Brand New

Science Fiction

2017 (Procrastinate! Music Traitors) | emo

Per molto tempo ho creduto che questo momento fosse destinato a non arrivare mai. Era da anni che il tanto atteso quinto album dei Brand New andava incontro a una serie di eterni posticipi, frutto dei problemi emotivi del frontman Jesse Lacey, nonché della nota maniacalità con cui la band affronta ogni nuovo lavoro in studio. I dischi dei Brand New sono talmente personali e sofferti che sembrano quasi togliere ogni volta un po' di vita, un po' di forza interiore, a Jesse e soci.
Chi conosce la band sa quanto sia reale il disagio espresso nei testi delle loro canzoni e quanto veemente sia l'impeto con cui viene veicolato. Per tutta questa serie di ragioni, ci sentiamo di dire che "Science Fiction" costituisca verosimilmente il capitolo conclusivo dell'avventura Brand New, un'avventura che ha marchiato a fuoco l'emo del 21° secolo come solo pochi altri (vedi My Chemical Romance) sono stati in grado di fare. "Science Fiction" è il finale sconsolato di una parabola che nel suo apice - "The Devil And God Are Raging Inside Me" - è sembrata quasi andare oltre le possibilità di espressione del malessere della contemporaneità.

"Science Fiction" è in giro da poco, per mezzo di una release rocambolesca e inattesa, ma suona già come se esistesse da tempo. Ci sono canzoni che mi hanno emozionato sin da subito, altre che probabilmente impiegheranno più tempo, ma la sensazione è di ascoltare un album che è già un piccolo classico (e il primo posto appena ottenuto nella classifica americana non può far altro che ampliarne l'eco di risonanza). Se parte dell'aggressività degli esordi si è in qualche modo smorzata, la band si è reinventata alla grande in composizioni di ampio respiro e dai toni più riflessivi, andando ad arricchirne la narrativa con field recordings, bozzetti lo-fi, che legano i vari brani in un unicum concettuale.
Ciò che potrebbe frenare alcuni dall'abbracciare appieno questo nuovo, sofferto, parto, è l'aspettativa di ritrovare un successore di "The Devil And God".
Ma, oltre a essere scarsamente realistica, una simile pretesa è anche poco generosa nei confronti dei Brand New che per forza di cose, a distanza di undici anni, è normale che si trovino in uno stato creativo diverso. Quella era una band all'apice del furore emotivo, capace di tradurre in spericolate cavalcate tutto un turbinio di sentimenti figlio di quei tempi. I Brand New di oggi sono una band più matura (non vorrei dire invecchiata, ma il senso, ahimè, è quello), forse anche più disillusa. Tale disillusione talvolta raggiunge picchi così negativi che, paradossalmente, pur essendo un lavoro di gran lunga più morbido rispetto ai precedenti, "Science Fiction" è quanto di più dark abbiano prodotto finora. È un disco notturno, liquido, intimista nonostante evochi spazi aperti. Il primo paragone che mi è venuto in mente è con "A Moon Shaped Pool" dei Radiohead, per il modo in cui riesce a onorare il passato della band in una veste più dimessa.

L'incipit di "Lit Me Up", una registrazione proveniente da una sessione di terapia psichiatrica, crea sin da subito un clima ansiogeno, per poi evolversi in uno slowcore funereo che in altri tempi sarebbe esploso in una deflagrazione alla "Sowing Season": qui invece c'è posto solo per una mesta rassegnazione. Già a partire dal primo brano ritroviamo tutti i temi cari a Lacey: i disturbi mentali, nonché l'eterno conflitto irrisolto con la sua educazione di stampo cristiano, che va a plasmare molte delle immagini evocate nelle sue liriche ("It lit me up and I burn from the inside out, Yeah, I burn like a witch in a Puritan town"). "Can't Get It Out" è forse il pezzo più autobiografico mai scritto da Jesse: se musicalmente si tratta di un brano emo melodico e diretto - tra i più vicini al concetto di singolo - il testo diventa l'occasione per liberare tutti i suoi demoni interiori: "I'm just a manic depressive, toting around my own crown. I've got a positive message, sometimes I can't get it out".
E se "Waste", con la sua atmosfera presa in prestito dal britpop, sembra voler lanciare un raggio di speranza, "Same Logic/Teeth" svela apertamente tutte le problematiche connesse alla depressione, come il rifugiarsi nell'autolesionismo per evadere dall'inferno mentale, e lo fa con una potenza e un'intensità degne dei loro capolavori. Sono tante le sfumature, gli spunti che potremmo elogiare, alcuni nascosti dove meno te lo aspetti, come nella coda di "Out Of Mana", una ninnananna sconsolata lasciata lì a spegnersi come l'ultima fiammella di luce accesa nell'immenso edificio della coscienza. "137" suona come un macabro incubo atomico, alquanto sinistro nel suo rievocare lo spettro di Nagasaki e la sfiducia verso un intervento divino. Diametralmente opposta, "In The Water" svela una dolcissima trama strumentale al mandolino, disegnando scenari insolitamente solari per una band umbratile come i Brand New.

È vero, "Science Fiction" non sposta alcun equilibrio, non copre nuovi territori, non sfoggia l'ambizione cui i Brand New ci hanno abituato, e questo potrebbe rappresentare una ragione di delusione. Tuttavia, nel suo essere così riconciliante e autoconclusivo, "Science Fiction" suona come il sereno commiato da una persona che abbiamo amato; e mentre le note conclusive di "Batter Up" vanno a lambire paesaggi post-rock, sembra quasi di vedere la mano protesa in un gesto d'addio e un infinito insieme di ricordi su cui tornare e ritornare, ancora un'altra volta.

(04/09/2017)



  • Tracklist
  1. Lit Me Up
  2. Can't Get It Out
  3. Waste
  4. Could Never Be Heaven
  5. Same Logic / Teeth
  6. 137
  7. Out Of Mana
  8. In The Water
  9. Desert
  10. No Control
  11. 451
  12. Batter Up
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