Clap! Clap!

A Thousand Skies

2017 (Black Acre) | world music, footwork, kuduro

Da Firenze all'Africa, dalle campanilistiche scorribande in fiorentino in compagnia dell'Mc hip-hop Millelemmi alle collaborazioni con Paul Simon: Cristiano Crisci aka Digi G'Alessio, aka Clap! Clap!, ha costruito nell'arco di una decina d'anni una personalità musicale tanto policroma quanto inconfondibile. Beat e testa, cuore e folclore; ritmiche incalzanti e spezzate che si fondono fitte fitte a synth futuristici e a una ridda di flauti, voci, saliscendi di kora, cori tribali che raccontano di cieli tersi e vento sferzante, e nuvole cariche di pioggia e fatiche e gioie e incensi. L'universo sonoro di questo talentuoso e navigato producer italiano racchiude questo, e ben altro.
Footwork, innanzitutto. Musica fatta coi piedi. E ad avercene, di un simile livello: come il vino migliore e più corposo, la musica di Clap! Clap! contiene grappoli provenienti dalla selezione più attenta ed esprime in tutto il suo ventaglio di gusti il calore umano della forza-lavoro che lo ha prodotto. Ma non solo. A impreziosire il qui presente "A Thousand Skies", secondo album in carriera e degno successore del magnifico e sottovalutato "Tayi Bebba" del 2014, è un ulteriore arricchimento fornito da sample estratti da ogni angolo del pianeta, spesso e volentieri indecifrabili a un primo impatto; un excursus terzomondista che coniuga a un approccio di fondo essenzialmente hasselliano soluzioni ritmiche tanto incalzanti, quanto stranianti. Il risultato è una sorta di lunghissimo trip esotico dai risvolti talvolta inaspettati.

Ascoltare "A Thousand Skies" è spalancare un atlante in cui paesaggi reali si mescolano a luoghi immaginari, e sentimenti intensi e imprendibili; emozioni rilassate per cui non avevamo un nome, stati d'animo variopinti che non ricordavamo più di avere, e che sgorgano dalle note assieme a immagini, colorate e vividissime, che prendono forma istante per istante dalle continue ricombinazioni del suono. Se Nico Vascellari ha scelto il Brasile e l'insolita fusione techno-batucada per agitare gli animi attraverso il progetto Ninos Du Brasil, Cristiano Crisci punta il proprio sguardo ancora più lontano, abbracciando praticamente tutti e cinque i continenti mediante un patchwork elettronico assolutamente unico.
Una favola, quella di una bambina che sogna un intero cosmo di nomi, caratteri, culture e costellazioni: un volo di fantasia dedicato alla figlia e nato per proseguire il viaggio dell'"isola celeste" del precedente "Tayi Bebba": è questo lo spunto iniziale dell'album. Che subito prende però contorni che lo distinguono dal predecessore. Più Africa, più contributi live, ma anche più Italia, più soul e più jazz: per le fonti dei suoi sample Cristiano ha scelto, rispetto al passato, un approccio meno "girovago" e più attento alle provenienze, concentrandosi da un lato sulle tradizioni del Continente Nero, dall'altro sul vasto patrimonio folcloristico dell'Italia meridionale. In "Discessus", brano che introduce il disco, troviamo il lamento di una vedova registrato sul campo nel Sud Italia dall'antropologo Ernesto Di Martino, altrove frammenti dell'archivio di Alan Lomax o campionamenti delle "pietre sonore" del musicista sardo Pinuccio Sciola, raccolti direttamente da Cristiano.

Nell'album spiccano poi le tante digressioni soul, più palpabili dove in gioco c'è la scelta oculata di qualche melodia vocale ("Nguwe", "Rainbow Coast"), ma in realtà reperibili un po' ovunque, "di traverso" come nelle creazioni di FlyLo, altro beatmaker visionario la cui formula appare - pur coi dovuti distinguo musicali e culturali - sorprendentemente vicina a quella di Clap! Clap!. Ad accomunarli non sono solo le radici Idm e hip-hop, la propensione al beat sfuggente di scuola J Dilla, la comune passione per l'elemento black (declinato anche e soprattutto in veste jazz: Cristiano ha dalla sua un passato da sassofonista, e amicizie importanti come quella col pianista fiorentino Nicola Giordano, che emerge nella splendida "Ode To The Pleiades"); soprattutto, ad avvicinare due musicisti tanto personali è la vocazione spirituale che neanche troppo segretamente emerge dai solchi dei dischi.
Ma se il fantasioso manipolatore losangelino mostra un'ambiguità di fondo caratterizzata da diverse anime, ciascuna figlia tanto della spiritualità di Alice Coltrane - di cui è pronipote - quanto di una certa imprevedibilità ritmica propria dei beatmaker di scuola Stones Throw, il buon Crisci tende a essere mediamente più coeso, amalgamando anima e corpo in un climax di globale divagazione sensoriale. E la conferma di questa efficace commistione risiede tutta in tracce come "A Thousand Skies Under Cepheus' Erudite Eyes", con John Wizard in totale supporto afrotronico.

"A Thousand Skies" è - come da titolo - un viaggio astrale, lo è soprattutto nel senso di volo spirituale, immersione in un mare di impressioni e conoscenze subliminali, correnti dell'anima che rapiscono e conducono sotto stelle che sono sempre state lì, ma mai si erano scorte o esplorate. Succede dunque che "Rainy Souls, Gloomy Future" o "Ar-raqis" siano, prima ancora che stratosferici esperimenti di black techno afrofuturistica, escursioni in territori spirituali assieme antichi e oscuri, attualissimi e luminosi. Prende quota una sorta di sciamanesimo post-moderno il cui unico scopo è auto-alimentarsi mediante un rituale ossessivo e purificante. È dunque lecito immaginarsi nel cuore di un improbabile party a metà strada tra Bamako e Ibiza ("Centripetal"), Durban e Bristol ("Rainbow Coast"), New Orleans e Kinshasa ("Elephant Serenade").
Mille di questi cieli!

(01/03/2017)

  • Tracklist
  1. Discessus
  2. Nguwe feat. Bongeziwe Mabandla
  3. Oriens. Oriri
  4. Hope feat. OY
  5. Ar-Raqis
  6. A Thousand Skies Under Cepheus' Erudite Eyes feat. John Wizards
  7. Ode to The Pleiades
  8. Betelgeuse's Endless Bamboo Oceans
  9. Witch Interlude
  10. Rainy Souls, Gloomy Futures
  11. Flowing Like a Snake in Ophiuchus' Arms
  12. Centripetal
  13. Rainbow Coast
  14. Elephant Serenade
  15. Ascension Psalm feat. HDADD
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