Artcore Machine

I A, II A, III A

2017 (Xonar Records) | dark-ambient, glitch, idm, rhythmic noise

Artcore Machine è il progetto electro-industrial di Moreno Padoan (fondatore della Xonar Records e titolare del progetto sperimentale Otur Boyd) e Roberto Beltrame, quest'ultimo musicista italiano dedito a suoni dove la Idm più cervellotica incontra il rhythmic noise. Qui il duo unisce le forze, consegnandoci una formazione che dal 2009 ha pubblicato diversi album, Ep e singoli digitali, unendo ora riff grevi con ritmiche digitali e spezzate, ora atmosfere industriali dallo stampo tecnologico con pulsioni e distorsioni, ora suoni ambient e momenti di noise puro e cacofonico, in una ricerca caratterizzata dal sincretismo sonoro.

Arriviamo quindi ad oggi, con la trilogia pubblicata in digitale e di recente compiuta, caratterizzata da tre parti, ognuna a sua volta divisa in due tracce: “IA”, IIA” E “IIIA”, rispettivamente ripartiti nei pezzi “Ar m a” e “N oe x it”, “Mass Extinction Gadgets” e “Ivolv 2”, “Elastic Gardens” e “Fi end”, per un totale di sei episodi che raggiungono anche durate superiori ai venti minuti. Un concentrato di movimenti dalla natura mutevole, dove strati drone e dark-ambient vengono tempestati da ritmiche incalzanti e glitch digitali, mentre atmosfere da fabbrica abbandonata incontrano muri di suono che sfociano nell'harsh-noise (tenere in mente episodi di Prurient quali “Arrowhead” o la produzione di Mikko Aspa come Grunt per avere un riferimento su quest'ultimo aspetto).
Partiamo quindi con i suoni tecnoidi della prima traccia di “IA”, tra momenti ambient dal gusto onirico e pulsioni sommesse, passando poi a ritmi isolati che evolvono in viaggi cosmici dalle reminiscenze retrò, ma ben calati in un suono attuale. Intervengono di seguito violenze distorte e drammatiche, in un crescendo che possiamo definire cinematico, brutale e dalle connotazioni digital-noise che rimandano a certe cose di un Alec Empire nei suoi momenti più nichilisti.

La seconda sessione, “IIA”, ci offre nella sua seconda traccia un suono sospeso che rimanda alle sperimentazioni di inizio anni Settanta, salvo poi aggiungere glitch minimali, e più in là distorsioni improvvise e battiti da fabbrica, mantenendo comunque sempre connotati ambient ben delineati e vicini al field-recordings, mentre l'ultima parte della trilogia, “IIIA”, viene perfettamente esemplificata nei giochi melodici della sua prima traccia, dai synth diafani e dagli effetti robotici, presto violati da cacofonie Idm, ma anche dalla sua seconda emanazione, dedicata invece a un dark-ambient misterioso e oscuro, dove suoni gotici e battiti monolitici ci accompagnano fino a esplosioni corrosive e distorte, morendo poi tra sussurri malevoli.
In definitiva, un'opera particolare, che può risultare ostica per chi non è avvezzo a certe sperimentazioni e scuole di pensiero della musica elettronica, lontana dall'ascolto distratto, così come da ogni logica funzionale al dancefloor. I Nostri si cimentano in episodi suggestivi che hanno senso all'interno delle loro sessioni, dandoci capitoli sonori di un viaggio personale che richiede un certo grado di attenzione e di gradimento per certe derive sonore. Consigliata agli ascoltatori che desiderano mettersi in gioco. 

(11/11/2017)

  • Tracklist
AI
  1. Ar m a
  2. N oe x it


AII

  1. Mass Extinction Gadgets
  2. Ivolv 2


AIII

  1. Elastic Gardens
  2. Fi end


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