Benjamin Booker

Witness

2017 (Rough Trade) | soul, songwriter

Critico musicale in erba, negli anni del corso di laurea in giornalismo presso l'università della Florida, il ventottenne Benjamin Booker ha scoperto quasi per caso, dopo una tardiva folgorazione a New Orleans, di poter legittimamente entrare a far parte di quel mondo a lungo accarezzato con le sole parole scritte. Dopo un primo Ep folk-punk in bassa fedeltà, nel 2014 è stato l'esordio eponimo sulla lunga distanza, conficcato all'intersezione tra blues, garage e soul, a entusiasmare i colleghi di ieri, prodighi nell'accoglierlo tra le più fulgide promesse del panorama indipendente, ma anche quelli della nuova vocazione, affermate celebrità come Jack White o outsider come Courtney Barnett.
Una specie di salto nell'iperspazio - dal proprio piccolo mondo ai salotti televisivi dei vari Letterman, O'Brien e Holland (o lo studio della Third Man Records) - che ha causato una sbandata per certi versi inevitabile. Per ritrovare se stesso in una fase di profonda crisi d'ispirazione, Benjamin ha dovuto disconnettersi dal vortice di relazioni e presenzialismo, e trasferirsi per qualche tempo a Città del Messico. A sorpresa, la discriminazione razziale lo ha raggiunto anche là, ma ha avuto su di lui l'effetto di una rivelazione, generando la scintilla di una consapevolezza nuova. Con il ritorno a casa è arrivata quindi l'attesa opera seconda, "Witness".

"Right On You", il titolo inaugurale, sembra un inedito dei migliori Dirtbombs. Bei fermenti d'inquietudine sullo sfondo, in primo piano un ruvido blues urbano (geneticamente modificato alla maniera dei Black Keys) a riannodare subito i fili con il precedente lavoro. Ma il talentuoso rocker non impiega molto a chiarire che stavolta le coordinate saranno per forza ridefinite, e bastano un paio di mosse appena: "Motivation" fa spazio a un soul pure irrequieto e arrochito che tradisce il candore, l'apertura alla meraviglia del suo giovane interprete, in forza di un refrain semplice ma sufficientemente micidiale; quindi la title track, ospite la leggenda Mavis Staples, completa la trasmigrazione espressiva verso gli stessi animati lidi gospel della sua infanzia, liberando per intero il potenziale anthemico nella dote di Booker. "Witness" è stata salutata dal New York Times come un "ideale inno al pianoforte per il movimento Black Lives Matter", e in effetti sono proprio le puntuali riflessioni sul presente a mantenere un album dalle atmosfere sonore marcatamente retrò sul crinale di un'attualità sempre stimolante.

È da questo momento in avanti che il cantautore si muove sornione e carezzevole nel territorio di cui sopra, miscelando a piacimento i riferimenti, le evocazioni pungenti e i languori ombrosi, e riuscendo a trarre il massimo profitto da quella voce calda e insinuante, accesa a fiammate. L'andatura è piana, l'afflato serafico e confidenziale con rarissime accelerazioni ("Off The Ground") spese magari non sempre a proposito ma dall'indubbia generosità. Le esasperazioni garage o la pur preziosa sporcizia analogica, ad ogni conto, rimangono in questo caso un'opzione più che marginale, rimpiazzata in lungo e in largo dagli appassionati esorcismi tascabili in cui il Nostro si trova a spaziare, evidentemente, con tutta la confortevolezza del caso, per approdare in qualche occasione a risultati davvero coinvolgenti (lo struggente incanto di "Believe", plasmato ancora una volta senza forzare).

Tra i grandi meriti di Benjamin non va sottovalutato l'aver abbracciato formule per forza di cose risapute, avendo cura di non costringere la propria musica in calchi stilistici caricaturali. Nelle sue mani, anche grazie all'assistenza di Sam Cohen (già al lavoro con Kevin Morby e Pavo Pavo) e del più esperto Daniel Goodwin, la materia si conferma particolarmente vitale, increspata, intima e ardente a un tempo, e con superba economia di risorse lo vede dar forma a una sorta di ininterrotta preghiera laica, di traboccante umanità. In questo risiede il senso più profondo dell'essere testimoni, oltreché artisti in scena, ambasciatori di un ribellismo gentile e ponderatissimo, che non intende tacitare il proprio grido di dolore ma nemmeno si rassegna allo sterile idealismo di una litania priva di connessioni con la realtà, con le questioni sociali.
È questa, oggi più che mai, la forza di Benjamin Booker.

(19/10/2017)

  • Tracklist
  1. Right On You
  2. Motivation
  3. Witness
  4. The Slow Drag Under
  5. Truth Is Heavy
  6. Believe
  7. Overtine
  8. Off The Ground
  9. Carry
  10. All Was Well
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