Charlatans

Different Days

2017 (Bmg) | alt-pop

Sono passati solo due anni dal riuscito "Modern Nature" e i Charlatans hanno già realizzato e pubblicato un nuovo disco. "Different Days" vede la presenza di tanti ospiti di spicco, non solo alla batteria, dove lo scomparso Jon Brookes non è stato ufficialmente sostituito e la band si è avvalsa dei servigi di Pete Salisbury (Verve) e Stephen Morris (New Order), esattamente come nell'album precedente. Qui ci sono anche personaggi del calibro di Paul Weller e Johnny Marr, più un lungo elenco di contributori tra cui Gillian Gilbert degli stessi New Order, Kurt Wagner e Anton Newcombe dei Brian Jonestown Massacre.

Tutte queste ospitate si sono tradotte in un suono che riprende gli umori del disco precedente e ne amplia il ventaglio espressivo. Le atmosfere di queste nuove canzoni sono sempre autunnali e umbratili, non si spinge mai troppo sull'acceleratore e il timbro vocale di Tim Burgess si adatta a questa veste sonora che, evidentemente, alla band è piaciuta e continua a piacere molto. L'aspetto importante di questo nuovo album è che la band appare particolarmente in vena di cercare quanto più possibile di variare idee e soluzioni all'interno dei confini stilistici stabiliti due anni fa. Anche quel disco era piuttosto vario, in realtà, ma c'erano molti più punti in comune tra le canzoni, mentre qui ogni episodio ha un'identità più precisa rispetto agli altri.

Si comincia con la vena elettroacustica dell'iniziale "Hey Sunrise", si continua con una "Solutions" enigmatica dal punto di vista melodico e che gode di un arrangiamento dinamico grazie al modo in cui, sopra una base sonora realizzata col classico uso dell'organo, appaiono e scompaiono ulteriori tastiere. La title track parte serena, ancora grazie alle tastiere, ma più va avanti e più le chitarre, prima acustica e poi elettrica, fanno emergere tensioni inizialmente sopite; il singolo "Plastic Machinery" è la canzone più squisitamente rock prodotta dai Charlatans da molto tempo a questa parte.
Si potrebbe andare avanti a descrivere canzone per canzone, ma dovrebbe già essere chiaro l'eterogeneità di questo disco, le cui tracce sono ben collegate tra loro in modo che il tutto suoni come un insieme unitario. Interessante, a questo proposito, l'utilizzo di alcuni stacchi di spoken word, che aumentano proprio il senso di unità tra i diversi episodi.

Finora si è parlato di quanto i Charlatans si siano qui ben comportati dal punto di vista formale, ma anche guardando alla sostanza il disco è molto riuscito. Il songwriting, ormai, non è più ammiccante come un tempo, e ci vogliono alcuni ascolti per apprezzare melodie non immediatissime ma che sanno farsi largo nella mente dell'ascoltatore dopo alcuni passaggi; il suono e gli arrangiamenti sono elegantissimi, curati in modo maniacale e in grado di far letteralmente respirare le atmosfere; la voce di Tim Burgess è emotiva ed efficace e interpreta ogni volta nel modo migliore le vibrazioni delle singole canzoni.

In definitiva, i Charlatans sembrano aver trovato le coordinate stilistiche giuste per mantenere alta l'ispirazione melodica e interpretativa e fare dischi con un'evidente passione. Sicuramente gli amici che li hanno aiutati non avranno problemi a prestarsi ancora in futuro e questa nuova identità con un nucleo fisso e un bel gruppo di collaboratori attorno potrà ancora dare grandi soddisfazioni, a loro e a noi che ascoltiamo.

(05/06/2017)



  • Tracklist
  1. Hey Sunrise
  2. Solutions
  3. Different Days
  4. Future Tense
  5. Plastic Machinery
  6. The Forgotten One
  7. Not Forgotten
  8. There Will Be Chances
  9. The Same House
  10. Over Again
  11. Let's Go Together
  12. The Setting Sun
  13. Spinning Out
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