Broken Social Scene

Hug Of Thunder

2017 (Arts & Crafts, City Slang) | indie pop-rock

I Broken Social Scene ritornano dopo sette anni con un album ispirato, compatto ed energico. Durante questo iato, i singoli membri del collettivo canadese si sono dedicati a vari progetti musicali, tra cui il secondo album per il leader Kevin Drew e un paio di dischi solisti per Leslie Feist. Riunita nuovamente dopo gli attentati di Parigi del 2015, come racconta Drew, in “Hug Of Thunder” la band esprime e rilancia l’insieme originale delle caratteristiche peculiari del suo indie pop-rock: il forte impatto sonoro, l’approccio emozionale, la complessa tessitura musicale costruita su solide figure di batteria e i preziosi arrangiamenti di cori, fiati e strumenti elettronici.

“Sol Luna” rompe cinque anni di silenzio introducendoci alle atmosfere delle dodici tracce che compongono il disco (tredici per chi acquista la versione in vinile). Nemmeno il tempo di “acclimatarsi” ed esplode in tutta la sua energia “Halfway Home”, brano emblematico che ha anticipato l’uscita del disco e che racchiude in maniera esplosiva il miglior sound dei Broken Social Scene: l’intreccio delle vocalità maschili e femminili, le melodie pop accattivanti, i refrain corali, gli arrangiamenti orchestrali e le trame di fraseggi delle chitarre in ritmiche spezzate dai controtempi. Attraverso la struttura impattante ritornello/strofa siamo subito travolti da un refrain cantato coralmente a squarciagola: “You said we’re halfway home/ You said survive/ You said we’re halfway home/ You said survive”.

Un album pieno bellezza e vitalità, nonché una reazione al pessimismo apocalittico di fine decennio, “Hug Of Thunder” si attesta tra i più riusciti episodi della discografia della band dai tempi di “Broken Social Scene” (2005, Arts&Crafts/City Slang). Feist partecipa attivamente co-scrivendo anche il brano scelto per dare il titolo al disco, “Hug Of Thunder”, e cantando “Stay Happy”, tra gli episodi più interessanti, grazie alla sognante intro pop anni Settanta e al groove minimale e intrigante. Brani come “Victim Lover” e “Please Take Me With You” ci riportano ai delicati passaggi musicali della band all’interno dei dischi, brani sospesi che allentano e dilatano il ritmo tipici dei dischi dei Broken Social Scene, come fu “Shampoo Suicide” per “You Forgot It In People” (2002, Arts&Crafts/Paper Bags).

Nella conclusiva “Mouth Guards Of The Apocalypse”, l’elettronica della prima parte della canzone richiama un immaginario sonoro connesso alla percezione del futuro (prossimo), nel caso del collettivo di Toronto un’utopia arcadica basata sulla presenza dei corpi che si fanno insieme comunità, hic et nunc, a differenza della sanguigna epica esistenzialista dei Do Make Say Think o dell’artificiosa profezia postmoderna di Timber Timbre. Il congedo dal disco e il ritorno ai rumori nel quotidiano è accompagnato, nella seconda parte del brano, dalla voce di Drew, che ci invita, nella maniera appassionata che lo contraddistingue, a cantare insieme a lui e alla band: “It’s you/ It’s me/ And it’s all we believe/ I’m trying for the living and I’m staying/ So I can leave”.

“Hug Of Thunder” è focalizzato sulla creazione di una tessitura sonora ben definita per ogni brano, che va a comporre una struttura complessiva incredibilmente ricca e allo stesso modo coerente dal punto di vista formale. Tutt’altro che confuso e sfrangiato come il precedente “Forgiveness Rock Record” (2010, Arts & Crafts), “Hug Of Thunder” ci fa finalmente gioire per il ritorno sulle scene del supergruppo canadese.

(10/12/2017)

  • Tracklist

1. Sol Luna
2. Halfway Home
3. Protest Song
4. Skyline
5. Stay Happy
6. Vanity Pail Kids
7. Hug of Thunder
8. Towers and Masons
9. Victim Lover
10. Please Take Me with You
11. Gonna Get Better
12. Mouth Guards Of The Apocalypse

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