quelle degli altri - tutte insieme, non individualmente - e sposta lentamente il tuo tono finché non raggiungi la completa armonia e l’intero suono si trasforma in oro, in un puro fuoco luccicante”.
In maniera appena percepibile, la trance di fiati e archi porta a compimento una sublimazione meditativa nello stile del conte Scelsi, andando però incontro al buio astrale di Ligeti, spaventoso e assoluto.

“Non voglio una seduta spiritica. Voglio musica”: questa, nonostante tutto, era l’espressa volontà di Stockhausen, e gli zeitkratzer non hanno mai mancato di rispettarla - qui come nella prima registrazione in studio, dal sound ancor più prorompente. Come regola generale, Friedl e soci mettono al bando il concettualismo fine a se stesso, riempiendo l’universo musicale di “vibrazioni” primordiali avulse dal tempo storico e , se per questo, da qualsiasi individualismo autoriale.

(24/02/2016)

  • Tracklist
  1. Unbegrenzt
  2. Verbindung
  3. Nachtmusik
  4. Intensität
  5. Setz Die Segel Zur Sonne
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