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Music In Eight Octaves

2017 (Immediata) | avanguardia

Se avete il polso della situazione in tema di avanguardia extra-accademica, negli ultimi anni avrete di certo incrociato la musica di Anthony Pateras e la sua etichetta Immediata: due nomi che sono giunti a rappresentare un fervore e una frenesia creativa inarrestabili, attraverso un catalogo che vede coinvolti numerosi protagonisti della stessa scena al fianco del pianista e compositore australiano – nel cui portfolio spiccano vari progetti per label di culto come Tzadik, Ipecac ed Editions Mego. Un musicista senza compromessi, virtuoso e massimalista, che in più occasioni ha dimostrato di voler spingere i linguaggi del post-serialismo in una dimensione assolutamente libera da schemi, più vicina all'improvvisazione che all'esecuzione in senso classico.

Questo è l’undicesimo capitolo dei 15 complessivi di cui sarà costituito il catalogo Immediata, e vede la partecipazione del connazionale Chris Abrahams, conosciuto principalmente in qualità di pianista nel trio The Necks.
Registrato nel 2005, “Music In Eight Octaves” è il risultato della sovraincisione di quattro tracce audio registrate dai due performer su ciascuna ottava del pianoforte, senza apparente obiettivo oltre quello di erigere un vero e proprio “wall of piano”, una cortina di singoli suoni così fittamente affastellati da non permetterne nemmeno un’elaborazione d’insieme. Violento e respingente, il lungo brano-patchwork fa pensare all’ultimo analogo esperimento di Thomas Brinkmann, una rigorosa rappresentazione astratta dell’incubo totalitarista.
Accordi gravi e progressioni atonali si susseguono a una velocità vertiginosa, accentuando il carattere di tour de force sotto ogni aspetto, specie per un habitué della ripetizione come Abrahams, ieratico e riflessivo nel solenne ritualismo della formazione minimal-jazz.

Quest’ultima depravazione sonora non rende certo giustizia al talento estroso di Pateras, che con la furia ipercinetica di “Music In Eight Octaves” punta a una stimolazione acustica affine al noise estremo d’area nipponica, col risultato che questi cinquanta minuti diventino coscientemente ardui e interminabili. Decisamente più sofisticate e coinvolgenti, per esempio, le altrettanto estese saturazioni ricercate nei dialoghi con il violino di Erkki Veltheim, inaugurati nel 2015 con la prova acustica “Entertainment = Control”, e quest’anno nella veste drone amplificata di “The Slow Creep Of Convenience”.

(04/07/2017)

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