Bedouine

Bedouine

2017 (Spacebomb Records) | folk-pop, songwriter

Sembra un racconto già sentito, una di quelle storie che un artista ama raccontare quando è alle porte della notorietà. La protagonista è Azniv Korkejian, una ragazza nata ad Aleppo che coltivava un sogno: poter incidere le sue composizioni. Poi, un giorno di marzo dell’anno 2015, la giovane autrice trova il coraggio di chiedere a Matthew E White (dopo aver assistito a un suo concerto) il suo indirizzo mail per potergli inviare alcuni demo.
La risposta non si fa in verità attendere molto, dopo solo due settimane il musicista, produttore, arrangiatore, nonché fondatore della Spacebomb, colpito dalla naturale ed essenziale bellezza delle canzoni, offre un contratto alla giovane Aznin.

Nata in Siria, cresciuta in Arabia Saudita e poi trasferitasi in America con la famiglia grazie alla green card, Bedouine (da adesso la chiameremo con il suo nome d’arte) ha trovato nell’etichetta di Richmond terreno fertile per il suo stile folk-retrò. Matthew E White ha seguito con passione l’evoluzione del progetto, consigliando a un certo punto alla giovane Azniv e all’amico e produttore Gus Seyffert di prosciugare gli arrangiamenti fino ad allora realizzati, al fine di estrarre tutta l’essenza lirica delle canzoni (ben trenta), sulla quale ricostruire una scena sonora più naturale ma pur sempre sontuosa.
A dispetto del nome, c’è ben poco delle sue origini arabe nelle dieci tracce scelte per questo primo album: il tono è confidenziale, mai sopra le righe, le canzoni sono liricamente ricche alla maniera della prima Joni Mitchell, nonché sensuali e raffinate al punto da evocare la grazia di Astrud Gilberto. Come una moderna Judee Sill, l’autrice predilige una dimensione sonora atemporale, dove alla natura folk-soul delle sue canzoni far corrispondere arrangiamenti misurati ed eleganti.
Le orchestrazioni di Trey Pollard e le ingegnose strutture chitarristiche di Smokey Hormel donano una preziosa e discreta enfasi al minimalismo lirico delle composizioni, che si intingono di atmosfere noir in “Summer Cold” o di scarne soluzioni blues nell’intensa “Solitary Daughter”, toccando la perfezione emotiva nell’incantevole matrimonio in chiave soul tra la voce e l’orchestra di “Dusty Eyes”.

Nella musica di Bedouine c’è la stessa eleganza di K.D. Lang era-“Shadowland” (“Back To You”, “One Of These Days”),  grazie soprattutto a un perfetto controllo delle infatuazioni orchestrali, che in altre mani rischiavano di incoraggiare derive mainstream e invece vestono con classe canzoni armonicamente ardimentose e mai banali (“Mind's Eye”), nonché quell’attimo fuggente dove le radici armene di Bedouine fanno finalmente capolino (“You Kill Me”).
A volte durante l’ascolto viene naturale pensare ad artiste del passato come Shelagh Mc Donald o Anne Briggs, o alle contemporanee Laura Marling e Natalie Prass (i cui echi sono comunque presenti), c’è lo stesso gusto per il dettaglio e per sonorità forbite ma lievi e mai invadenti.
E se tra le fitte trame poetiche e i cristallini accordi chitarristici di “Heart Take Flight” vi sembrerà di scorgere le stesse atmosfere di Nick Drake, non meravigliatevi, la giovane cantante arabo-americana ha molte carte da giocare e senza alcun dubbio ci riserverà altre sorprese in futuro.

Nel frattempo lasciatevi incantare e non sentitevi in colpa se i vostri sogni torneranno a essere ingenui e delicati come quelli della vostra gioventù, a volte la magia della musica è più forte della razionalità.

(19/11/2017)



  • Tracklist
  1. Nice & Quiet
  2. One Of These Days
  3. Back To You
  4. Dusty Eyes
  5. Solitary Daughter
  6. Summer Cold
  7. Mind's Eye
  8. You Kill Me
  9. Heart Take Flight
  10. Skyline
 






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