Bloody Beetroots

The Great Electronic Swingle

2017 (Last Gang) | edm, electro-rock

"Ho voluto togliere un po' di polvere dalla patina che oggi ricopre la musica elettronica e che negli ultimi anni ha prodotto tanta merda". Con questa dolcissima affermazione, Sir Bob Cornelius Rifo (alias di Simone Cogo) ha espresso i suoi intenti in un'intervista a riguardo dell'ultimo disco "The Great Electronic Swingle". Il dubbio che sorge spontaneo è: quale "musica elettronica" ha ascoltato il moniker mascherato dietro il marchio di Bloody Beetroots negli ultimi anni?
Onde evitare giudizi affrettati, lasciamo che sia il quinto album del producer di Bassano del Grappa a mostrare di quale musica elettronica stesse parlando.

Iniziamo con lo scremare il foltissimo staff alle spalle del disco: Youth direttamente dai Killing Joke, Jacopo Battaglia (ex-Zu), Perry Farrell dei Jane's Addiction e l'intera formazione dei Jet; dal mondo (melodic) metal, Anders Friden dagli In Flames e Tommy Lee dai Motley Crue; dal mondo (melodic) hardcore punk arrivano, invece, Jason Aalon Butler (letlive), Eric Nelly dei Foxy Shazam, Dennis Lyxzén dai Refused e i Gallows. Dinanzi a una sfilza di nomi di punta di un certo mainstream rock particolarmente duro ci si aspetterebbe un disco di pura energia, e così è difatti. Ma fin qui, nemmeno l'ombra dell'elettronica.
Quella non proviene dai collaboratori di Sir Bob, ma da lui stesso, accompagnato dalle influenze dell'amico e mentore Steve Aoki, dalla peggiore Edm in circolazione, da una valanga di band electro-rock e drum'n'bass che cavalcavano l'onda una decina di anni fa, con qualche ricordo della dubstep più rumorosa e datata.

"The Great Electronic Swingle", dunque, suona molto rock, ma l'elettronica alle spalle delle schitarrate e delle rullate di percussioni risulta sempre e costantemente uguale a se stessa, e la cosa è estenuante in un album di quasi venti tracce. La colpa non è delle influenze, dal momento che artisti come i più educati Zedd, KDrew, Boys Noize, ma anche i più caotici Skrillex, Blue Stahli, Celldweder e Pendulum, hanno sostanzialmente costruito un sotto-genere crossover di tutto rispetto. La colpa sembrerebbe ricadere proprio sulla produzione di un disco fatto ad arte per essere talmente coerente con il genere attribuito al brand Bloody Beetroots (che dal 2009 gode di un buon successo negli States), da apparire come un'unica canzone di oltre un'ora ripetuta in loop.

I brani si possono facilmente classificare in wannabe electro-metal e semplice Edm. Alla prima categoria appartengono il singolo di lancio "My Name Is Thunder" che ha tutte le caratteristiche di quei remix scadenti degli Ac/Dc reperibili in rete: bassi pompati al massimo, parola "Thunder" ripetuta qui e lì (senza strofe che si allontanino dalla sfera semantica dei fenomeni luminosi), passaggi solo per percussioni e voce, cui si aggiunge all'improvviso un muro di chitarre campionate per creare il classico effetto esplosione.
"Wolfpack" è una passeggiata attraverso i Pendulum di "The Island", che già suonavano sorpassati nel 2010; "Pirates, Punks & Politics" è il peggior modo di utilizzare la voce di Farrell, sepolta da un minestrone di effetti di deriva trap, riff elementari, ancora gli stessi bassi delle precedenti tracce e una batteria che dovrebbe apparire virtuosa (con un assolo nell'ultimo quarto), ma è solo ingombrante.
I Gallows, il frontman degli In Flames e Jason Butler firmano con Cogo la tripletta di brani che più vorrebbe protendere al metal ("All Black Everything", "Irreversible" e "Crash"), ma che - proprio a causa di quei maledetti bassi sempre identici - non riesce nemmeno ad avvicinarsi ai peggiori Avenged Sevenfold.

Sfortunatamente, nemmeno i momenti Edm danno qualche soddisfazione: il meglio dei dj set delle scorse edizioni di Tomorrowland confluiscono nelle varie "Enter The Void" (imbarazzante prova per la voce dei Foxy Shazam), "Hollywood Surf Club", "Invisible" e "The Great Run". I Chainsmokers e i vari remix discotecari degli ultimi Coldplay potrebbero tranquillamente essere il riferimento guida per interpretare questa parte più "dolce" dell'album.

Oltre qualche momento meno frastornante che ricorda le prime uscite firmate Bloody Beetroots, come i brani "The Day Of Locust" e "10'000 Prophets", "The Great Electronic Swingle" è senza ombra di dubbio il peggior disco di Sir Bob Cornelius Rifo. Sarebbe comprensibile come operazione commerciale se fosse giustificata da grandi numeri, che probabilmente un evento musicato dal producer riesce a racimolare più facilmente all'estero che in patria. Tuttavia, lo sforzo di non dire che la musica elettronica ha prodotto tanta merda negli ultimi anni si poteva fare. "A volte è meglio tacere...", diceva un certo scrittore inglese.

(31/10/2017)



  • Tracklist
  1. My Name Is Thunder (ft. Jet)
  2. Wolfpack (ft. Maskarade)
  3. Nothing But Love (ft. Jay Buchanan)
  4. Pirates, Punks & Politics (ft. Perry Farrell)
  5. Invisible (ft. Greta Svabo Bech)
  6. All Black Everything (ft. Gallows)
  7. Irreversible (ft. Anders Friden)
  8. Enter The Void (ft. Eric Nally)
  9. Future Memories (ft. Crywolf)
  10. The Great Run (ft. Greta Svabo Bech)
  11. Kill or Be Killed (ft. Leafar Seyer)
  12. Saint Bass City Rockers
  13. Hollywood Surf Club (ft. Mr. Talkbox)
  14. The Day Of The Locust
  15. 10,000 Prophets
  16. Drive (ft. Deap Vally)
  17. Crash (ft. Jason Aalon Butler)


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