BIG|BRAVE

Ardor

2017 (Southern Lord Records) | experimental, metal

È possibile che il nome di questa band lo abbiate già sentito, accostato a pesi massimi del suono estremo come Sunn O))) o Unsane (a cui hanno aperto le date dei tour) e altri gruppi legati all'etichetta Southern Lord Records. Più che una label, un'istituzione dal catalogo a dir poco di culto. Ma state tranquilli: i BIG|BRAVE non sfigurano accanto a queste realtà. Anzi: verrebbe da dire "brillano di luce propria", ma nella loro produzione, soprattutto nell'ultimo "Ardor", di luce non c'è traccia.
Così tra All Pigs Must Die e Earth, troverete scritto a lettere maiuscole separate da una linea sottile il logo di questo terzetto di Montreal giunto all'attesa terza fatica discografica. Il numero torna spesso in quest'occasione: tre sono i brani dall'alto minutaggio che compongono il nuovo "Ardor". La cover dell'opera è un ideale scorcio introduttivo: una fosca e impenetrabile superficie su cui si stagliano sottili graffi e segni bianchi. Fuso con quel nero, quasi impercettibile, appare il nome del gruppo e il titolo del disco. Nei BIG|BRAVE c'è una forte impronta artistica totale, non solo musicale, anche visiva: l'uso dei simboli, e basta dare un'occhiata a www.bigbrave.ca per constatare quanto il sito sia più vicino al portfolio di un fotografo.

Ad aprire "Ardor" c'è "Sound" e fin da subito contrastanti sensazioni ci avvolgono: se le chitarre e la batteria hanno come unico obiettivo l'afferrarti e trascinarti nell'abisso più torvo, la voce della frontman Robin Wattie - lo strumento più potente del gruppo - arriva come un'invocazione d'aiuto, un tentativo di risollevarsi dal disperato fondale. Rispetto ai lavori precedenti, si oscilla ancora di più tra - ingannevole - quiete e gli schianti della batteria di Louis-Alexandre Beauregard e le ondate di feedback della chitarra di Mathieu Bernard Ball. Una ferocia sonora molto probabilmente accentuata dopo i live con i Sunn O))), con cui non hanno condiviso solo il palco ma anche le monumentali amplificazioni. I richiami con il gruppo di riferimento del drone metal non finiscono qui: i passaggi iniziali della centrale "Lull" ricordano "Kannon 1", fino al cambio di direzione verso il post-rock più distorto. Il viaggio oscuro e impetuoso prosegue poi tra le inquietanti vette e le annesse depressioni della conclusiva "Barer".

La produzione è eccellente: il lavoro di Radwan Ghazi Moumneh (ovvero Jerusalem in My Heart) negli studi di registrazione Hotel2Tango di Efrim Menuck (vedi anche Godspeed You! Black Emperor) è come al solito impeccabile, capace di importanti aggiunte come il violino di Jessica Moss dei Thee Silver Mt. Zion e del controbbasso di Thierry Amar (vedi sempre Godspeed You! Black Emperor).
Giunti così alla terza prova i BIG|BRAVE delineano ancora di più i loro violenti e affascinanti tratti distintivi e si confermano come una delle realtà ed esperienze soniche più potenti in circolazione. Un ascolto impegnativo capace però di gratificare la vostra anima e lesionare i vostri timpani.

(25/01/2018)

  • Tracklist
  1. Sound
  2. Lull
  3. Boren


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