Claudio Lolli

Il grande freddo

2017 (La Tempesta) | songwriter

Che l’album vincitore della Targa Tenco 2017 sia potuto uscire solo grazie al crowdfunding è un tale paradosso da porre quasi in secondo piano quello principale: il fatto cioè che l'autore di “Aspettando Godot”, “Michel” e “Ho visto anche degli zingari felici” abbia dovuto aspettare 45 anni di carriera per ottenere il più prestigioso riconoscimento riservato ai nostri cantautori. Fatto sta che, senza il contributo decisivo dei fan su becrowdy.com, ci saremmo persi in un colpo solo un gran bel disco e il meritato premio a uno dei maestri storici della canzone d'autore italiana.

Per tornare a scoperchiare il suo universo poetico, Claudio Lolli ricorre al titolo di un celebre film di Lawrence Kasdan che divenne metafora dell’intero decennio 80. “Il grande freddo”, però, non è solo lo spunto per un nuovo ritratto generazionale agrodolce, venato dalla malinconia e dal disincanto. È soprattutto un condensato positivo di racconti di vita, nato sui tavoli grezzi di un'osteria, laddove a Bologna “si prendono le decisioni”. “Iniziammo a chiacchierare di calcio – ha raccontato Lolli - Fuori nevicava, faceva freddo. Mi venne in mente quel film di Kasdan e cominciai a raccontarlo. Tutti erano interessati, chiedevano precisazioni, raccontavano esperienze di carcere e di sopraffazioni. A un tratto fu chiaro a tutti: quelle chiacchiere si dovevano trasformare in qualcosa di meno effimero”.
Tutto il disco è giocato sul contrasto tra il freddo di fuori (specchio dell’indifferenza della società attuale) e il caldo di questa combriccola di amici, rifugio intimo, familiare, che Lolli ha voluto estendere agli stessi musicisti, recuperando il nucleo degli Zingari Felici: Danilo Tomasetta (fiati) e Roberto Soldati (chitarra), entrambi appartenenti al Collettivo autonomo musicisti di Bologna con cui incise lo storico concept-album del 1976.

Gli otto anni trascorsi dal precedente “Lovesongs” (2009) sono serviti al cantautore bolognese per mettere a fuoco una istantanea nitida dei nostri tempi, da una prospettiva matura, sconfortata ma serena al contempo. Come nei disegni dell'artwork - a cura dell'artista salentino Enzo De Giorgi - il tratto di Lolli resta leggero, senza cedere mai alle facili lusinghe del cinismo e della polemica politica, anche quando deve fare i conti con la fine di un'utopia collettiva di cui è stato protagonista e cantore: “Il fatto è che non sogno più e dovrei”, si autoaccusa tra i fiati sinuosi di “Non chiedere”.
Anche se la vita (così come la morte) “ha una guida sportiva”, Lolli canta sempre con voce soffusa, carezzevole, dissolvendo via via quel grande freddo che “si può sciogliere solo con le lacrime dei nostri furori”, come profetizza nella splendida title track, tra i morbidi rintocchi di piano e i fraseggi di sax, sempre raffinatissimi, di Tomasetta. Interpretazioni che si adagiano spesso in un talking morbido, scandendo le parole, sottolineando le melodie, fissando gli attimi, persino quando tutto scorre frenetico, proprio come ne “La fotografia sportiva” (trainata da un basso ipnotico e ispirata dal fotoreporter bolognese Roberto Serra).

Chi si è invaghito delle prodigiose aperture strumentali degli “Zingari felici” ritroverà quel gusto per l’improvvisazione, per il volo libero, ad esempio negli improvvisi, laceranti soli di fiati e chitarra elettrica che squarciano “400000 colpi”, in cui l’omaggio a Truffaut diviene il pretesto per una riflessione sulla solitudine (“da soli come quando arriva al mare Jean Pierre Léaud”). È il primo di una serie di personaggi disillusi, che devono fare i conti con questa condizione di isolamento: il combattente di “Sai com’è” (lettera postuma del partigiano Giovanni alla moglie Nori), “Gli uomini senza amore”, a passo di bossa nova, il “Prigioniero politico” (autoritratto elettrico in chiaroscuro) e le donne omaggiate con l’ironica “Principessa Messamale”, che riporta alla mente i lampi lirici di “Anna di Francia”, confermando l’abilità di Lolli nel saper descrivere come pochi l’universo femminile, in questo caso, attraverso le forme, forse un po’ flaccide, di una prostituta decadente, che ha messo la sua intera esistenza al servizio degli altri.
Si chiude con la combriccola lolliana radunata nel suo bunker, la sala d’incisione, a osservare un “Raggio di sole”, chiedendosi se si riuscirà mai a sconfiggere il grande freddo: un reading intarsiato dai fiati e dagli arpeggi della chitarra acustica, che conclude il disco nel modo più commovente (con tanto di citazione di De André: "Non so se tutti morimmo a stento"). Perché nessuno come Lolli sa che non ci sono mai risposte definitive, ma che se “è vero che non ci capiamo, che non parliamo mai in due la stessa lingua”, non c’è altra via d’uscita che recuperare i sentimenti perduti: “Quanto amore sprecato negli autobus, tra gente che potrebbe volersi bene” – come recita il geniale incipit del disco.

Impossibile, per chi ama da sempre Lolli, restare indifferenti a questo suo nobile, maestoso colpo di coda. C’è fierezza nel suo amarcord, perché, al contrario di Gaber, il bolognese è convinto che “la mia generazione ha vinto”. Abbattendo steccati, convenzioni, autoritarismi. Ma non c’è passatismo o rifiuto del presente nei suoi versi. Al contrario, si dichiara ad alta voce che “fermare il pressing pazzo dell’infelicità” è possibile solo “con la grande meraviglia della novità” (“La fotografia sportiva”). Anche perché “invecchiare va bene, sì, ma adulto mai” (“Non chiedere”).
Ecco, allora, che la lezione poetica di Lolli torna di bruciante attualità. Unica, per spessore, profondità e ironia, nel panorama – invero, non esaltante - del cantautorato italiano attuale. Forse, allora, non è proprio un caso o soltanto un premio alla carriera: quella Targa Tenco, sposata ai disegni naif di “Il grande freddo”, si abbina a meraviglia.

(14/07/2017)



  • Tracklist
  1. Il grande freddo
  2. La fotografia sportiva
  3. Non chiedere
  4. 400000 colpi
  5. Sai com'è
  6. Gli uomini senza amore
  7. Prigioniero politico
  8. Principessa Messamale
  9. Raggio di sole
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