Adriano Zanni

Disappearing

2017 (Boring Machines) | ambient

Il ravennate Adriano Zanni si ripresenta sullo scenario elettronico italiano e internazionale, dopo quasi un decennio di silenzio, con il singolo “Falling Apart” (2017) e, ancora meglio, con la cassetta “Soundtrack For Falling Trees” (2017), un crescendo di grandiosità a sua volta cadenzato in crescendo, da masse aeriformi in sommovimento (“Fake Trees”), a un ampio tumulto sinfonico (“Lonely Trees”, “Fallen Trees”), a un impeto paradisiaco (“Dead Trees”).
E’ un antipasto che si riallaccia a “Piallassa” (2008) operazione prima musicale e poi fotografica basata su “Deserto Rosso” di Antonioni, ultimo lavoro a nome Punck (che aveva fruttato, tra gli altri, gioielli elettroacustici come “Nowhere Campfire Tapes”, 2005, e “A Constant Migration”, 2006), e anticipa una nuova opera maggiore, “Disappearing”.

Ci sono grosso modo tre sezioni. La prima è descritta solo dai dieci minuti di “Dreams And Falling Trees”, conciliabolo di sussurri di streghe attorno al fuoco, un sortilegio che nella seconda metà s’invola in alture immani Klaus Schulze-iane, un discreto apice di descrittivismo naturalistico. Molto meno convincenti sono i due pezzi ritmati da nove minuti, “About The End, Without Beginning” (apocalissi di stridori e tremori che gira a vuoto, sciupata da un ritmo industriale e, ancor peggio, da un parlato di chiusa) e “What Is Left” (fallito dialogo tra un raffazzonato battito digitale e uno scenario catastrofico fin troppo distante e attutito).
Infine, nei due componimenti più brevi di chiusa Zanni si rituffa con sicurezza nell’elettroacustica: “In The Distance”, fibrillante e cacofonica, ma oscura, forse il vero tocco di classe di tutto il disco, e l’ancor più filologica, Schaeffer-iana eponima “Disappearing”.

L’atmosfera è abbastanza precisa, i suoni tutto sommato ben rifiniti (pur infettati da una certa confusione), l’ascolto non manca di momenti di fascino in qualche modo subliminale, ma ciò che conta nel suo primo disco a proprio nome, un unico aiuto da parte di Alessandro Calbucci (chitarra dei Sedia e altri), è l’aspetto scenografico: la claustrofobia evocata dal chiaroscuro di toni in scala di grigio, l’agorafobia della tridimensionalità degli scenari (dove, davvero, si tasta la mano della sua maestria).
Avanzato risultato tecnico, inferiore quello artistico.

(11/12/2017)

  • Tracklist
  1. Dreams And Falling Trees
  2. About The End, Without Beginning
  3. What Is Left
  4. In The Distance
  5. Disappearing (The Last Trip)
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