7C

Compartment C

2017 (DaAmbula) | avant-rock, jazz-rock

Base a Lanciano (Chieti), i 7C varati da Davide Di Virgilio, batteria, e Giuseppe Iubatti, double bass, assoldano Claudio Carozza all’analog noise e debuttano con “Discopatia” (2012), una collezione di jam medio-lunghe per trio, o meglio per tre tecniche giustapposte (tastiere e sorgenti elettroniche, ambito avanguardista, un basso che prende le veci del jazz, e una batteria che spazia dallo swing al tribalismo). Il secondo “Red Spider” (2013) prova, senza grandi esiti, a espandere lo spettro a sax e clarinetto (Fabio Della Cuna).

Le cose cambiano abbastanza duramente per il terzo “Compartment C”: tornati alla line-up di trio, l’elettrica di Tony Berardinucci, rimpiazzante Carozza, orienta quasi in toto il sound del progetto. E’ comunque una rivoluzione anche d’intenti, in un elogio (negativo) della de-umanizzazione. Per quanto possenti suonino le ultrasincopi jungle e le scariche di glissando Hendrix-iani di “Approaching A City”, o la botta distorta e il virtuosismo vanesio di “Eye And Ear Control” (doppio tributo ad Ayler, nel titolo e nello spezzone che apre e chiude il brano), o la tecnica mista di post-rock e industrial di “Eleven A.M.”, si va sempre allo scatafascio in tifoni free-jazz o vertiginose improvvisazioni collettive.

Nella seconda parte, il trittico “Yonkers”/”Depression”/”The End Of The Day”, si arriva al verdetto: vince la macchina, soverchiante sull’uomo. “Yonkers” parte con una progressione quasi Gong-iana ma muta, sempre con irrazionalità, in balletto per ominidi cibertronici. Un ameno florilegio alla Jarre inaugura “Depression”; sommersa dagli spasmi del distorsore, finisce per diventare un misto di techno, punteggiatura distorta e risate decerebrate. La chiusa, “The End Of The Day”, è però più astratta che robotica, un battito raspante di elettronica rarefatta che sviluppa un misterioso dialogo dell’assurdo, al confine col puro panneggio.

Davvero difficile riporlo nel calderone del rock strumentale, pur di certo avanzato, nonostante le carte in mano non manchino: riff e assoli metal, elettronica al curaro, interplay che dirompe (in luogo della loro originaria sottigliezza cervellotica). Ancor più avanzate sono, però, le voglie (o le manie) da compositori dei tre, che portano il disco poco distante dall’arte creativa tout-court, con una prima parte fantasiosa - impressionanti i tempi complessi suonati al fulmicotone da Di Virgilio - e una seconda immaginifica, approfondita e ricca di dettagli. Pur con andazzo dissestato, possiede una coerenza interna ammirevole. Riproposto per intero dal vivo in “Live Baltar” (2018), libero download, con l'inedito “Denti di Dracula”.

(13/12/2017)

  • Tracklist
  1. Intro
  2. Approaching A City
  3. Eleven A.M.
  4. Eye And Ear Control
  5. Yonkers
  6. Depression
  7. The End Of The Day
  8. Outro
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