Chino Amobi

Paradiso

2017 (Uno) | hip-hop, alt-rap

Nato in Alabama, cresciuto in Virginia, ma di origini nigeriane, Chino Amobi debutta dapprima a nome Diamond Black Hearted Boy e poi a proprio nome con l’Ep “Anya’s Garden” (2015), ove inizia a stabilire il suo modus operandi di producer decostruzionista, con un impianto grandioso di anti-sinfonismo nel “Prelude” e il doppio flow liquefatto di “Roger’s Theme”. Primo vero risultato del procedimento è “Mountains Of Villeneuve”, colata abrasiva di sorgenti elettroniche, tempesta di pulsazioni industriali, folate radioattive, suoni concreti, droni elettroacustici.

“Airport Music For Black Folk” (2016), a parte il titolo, ha poco a che vedere con Brian Eno: sono piuttosto produzioni downtempo rarefatte, create a tempo perso, paradossalmente più vicine al periodo “Trans-Europe Express” dei Kraftwerk. Dopo qualche collaborazione d’affinità elettive (Dedekind Cut, Rabit, Johnny Utterback), il producer prosegue la sua estetica con lo spoken-word apatico accompagnato da una nuova infornata di rumore elettronico industriale di “Nymphieta II” e l’inceppamento elettronico di “Hard Stacatto”, contenuti nel mini “Minor Matter” (2017).

“Paradiso” è il suo primo parto di una qualche sostanza. Amobi assembla collage metamorfici che usano sorgenti disgiunte, disparate: voci di infanti in “Gænova”, una tempesta di mare in “Law 1”, trombe in “Blackout” (uno dei segni distintivi del concept apocalittico), fino a polli e galline nel rap strillato di “The Floating World”.
Amobi comunque dà una buona prova di composizione “istintuale”, soprattutto nella profusione caotica alla Nine Inch Nails di “Blood Of The Covenant”, che prosegue nel cerimoniale di “Negative Fire III” e nella cantilena gangsta di “Polizei”, aumentando a dismisura la scenografia tramite schegge, sparatorie, detonazioni. “The Failed Sons And The Daughters Of Fantasia” si muove tra sirene atomiche e un tappeto elettronico di campioni casuali, e altre intuizioni acute sono “Nikisi” (flow disintegrato da interferenze radio) e “Law II” (altro canto di bimbo che diventa decalamato in un incubo di dissonanze). Ci sono Residents e Foetus nella danza di morte di ruggiti e scratch di giradischi, soprattutto nella doppietta di “White Mætel” e nel suo culmine, e culmine del disco, la controparte “Narrative”, r’n’n onirico, maratona di synth misteriosi e lenti deformanti, e ci si esalta con “Dixie Shrine”, lamentazione di santone in trance.

A metà tra mixtape denso di sofisticazione sonica e album in forma d’embrione, sfilacciato e a volte anche pretestuoso. Molta gestualità e non una sicura consapevolezza nella creazione. Non si può comunque negarne meriti di una certa importanza: lo spazio acustico come uno spazio mentale, e di mente devastata dal degrado estremo dell’evo contemporaneo, un affresco - che tende al totale - di segni sonori quasi caotici, palinsesto sfinente di dadaismo della catastrofe. Ascolto insieme difficile, irritante, ispirante e allettante. Collaborazioni significative (Crampton, Rabit, Maul), pur sepolte sotto una coltre di “sirene, angeli, demoni, folletti, sacerdoti, ierofanti, mostri e contadini” (Amobi). Co-produzione con la sua NON Worldwide, collettivo di artisti africani.

(15/11/2017)

  • Tracklist
  1. Law 1 (The City In The Sea)
  2. Gænova
  3. Blood Of The Covenant
  4. Negative Fire III
  5. The Failed Sons And The Daughters Of Fantasia
  6. Blackout
  7. Antikeimenon
  8. Nikisi
  9. Eigengrau
  10. Law II (Demolition)
  11. Polizei
  12. White Mætel
  13. White Mætel Narrative
  14. Radical Zero
  15. Paradiso
  16. Law III (Adam)
  17. The Floating World pt. 1
  18. The Floating World pt. 2
  19. Dixie Shrine
  20. Kollaps
  21. End (The City In The Sea)
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