Angèle David-Guillou

En mouvement

2017 (Village Green) | instrumental, neoclassical

Archiviato in maniera imprecisata il progetto Klima, a suo modo il viatico per lasciar esprimere il lato più autoriale e “pop” della musicista francese, da parecchi anni a questa parte Angèle David-Guillou firma musica col suo nome di battesimo, depennando pressoché del tutto l'aspetto vocale dalla propria formula ed esaltando allo stesso tempo le attitudini compositive, da sempre fiore all'occhiello dell'ex-voce dei Piano Magic, ma mai come ora primattrici pressoché esclusive del processo creativo.
Laddove “Kourouma” quattro anni fa vedeva l'artista cimentarsi in un saggio di filiformi e immaginifici bozzetti per solo pianoforte, con “En mouvement”, il secondo album di questo nuovo percorso in musica, il discorso si fa ben più articolato e complesso, traducendosi in un carnet di nove brani dall'ispirazione multiforme e sfaccettata, riuniti sotto il tema comune del movimento, come lo stesso titolo del disco d'altronde ribadisce. Considerata la caratura della firmataria, nonché la pluralità dei riferimenti, tutt'altro che limitati alla sfera musicale (si passa dal minimalismo di Philip Glass alla musica barocca, da spunti cinematografici alla situazione politica internazionale), l'idea di movimento abbraccia un'intera galassia di significati, che non si riflettono soltanto nella modulazione ritmica ma anche nella relazione tra i vari strumenti (accanto al pianoforte, un notevole comparto di sassofoni, altri fiati e archi), nella spazialità delle composizioni, nella modulazione e nelle coloriture dei vari elementi. Tutt'altro che l'ennesimo disco “modern classical” dai connotati intimisti e atmosferici, a ben vedere: con un impianto concettuale semplice ma inventivo, e una palette sonora sfruttata al massimo del potenziale, il secondo album di David-Guillou mostra pienamente tutta la personalità e il carattere che lo contraddistinguono, inquadrando ancora meglio tutte le qualità che già ai tempi del precedente moniker non avevano faticato a palesarsi.

Movimento apparente, movimento nascosto, assenza di movimento: la compositrice interpreta il “tema” nella più totale libertà, affidandolo a partiture eclettiche e dal personalissimo tocco cameristico, sfruttando appieno le peculiarità timbriche di ciascuna componente strumentale. I sassofoni, in particolare, finiscono per essere modulati e trasfigurati in modo da estinguere quasi del tutto le automatiche associazioni con l'universo jazz, richiamando invece i tratti di ottoni barocchi e legni medievali. È il caso di “Desert Stilts” (ispirata da un passaggio di un libro di Georges Gurdjeff), dalla complessa struttura metrica e dalla vibrante architettura di archi, in cui i fiati sfidano il timbro dell'oboe e s'infiltrano tra le ariose trame vocali. Un discorso analogo vale però anche per la precedente “V For Visconti”, in cui la dedica alla “donna guerriera” Maria Bianca Visconti diventa il pretesto per accorpare in un unico insieme antico e contemporaneo, attraverso la ripetizione di moduli melodici in cui corni e sassofoni percorrono a ritroso il tempo, impostandosi su toni che rimandano in filigrana alle ambientazioni quattrocentesche del soggetto preso in esame.
Altrove il discorso si fa ancora più interessante. La title track riprende l'opera di Glass e ne esalta le intuizioni alla base del suo colossale operato, giocando sul rapporto tra ripetizione e cambiamento, il loro continuo bilanciarsi e scontrarsi alla ricerca di nuove forme di stabilità e interazione. “Vraisemblance”, d'altro canto, adotta un diverso metodo compositivo, sviluppando la vivace linea melodica principale all'intersecarsi delle parti di pianoforte e di violino, col violoncello a entrare e uscire dal discorso centrale a suo piacimento, mantenendo una certa baldanza ritmica.

Pervaso da un'eleganza sopraffina, da un senso di compostezza che non abbandona anche i momenti più concitati, “En mouvement” si configura anche come percorso emozionale, viatico attraverso cui David-Guillou fissa riflessioni personali e nuove tappe del proprio sentiero di vita. In “Respiro” (dedicata all'omonimo film di Emanuele Crialese) la compositrice infonde una docile vena di romanticismo nel lento ondeggiare di pianoforte e fiati, quasi una sorta di alba speranzosa al riscoprire se stessi e le proprie potenzialità.
“Too Much Violence”, scritta il giorno prima dell'attacco al Bataclan, trae spunto dalla questione dei migranti in un gioco di rimandi tra le spiritate scansioni vocali à-la Laurie Anderson e le risonanze iper-minimali del pianoforte, lasciate esprimere in tutta la loro commovente intensità.
In un perfetto equilibrio tra ambizioni intellettuali, limpidezza esecutiva e trasporto comunicativo, il secondo album strumentale dell'artista francese esalta ogni singola stilla di quel talento già evidenziatosi pienamente con le prove a nome Klima, ma sbocciato in una veste che sa manifestare la finissima personalità dell'autrice anche facendo a meno del più immediato contributo vocale. Per quanto piacerebbe poter ascoltare un nuovo ciclo di canzoni, il recente corso espressivo di Angèle David-Guillou non lascia affatto rimpiangere la decisione effettuata.

(11/01/2018)

  • Tracklist
  1. En mouvement
  2. V For Visconti
  3. Desert Stilts
  4. Exocet
  5. Vraisemblance
  6. Respiro
  7. Iznik Flowers
  8. Pas de loup
  9. Too Much Violence


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