Bomba Estéreo

Ayo

2017 (Sony) | latin-pop, electropop, digital-cumbia

Dimenticatevi di Luis Fonsi e J Balvin, gli attuali alfieri della musica latinoamericana in giro per le classifiche di mezzo mondo. Ben più di loro e del loro approccio semplicistico e tamarro alla materia, è nelle mani di altri personaggi la reale ridefinizione e il rinnovamento del pop (e non soltanto) dell'America ispanofona, il gruzzolo di esploratori dedito a rivoltare come un calzino le attitudini e le potenzialità del settore. Ora, di certo i Bomba Estéreo non sono proprio gli ultimi arrivati: in giro da oltre un decennio, con un sound evolutosi di pubblicazione in pubblicazione e un successo cresciuto in maniera similare, hanno saputo travalicare i confini della loro Colombia e approdare su platee importanti, avvalendosi anche del supporto di superstar internazionali. Quel che è certo, però, è che, al di fuori del circuito (più o meno allargato) di appassionati, il loro non è ancora diventato un nome davvero noto: si spera che con l'interesse crescente per i suoni provenienti dai Caraibi e dal Sudamerica, avvenga l'inversione di tendenza, dacché il terzetto capitanato da Li Saumet ha tutte le carte in regola per appetire a un pubblico davvero vasto, dalle tendenze di ascolto alquanto eterogenee.
Se “Amanecer”, primo lavoro per una major, aveva indicato la strada, adesso tocca ad “Ayo” raccogliere quell'eredità e portarla alle estreme conseguenze. Quella miscela che a partire dalla cumbia e dalla strumentazione colombiana ha progressivamente imbarcato psichedelia, electropop, reggaeton e quant'altro in un unico accogliente abbraccio, trova nei trentacinque minuti del nuovo album ulteriore slancio ed energia, non soltanto accentuando il dato elettronico della produzione, ma spingendo con forza sulla vitalità delle melodie e delle interpretazioni, in quello che a tutti gli effetti si configura come il prodotto più dance e diretto della compagine. L'ascolto rivela comunque anche altre sorprese.

Se è vero che i tre dominano con grande maestria i meccanismi pop e sono capaci di un'immediatezza melodica impressionante, non per questo rimangono prigionieri della faciloneria compositiva di tanti colleghi o ricorrono a escamotage fin troppo rimasticati. Anche quando il ricorso all'elettronica, a tratti pressoché esclusivo, non esalta particolarmente la fantasia e l'esuberanza della band (in questo senso “Money Money Money...”, una sorta di scanzonata critica moombahton al consumismo e alla corsa all'arricchimento, si perde in una melodia fin troppo svalvolata e manipolazioni vocali fuori contesto), ciononostante la stessa si muove con sufficiente autonomia da recare impressi i marchi della propria personalità anche nei passaggi meno a fuoco. Minore compattezza rispetto alla brillantezza di “Amanecer”, ma stessa esplosività e carattere, insomma.
A conti fatti, un pezzo come “Duele”, capace di far affiorare l'estrazione cumbia del progetto in tutto il suo splendore, potrebbe davvero essere considerato il brano-manifesto dei Bomba Estéreo, una riflessione sull'abbandono e sul dolore, in cui il battito hip-hop di base si arricchisce di scintillanti inserzioni di flauta de millo, colorate linee di chitarra e una splendida interpretazione di Saumet, raramente così appassionata e calata nella parte (l'immaginifico video che la accompagna lo trovate qui a lato).
Il dittico “Siembra” - “Vuelve, strategicamente piazzato a costruire una sorta di sipario per l'album, intensifica il carattere meticcio dell'opera, con la seconda in particolare a riprendere i temi melodici della prima (una speranzosa apertura dai toni ecologisti) e a tradurli in una lunga chiusura strumentale, in cui oltre al ritmo cadenzato, una chitarra in maggiore costruisce l'ossatura sopra la quale si muovono raffinate melodie di flauto andino, linee di violino e delicati inserimenti produttivi, tesi ad accentuare l'aura ottimista dei due brani.

Non che altrove si respiri aria troppo diversa; a variare piuttosto è il modo con cui viene declinata la vitalità straripante del terzetto, soprattutto l'incontenibile energia di Saumet, sempre eccellente nell'alternarsi tra canto e rap. Quando si preme sul pulsante del ritmo, in particolare, non ce n'è per nessuno. “Química” si avvale del contributo degli israeliani Balkan Beat Box per un mix frenetico di stacchi reggaeton e fanfare esteuropee (rintracciabili specialmente nel ritornello), dando lezioni di classe a tutti coloro che di recente si sono cimentati col genere. “Internacionales” parla di superamento dei confini che distanziano popoli e persone, attraverso una corporeità e una grinta espressiva che incorpora con estrema fluidità spunti afro-funk, sassofoni squillanti e un brioso alone electro di contorno, a perfetto corredo dell'esplosività interpretativa della cantante.
Il gioco potrebbe insomma andare avanti ulteriormente, a esplorare ogni singola trovata sonora e ad ammirare la strabordante positività del progetto, che non cede nemmeno nei momenti apparentemente più duri.

I Bomba Estéreo proseguono insomma imperterriti sul rinnovamento dei linguaggi della loro terra e sull'espansione delle possibilità del pop latinoamericano, in un tripudio di melodie trascinanti, di cadenze ballabili e di un invito costante, ma tutt'altro che opprimente, a prendere in mano le redini della propria vita, a riempirla di colore e risolutezza. Di questi tempi, di colore, e ancor di più di speranza, c'è davvero tantissimo bisogno.

(21/11/2017)

  • Tracklist
  1. Siembra
  2. Ayo
  3. Química (ft. Balkan Beat Box)
  4. Duele
  5. Amar así
  6. Money Money Money...
  7. Internacionales
  8. Flower Power
  9. Taganga
  10. Vuelve






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