Brian Jonestown Massacre

Don't Get Lost

2017 (A Recordings) | psych-rock-pop

Appare sempre più evidente che Anton Newcombe non aspiri a ridimensionare la sua estroversa iperproduzione discografica, al fine di condensarla in tomi sonori più appetibili per l'intellighenzia critica. Come anticipato dall'autore in concomitanza con la pubblicazione di "Third World Pyramid", ecco arrivare a pochi mesi di distanza il nuovo album dei Brian Jonestown Massacre.

"Don't Get Lost" è un progetto ancor più coeso e intrigante, la mistura di shoegaze e pop del passato ha lasciato sempre più spazio a divagazioni psichedeliche e acid-rock. Distorsioni e uso endemico del wah wah non sono però il marchio stilistico della trance sonora dei Brian Jonestown Massacre, Newcombe tesse linee sonore malleabili e flessuose, zuppe di caos, droga e alcol, eppure amabilmente fugaci.

È l'album più kraut-kosmische che la band abbia mai realizzato, cadenzato da ossessivi loop ritmici e di synth che introducono l'ascoltatore in un viaggio tribal-psych ("Open Minds New Close"). Il suono è più vivido, diretto, quasi da jam-session live con l'elettronica che primeggia tra i vari tentacoli gettati a caso nel mare magnum stilistico.
Can, Kraftwerk, Pil, This Heat, Neu e gli amati Throbbing Gristle fanno la loro comparsa nell'album di ricordi che Newcombe sfoglia negli abbondanti settanta minuti di "Don't Get Lost", tra citazioni di Morricone era western spaghetti in chiave soul-dub ("Melodys Actual Echo Chamber"), atmosfere noir quasi metalliche costellate di drum'n'bass ("Ufo Psycheck") e malsane ballate in slow-motion ("One Slow Breath") che tessono una trama quasi cinematografica per un disco ricco di sorprese e colpi di scena.

All'attuale corpo stabile della band - Anton Newcombe, Ricky Maymi, Dan Allaire, Collin Hegna e Ryan Van Kreidt - danno man forte Emil Nikolaisen e Pete Fraser, oltre a una schiera di vocalist più nutrita del solito, formata da Tim Burgess, Tess Parks, Shaun Rivers e Freiderike Binert.
La ricca line-up contribuisce alla versatilità dell'insieme, che tra brillanti glam-rock in chiave dark ("Resist Much Obey Little"), sbarazzini elettro-etno-funk da rave-party ("Acid 2 Me Is No Worse Than War"), ballate pastorali con tastiere alla Mercury Rev e un briciolo di trip-hop ("Dropping Bombs On The Sun") e un inatteso jazz notturno da bordello accompagnato dal sax dell'ex-Pogues Pete Fraser ("Geldenes Herz Menz"), mette in campo una quantità enorme di spunti di discussione, sia per i fan che per i denigratori della band.

L'abile citazionismo, unito a un gusto sempre più da vecchia Europa, rende ancora una volta affascinante le divagazioni di Newcombe e soci.
Va sottolineata la sempre più intensa caratura della strumentazione elettronica: protagonista di ipnotiche e dissonanti melodie minimali ("Charmed I'm Sure"), ruvidi e ossessivi omaggi al passato più recente ("Throbbing Gristle") demoniaci raga intonati da moderne streghe ("Ich Bin Klang"), brani che nel loro apparente contrasto con i groove psych-rock tipici della band (la screamedelica "Groove Is In The Heart", il pop-dub in chiave western di "Fact 67" e il rock'n'roll in salsa garage di "Nothing New To Trash Like You") trovano la soluzione creativa per stupire ancora una volta, lasciando una piacevole sensazione di piacere fisico e spirituale.

(10/03/2017)



  • Tracklist
  1. Open Minds Now Close     
  2. Melodys Actual Echo Chamber     
  3. Resist Much Obey Little     
  4. Charmed I'm Sure     
  5. Groove Is In The Heart     
  6. One Slow Breath     
  7. Throbbing Gristle     
  8. Fact 67     
  9. Dropping Bombs On The Sun     
  10. UFO Paycheck     
  11. Geldenes Herz Menz     
  12. Acid 2 Me Is No Worse Than War     
  13. Nothing New To Trash Like You     
  14. Ich Bin Klang


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