Belief Defect

Decadent Yet Depraved

2017 (Raster) | post-industrial, techno, noise, downtempo

"Decadent Yet Depraved" è l'album di debutto del misterioso duo Belief Defect. Pubblicato dalla celebre Raster (ex-Raster-Noton), l'album mostra nuove interessanti evoluzioni per l'etichetta di Olaf Bender, che qui s'immerge completamente nelle acque oscure di una distopica elettronica post-industriale di stampo apocalittico, tanto che il lavoro non sfigurerebbe su label di nicchia come Hands o Ant-Zen.
Non aspettatevi glitch o fredde astrazioni minimali alla Alva Noto: qui siamo dalle parti di una musica transgenica che mette assieme schegge di electro-industrial, post-techno, noise e ritmiche downtempo, realizzata utilizzando con disinvoltura una strumentazione che va da Reaktor ai sintetizzatori modulari Eurorack.

Non è dato conoscere l'identità dei due artisti che, come Belief Defect, hanno esordito live al Berlin Atonal, o meglio, sappiamo chi sono ma abbiamo promesso di non rivelarlo nemmeno sotto tortura. Tutto ciò che è dato sapere è che sono due nomi molto conosciuti nell'ambito di un certo tipo di musica elettronica underground.
Il nome del progetto si riferisce alla "monothematic delusion", una patologia psichiatrica che qui diventa una metafora nichilista che coinvolge gli ambiti della politica, della religione e del sociale. I titoli dei brani sono abbastanza espliciti al riguardo: "Submission Of Thought", "No Future", "No Hope No Fear" ecc.
Nessuno spazio per le utopie o per attitudini positive di sorta, tantomeno per forme di nostalgia del passato, ma solo per l'angoscia senza speranza del "divenire", una sorta di rizoma nero e avvizzito, senza linee di fuga praticabili in un futuro hi-tech, colorato e consolante, in cui ormai non crede più nessuno. Non si torna indietro da quello che è un viaggio catartico nelle paure del nostro tempo, nutrite e cresciute da visioni sci-fi di stampo cyberpunk e da incubi body-horror.

"Decadent Yet Depraved" non è un album facilmente collocabile in qualche nicchia della musica "di genere" post-industriale e non è nemmeno riconducibile alle forme contemporanee di techno-industrial per il dancefloor. Non c'è un assalto ritmico alla Ancient Methods o alla Sandwell District, ma costruzioni ritmiche lente e angoscianti che montano progressivamente come avviene in "Unnatural Instinct", implodono su se stesse ("Opium Den") o mettono in gioco ardite e disperate fughe in avanti ("Deliverance" e "Disembarking Horizons") tra visioni introspettive, deflagrazioni noise e dark-ambient escapista ("Fake Disciples").

La cover del lavoro è stata realizzata da Sarah Sitkin, una talentuosa artista di Los Angeles, e mostra meglio di tante parole l'anima del progetto Belief Defect: due frammenti di quelle che sembrano delle maschere mortuarie sono state abbandonate su una sabbia bianca come cenere. Sullo sfondo c'è soltanto il buio di quell'abisso che, quando lo guardi, in realtà scruta in te.

(08/10/2017)



  • Tracklist
  1. Unnatural Instinct
  2. The Conduit
  3. Submission Of Thoughts
  4. Slipping Away
  5. No Future
  6. Opium Den
  7. Deliverance
  8. Fake Disciples
  9. No Hope No Fear
  10. Disembarking Horizons
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