Alt-J

Relaxer

2017 (Infectious) | alt-pop, folk

I nuovi Radiohead? Semmai gli ennesimi Mumford and Sons (in senso ironico, sia chiaro). Ma evitiamo queste etichette perché, volenti o nolenti, gli Alt-J ne sono già ricoperti da stampa e fan. Ricominciamo dall'alfa e dall'omega, o meglio dall'1 e dallo 0.
Il primo teaser di questo "Relaxer" fu un codice binario: "00110011 01110111 01110111", traducibile con "3WW", ovvero il primo singolo del nuovo disco, accompagnato da un breve video glitchato tratto da "LSD: Dream Emulator". Stop. Cos'è "LSD", vi potreste chiedere. Nessun richiamo alle droghe di beatlesiana memoria (malgrado l'acronimo del gioco significhi "Lucy In The Sky With Dynamite"), bensì un capolavoro videoludico dei tardi 90's per Playstation One firmato da Osamu Sato, che permetteva al giocatore di esplorare mondi onirici, liberamente tratti dai sogni dello stesso Sato, appositamente ricostruiti con modelli geometrici. Il videogioco fu subito cult, nonostante le figure bizzarre e inquietanti che popolavano quei sogni virtuali e una colonna sonora altrettanto snervante composta da oltre quattrocento pattern sonori elettronici creati da Sato e successivamente remixati anche da µ-Ziq e DJ Ken Ishii. L'artwork e il mood grafico di "Relaxer" è ispirato alle ambientazioni geometriche e surreali di "LSD", ma - a detta di Newman e colleghi - il resto no. I contenuti dei brani provengono da suoni folk, storie popolari, dal romanzo "Com'era verde la mia valle" e altre piccole scintille di creatività. Tuttavia, temo di non essere d'accordo. "LSD: Dream Emulator" è il fulcro dell'intero album, nonché un'allegoria del modo stesso di scrivere canzoni degli Alt-J.

Andiamo con ordine. "3WW" intona quel giro di chitarra acustica per aprire le porte a un loop di beat ovattati e chitarra. Il suono evoca aridità (e ovunque si getta il paragone con i Tinariwen), prima di ibridarsi con passaggi di art-rock che potrebbero ricordare molto vagamente i Velvet Underground. Il testo resta approssimativo e non commuove particolarmente, anzi suona arrogante nel verso centrale che invoca: "I just want to love you in my own language". A guardarci meglio attorno, ci accorgiamo di essere nel sogno a tema western del videogame. Le emozioni, i personaggi, i suoni restano nient'altro che modelli poligonali, delle ricostruzioni grafiche utili a generalizzare e agglomerare significati, ma non a spiegarli. L'ambientazione desertica virtuale prosegue tra texture color sabbia, una terrificante e inappropriata reinterpretazione di "House Of The Rising Sun" (realizzata con la sovrapposizione di ben venti chitarre acustiche, violini e qualche ventata di synth) e il pesantissimo epitaffio folk "Last Year", reso ascoltabile solo dall'intervento di una eccellente Marika Hackman.

Ma niente paura: in "Relaxer" si passa anche per l'ambientazione confusionaria della metropoli, e tra battiti elettronici e accordi acustici veniamo proiettati in "Hit Me Like That Snare" che, con un "Fuck you/ I'll do/ What I wanna do", fa finta in modo maldestro di essere un pezzo punk, finendo per somigliare a una pessima cover dei Gang Of Four. Lo sfondo onirico cittadino passa anche per il ghetto, rappresentato con una godibile "Deadcrush", tirando fuori il lato migliore del trio britannico, con un crossover di ritornello hip-hop e cori bollywoodiani su di un affresco di sospiri e percussioni quasi industriali.
Per chi non ne avesse abbastanza del "Trono di Spade", c'è anche l'ambientazione medievaleggiante ed esoterica, evocata dalla drammatica "Adeline" e dalla totalmente fuori luogo "Pleader", che tira in ballo persino la musica sinfonica (nella sua declinazione più commerciale, ricordando, difatti, la sigla di una serie firmata Hbo). Si salva per potenza espressiva il ritornello cantato in codice binario (forse il primo della storia) di "In Cold Blood", che risveglia gli Alt-J degli esordi.

Trentanove minuti di disco che finiscono per essere un viaggio attraverso cliché di generi musicali, mondi di un videogame che simula la realtà tramite semplificazioni e segni riconoscibili anche per un ragazzino. "Relaxer" è un eterogeneo - fin troppo - collage di sonorità che vuole essere "strano per essere strano" (citando un celebre Boe Szyslak in riferimento all'arte post-moderna), perdendo ogni senso in un mash-up di generi. Malgrado questo disco segni uno stato confusionale dell'identità degli Alt-J, non si può tralasciare che gli ibridi weird di "An Awesome Wave" hanno segnato l'indie-pop contemporaneo, fornendo intuizioni interessanti ad altri artisti emergenti e non; dunque ci si augura che almeno "Relaxer" e i suoi sogni buggati possano essere lo spunto per nuove e più profonde esplorazioni sui generis.

(04/06/2017)



  • Tracklist
  1. 3WW
  2. In Cold Blood
  3. House of the Rising Sun
  4. Hit Me Like That Snare
  5. Deadcrush
  6. Adeline
  7. Last Year
  8. Pleader


Alt-J on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.